Grande puffo

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Mi chiamo Giulia e ho otto anni. Vado in seconda elementare, ho molti amici e un fidanzato. La mia migliore amica si chiama Sara, lei ha otto anni come me ed è bella (come me.) Il mio fidanzato si chiama Marco, io lo amo tanto, anche se forse lui non sa di essere il mio fidanzato.

Mi chiamo Giulia e ho otto anni. Vado in seconda elementare, ho molti amici e un fidanzato. La mia migliore amica si chiama Sara, lei ha otto anni come me ed è bella (come me.) Il mio fidanzato si chiama Marco, io lo amo tanto, anche se forse lui non sa di essere il mio fidanzato.
La mamma dice sempre che sono una bambina intelligente e sveglia, capisco tutto; che sono bella e vado bene a scuola. Il mio papà ha una società dentro un capannone con tante persone. Anche se sono intelligente io non ho capito molto bene che cosa fanno, so solo che papà quando torna a casa mi porta tanti regali. Mamma non lavora, perché papà porta abbastanza regali anche per lei.
Il regalo più bello che il mio papà mi ha fatto è un peluche gigante: grande puffo. Alto quasi quanto me e morbido. Quando me l’ha portato ero felicissima, l’ho messo nel mio letto ed ho iniziato a dormirci tutte le notti. Io ho questa passione per i puffi perché me l’ha trasmessa mia mamma. Lei mi fa vedere i cartoni dei ‘tempi suoi’, dice che sono più belli di quelli di adesso. Grande puffo mio papà me lo ha regalato due anni fa. In questi due anni ci ho sempre dormito, e quando si riempiva di polvere e mi faceva starnutire lo davo a mamma che lo lavava. Due giorni fa è scomparso, non sono mai stata più triste. Siamo tornati a casa dopo una cena di lavoro di papà e non c’era più. Abbiamo controllato ovunque, perfino dentro alla lavatrice, magari mamma se lo ero scordato lì. Niente, dentro casa non c’era e nemmeno in giardino. Abbiamo chiesto ai domestici ma nessuno lo aveva visto. Io ho pianto tanto e mamma e papà vedendo che io ero triste erano tristi anche loro. Hanno fatto di tutto per ritrovarlo: hanno chiamato tutti i loro amici e tutte le persone con cui ne avevano parlato. Loro parlavano sempre del mio pupazzo nelle cene di lavoro, ed io ero tanto orgogliosa. Mi dicevano tutti:
– Ti piace grande puffo, vero Giulia?-
Ed io rispondevo di sì e raccontavo che ci giocavo sempre. Eccetto quando mamma lo lavava. Quando mamma lo lavava non lo vedevo per giorni, settimane, perché era grande e ci metteva tanto ad asciugarsi. Lei gli apre la pancia e lo mette ad asciugare con il cotone (la roba) di fuori.
Io questo non l’ho visto perchè non lo vedo mai grande puffo quando mamma lo lava. Lo so perchè gli amici di papà invece sì, loro lo vedono solo bagnato. Una volta li ho sentiti parlare con mamma:
– L’hai levata la roba prima di lavarlo?-
Il cotone dentro al mio pupazzo deve essere molto importante. Secondo me è un cotone particolare… secondo me lo hanno fatto dentro al capannone di papà. Dal capannone di papà partono tanti camion che vanno in tutte le parti del mondo e dentro ai camion ci sono mozzarelle. O meglio, mamma mi ha detto che ci sono mozzarelle ma io non le ho mai viste. Ho visto i camion e so che parlano sempre di quella roba, quindi per me dentro ai camion c’è il cotone, ma non ne sono sicura.
Insomma il cotone che forse producono nel capannone di papà e che sta dentro al mio grande puffo scomparso è pregiato. Pregiato vuol dire prezioso. Prezioso vuol dire ‘qualcosa che ha un grande valore o a cui tu dai un grande valore’. Questo me lo ha spiegato sempre mamma.
E siccome il mio grande puffo per me è prezioso perché me lo ha regalato il mio papà e lo hanno fatto con il cotone pregiato, allora lo dobbiamo ritrovare assolutamente.
La sera che è scomparso me la ricordo bene. Alla cena ho parlato sempre con Alberto. Lui è un amico di papà simpatico che mi fa tanti regali. Ad un certo punto della serata Alberto pure è scomparso. Tanto che papà ha pensato che fosse stato lui a rubare grande puffo perché è andato via all’improvviso e senza salutare nessuno.
Una volta a casa abbiamo chiamato Alberto ma non ha risposto. Sono due giorni che papà chiama Alberto e lui non gli risponde. Io ho detto a papà che Alberto mi pareva simpatico, che ci parlavo sempre, e non mi sembrava un ladro. Papà mi ha detto che non ci si può mai fidare delle persone.
Durante i due giorni passati mi sono ricordata che quando ti rubano qualcosa si chiama la polizia. Allora ho detto a mamma e papà di chiamare la polizia e loro hanno detto di no perché il peluche non è importante. E allora perché sono più tristi di me?
Mi sono fatta l’idea che mamma e papà sono tristi perchè non hanno più il loro amico Alberto. Sì, deve essere così, perchè più che interessati al mio peluche sono interessati che lui è scappato. In fondo io pure sarei triste se sparisse Sara. Con chi giocherei? A chi disegnerei il cuore con dentro scritto Giulia e Sara amiche per sempre? E se sparisse Marco? A chi darei tanti baci?
Sì, sono più importanti le persone. E allora ho deciso di essere un po’ triste anche io per Alberto.
Siccome quando spariscono le persone in America lo fanno sapere a quelli del latte e mettono la foto dietro alle confezioni, ho deciso di fare qualcosa anche io. Che mamma e papà non erano d’accordo con questa cosa io l’ho saputo solo ora.
Non posso chiamare quelli del latte e allora ho deciso di dirlo a più persone possibile. Ho chiamato tutti i miei amici e anche le maestre. Adesso tutti sanno che sono scomparsi Alberto e grande puffo.
Non pensavo che fosse una cosa grave, anzi. Volevo pure chiamare la polizia perchè Alberto è più importante del pupazzo. Ma mamma e papà hanno fatto una scenata come se fosse una cosa grave:
<< Giulia, quante volte ti ho detto che queste sono cose da grandi e non ti devi intromettere?>>
<< Sì, mamma.>>
<< E allora perché sei andata a dirlo in giro?!..>>
<< Perchè volevo aiutare, mamma!>>
<< Tu sei piccola, non puoi aiutare, devi lasciare fare a noi!>>
<< Va bene mamma, scusa.>>
<< Fila in camera tua!>>
Sono andata in camera ed è successa una cosa strana. Lì sul mio letto c’era.. grande puffo! Mi sono messa ad urlare e saltare, mamma e papà sono corsi in camera. Era tutto sporco e non aveva più la pancia ma era lui!! L’ho abbracciato e gli ho dato tanti baci pure se era sporco! Ero felicissima!!
Mamma e papà non erano tanto felici. La camera era tutta in disordine. Abbiamo controllato se c’era tutto ed in effetti mancava qualcosa: l’orsacchiotto Gino! Me lo aveva regalato proprio Alberto! Magari se lo era ripreso!Io ho detto ad Alberto quella sera che con l’orsacchiotto Gino non ci giocavo mai, era sempre pulito e a posto dietro a tutti gli altri pupazzi. Mamma e papà mi avevano detto di non toccarlo perchè lì dentro avevano nascosto una pietra grande grande e pesante che mi poteva fare male se ci giocavo. La pietra l’avevano chiamata.. diamante.

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