XXIV Salone Internazionale del Libro di Torino: “In questo Paese c’è voglia di mafia”. Nicola Gratteri e Antonio Nicaso al Bookstock Village

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Al Salone del Libro di Torino c’è una sezione dedicata ai ragazzi: il Bookstock Village, la cui iniziativa portante, curata da Andrea Bajani, quest’anno è stata Le parole del futuro.

Al Salone del Libro di Torino c’è una sezione dedicata ai ragazzi: il Bookstock Village, la cui iniziativa portante, curata da Andrea Bajani, quest’anno è stata Le parole del futuro. Lo scrittore ha scelto un gruppo di ragazzi provenienti da licei e istituti tecnici torinesi, ha parlato con loro e da questo periodo di confronto sono scaturite le quindici parole del futuro, quelle che secondo i ragazzi spiegano meglio il nostro tempo visto dai loro occhi: Futuro, Impedimento, Fiducia, Pantano, Me, Poverini, Svolta, Rivoluzione, Divertimento, Resistenza, Relativo, Denaro, Inquietudine, Femminile e Bellezza. Queste quindici parole sono diventate argomento di altrettanti incontri con ospiti che hanno dato il loro contributo per pensare un’Italia migliore.

L’incontro legato alla parola Impedimento ha visto protagonisti Nicola Gratteri, applicato alla Dda (Direzione Distrettuale Antimafia) presso il Tribunale di Reggio Calabria, e Antonio Nicaso, scrittore, insegnante di storia delle organizzazioni criminali in un’università americana e uno dei massimi esperti di ‘ndrangheta. Con loro c’erano Bajani e Lorenzo, uno dei ragazzi del Bookstock Village. L’ultimo libro scritto a quattro mani da Gratteri e Nicaso è La giustizia è una cosa seria (Mondadori 2011, collana Strade Blu), che tratta il tema dei procedimenti giudiziari, in particolare dei tempi e dei costi che oggi richiedono e impiegano. Credo che riportare direttamente qualche risposta dei due invitati, entrambi calabresi e quindi conoscitori del tema anche “sulla propria pelle”, sia il modo migliore per rendere l’efficacia delle loro parole.

Alla domanda introduttiva di Bajani: “Cos’è l’impedimento?”, Gratteri risponde: “Quando penso a ‘impedimento’, penso a qualcosa che viene dall’uomo, nella giustizia. La giustizia non funziona, almeno negli ultimi anni. Perché chi sta al potere non vuole che funzioni, non vuole che la scuola funzioni. Quindi vedo tutto questo esclusivamente come una volontà politica”.

E Nicaso prosegue: “Credo che l’impedimento sia voluto dall’uomo. Io sono uno storico delle mafie, insegno cosa sono le mafie. Credo che non sconfiggiamo le mafie perché non siamo aiutati dalla politica. Le mafie hanno rapporti con la politica, con le istituzioni, con i poteri forti, da sempre. In questo Paese c’è ‘voglia di mafia’. La mafia è l’unica che ha liquidità, che investe nell’imprenditoria, che serve agli imprenditori che hanno debiti e ricorrono alla mafia. La mafia è riuscita a superare i pochi ostacoli durante il periodo liberale, la I Repubblica. C’è stato qualche cambiamento a livello normativo dopo Pio La Torre, ma non basta”.

Lorenzo, il ragazzo del Bookstock sul palco con gli ospiti, chiede: “Quanto conta la cultura nella lotta alla mafia?”. Gratteri: “Ai ragazzi bisogna spiegare perché non conviene fare il camorrista. Dal punto di vista economico. Un corriere che trasporta cocaina guadagna 1000 euro per un viaggio Roma/Torino e li spende tutti una volta arrivato: in albergo, ristorante (di lusso) e prostitute. Il mafioso vuole sposarsi subito. Incontra una ragazza in un bar, ostenta mostrando 200/300 euro per offrire a tutti, lei cede lusingata, si sposano, hanno un figlio, più figli. Dopo sei/sette viaggi lui viene arrestato, si becca minimo quindici anni di carcere al netto degli sconti di pena e lei viene mantenuta dalla famiglia di lui, guardata a vista, non potrà tradire, non potrà divorziare, si nutrirà di psicofarmaci (nei posti a maggior concentrazione mafiosa risulta che si faccia più uso di psicofarmaci). Il picciotto di ‘ndrangheta ci entra da morto di fame e ne esce uguale. Solo il 10% dei mafiosi è ricco”.

