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Banca Felix

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Il sig. Gerli stringeva sottobraccio il grande leccalecca a spirali rosse e bianche che aveva confezionato personalmente quella mattina. “Finalmente avremo un nuovo televisore”, pensava rigirandosi tra le mani l’opuscolo della Banca Felix.

Il sig. Gerli stringeva sottobraccio il grande leccalecca a spirali rosse e bianche che aveva confezionato personalmente quella mattina.
“Finalmente avremo un nuovo televisore”, pensava rigirandosi tra le mani l’opuscolo della Banca Felix.
L’aveva trovato nella posta qualche giorno prima, indirizzato, anche con una certa deferenza, proprio a lui: Egr. Sig. Carlo Gerli.
Era il giorno dell’apertura e per arrivare allo sportello aveva dovuto fare due ore di fila, prima sotto il sole cocente e poi nel gelo dell’aria condizionata.
“Ma davvero qui si possono depositare i ricordi felici?” chiese all’impiegato.
“Assolutamente”.
“E li supervalutate?”
“Esatto. E se sottoscrive il conto Super Felix ha il 2,1% di interessi in più per tutto il primo anno. Garantiti. Non vincolati. Senza tasse governative”.
“Allora avrei portato questo”, disse passando l’incarto sotto il separé di vetro.

Per testare l’affidabilità della banca aveva selezionato un ricordo di proprietà di Giacomino, suo figlio. “Non se ne accorgerà nemmeno”, pensò quella mattina mentre lo incartava.
Si trattava di un leccalecca comprato al luna park, qualche settimana prima. Giacomino lo aveva fatto cadere senza nemmeno riuscire a impiastricciarsi un po’ la faccia, o almeno colarselo sulla salopette nuova. Il sig. Gerli l’aveva ripulito e riaffidato alle sue mani, con grande gioia del piccolo.
L’addetto catalogò il versamento come episodio d’infanzia di tipo organolettico con scampato capriccio annesso. Lo inserì in una bella scatola colorata che spedì nel caveau e congedò il sig. Gerli, consegnandogli il suo corrispettivo: buoni acquisto per tutto quello che desiderava.

Tornando, il sig. Gerli si fece largo tra le persone ancora in fila. Alcuni spingevano carrelli pieni di ricordi e aveva visto, con i suoi stessi occhi, un camion scaricarne un intero carico sul retro. “Chissà quanto varranno” aveva pensato, guardando due cuccioli spuntare da uno scatolone.
A casa, ricompensò Giacomino con una carezza sulla testa e filò dritto da sua moglie.
Le sventolò la mazzetta di buoni sotto il naso: “guarda qui. Vuoi ancora cambiare il rivestimento del divano?”.
La sig.ra Gerli li prese al volo e, dopo una lunga spiegazione e un’altrettanto lunga trattativa, la famiglia Gerli, nelle persone del Sig. Gerli e della Sig.ra Gerli e del piccolo Giacomino per procura, si accordarono per utilizzare il Super Felix solo di comune accordo e con ricordi di poco conto.

Per il primo versamento la sig.ra Gerli rese disponibile il vestito a righe orizzontali delle occasioni importanti, che ormai non riusciva più a chiudere del tutto. Il sig. Gerli aveva selezionato le mutande con i pompon, ricordo dell’ultimo Natale passato con Zio Franco. Per Giacomino avevano scelto il primo episodio di “Fragolino Felicino”, il suo cartone preferito.
Festeggiarono il deposito con un nuovo tavolino per l’ingresso e una spesa che, scoprirono poi, non sarebbe entrata nel frigorifero.

Per fare delle sorprese alla moglie, il Sig. Gerli iniziò presto a rimpinguare il conto anche senza interpellare sua moglie, che comunque non disdegnava le novità che trovava in casa. Per il nuovo frigorifero, lei stessa aveva dato disponibilità di un ricordo importante ma, tutto sommato, sacrificabile: il primo rossetto che sua madre le aveva permesso di comprare.
Il sig. Gerli aveva iniziato a uscire prima dal lavoro per versare i ricordi. Le castagne calde davanti al camino scoppiettante, le domeniche dalla nonna quando ancora c’era, le chiavi della loro prima casa.
Quando lei era distratta, frugava tra i ricordi della moglie per scovare qualche nuovo attimo con cui alimentare il conto. Aveva smesso solo dopo aver scovato il ricordo di quello che la sig.ra Gerli, prima di diventare la sig.ra Gerli, aveva fatto con due suoi compagni di studi. Nei bagni dell’università. Contemporaneamente.
Quando l’impiegato si trovò quel ricordo davanti, fece un leggero colpo di tosse, limitandosi a etichettarlo come gioco di società.

La banca aveva premiato la fedeltà del sig. Gerli con l’upgrade all’esclusivo Super Felix Golden Memory Plus, vincolato a tre anni, ma con il 7,4% di interessi garantiti. Ormai il direttore lo conosceva personalmente. “Venga sig. Gerli, venga”, gli diceva accogliendolo nel suo ufficio.
In fondo, “perché conservare due copie dei ricordi comuni?”, pensava il sig. Gerli. Così, approfittando di una breve vacanza della Sig.ra Gerli e di una ditta di traslochi convenzionata con la banca, aveva organizzato un maxi