Poi Nicaso parla di omertà. “Fenomeno che prima riguardava soltanto il sud mentre oggi al nord c’è più difficoltà a denunciare la ‘ndrangheta che al sud, dove si inizia ad avere un po’ più di coraggio. È come la metafora di Sciascia della ‘linea della palma’: così come le palme, da piante esotiche, troveranno nuovi terreni fertili verso il nord del pianeta su cui mettere radici man mano che il clima diventerà più caldo, così la mafia risalirà la Penisola”.

E Bajani chiede a Gratteri quali impedimenti concreti riscontri durante lo svolgimento del suo lavoro. Il magistrato fa un lungo elenco di ostacoli, burocratici ed economici che oggi potrebbero essere eliminati, ma pare che a nessuno interessi. “Ad esempio lo spreco di tantissima carta usata per i faldoni degli atti, per le notifiche: tutto potrebbe essere inviato tramite posta elettronica certificata, abbattendo così i costi della carta e delle ore di lavoro in cui gli agenti fanno i fattorini. Così si potrebbero recuperare anche queste risorse umane, che servirebbero in contesti in cui c’è carenza di agenti. Come i 200 magistrati che, fuori ruolo, fanno da consulenti ai ministeri. Mentre a noi mancano 1000 magistrati in organico. E allora perché non delegare questo lavoro ad avvocati, ricercatori, personale qualificatissimo? Perché i magistrati al ministero sono considerati ‘cinghie’. E non sono neanche ben visti dagli altri magistrati, perché hanno un posto ‘al sole’”. Gratteri prosegue sugli sprechi dicendo che c’è esubero di Palazzi di Giustizia, carenza di uomini e pochi soldi per mantenere il sistema. E le soluzioni secondo il Procuratore ci sono e sarebbero semplicissime da attuare. “Per informatizzare il sistema giuridico basterebbero un paio di giorni; si potrebbero installare pannelli solari su ogni palazzo di giustizia, su ogni carcere sfruttandone così l’energia; i detenuti dovrebbero guadagnarsi vitto e alloggio anche in carcere lavorando nei campi di lavoro, mantenendo così il proprio sostentamento e non passando dieci ore al giorno in cella davanti alla tv. La mafia ormai è un problema europeo. E la polizia giudiziaria italiana è la migliore, ma ha pochi mezzi. Berlusconi non è il problema; non ha fatto leggi contro la mafia, ma non ha neanche modificato in negativo quelle che c’erano. L’evoluzione tecnologica ci ha aiutati tantissimo nella lotta alle mafie. Le intercettazioni sono fondamentali. Sfido chiunque a dire che ha fatto una ‘bella’ indagine intercettando un capomafia. Nessuno vieterà mai le intercettazioni ai 416 bis. Ma le indagini migliori partono sempre dai pesci più piccoli, alcuni intercettati, per altro”.

Nicaso ha parlato anche dello smaltimento dei rifiuti in Italia e in Canada, dove gli appalti e le discariche sono controllati dalle mafie. Cosa che ai “piani alti” sanno bene. Ma lo scrittore stesso conclude dicendo che la mafia sta alla politica come l’acqua sta al pesce. L’una ha bisogno dell’altra.

Questo modo di approcciare e sensibilizzare gli adolescenti, aprendoli a un tema come la mafia, è diretto, fatto di esempi pratici. E Antonio Nicaso l’ha concretizzato in un suo libro del 2010, La mafia spiegata ai ragazzi.

Ho letto abbastanza di mafie, avevo già letto e ascoltato Nicola Gratteri e Antonio Nicaso. Ma mi è sembrato di assistere a questo incontro al Bookstock Village del Salone di Torino da una prospettiva diversa. L’intento era far capire al ragazzo perché “il gioco non vale la candela”, dal punto di vista economico e da quello della libertà, e alla ragazza perché sposare un mafioso è come condannarsi all’ergastolo. E gli esempi che usano Gratteri e Nicaso creano un’ottica che segna, indelebilmente, anche gli adulti.

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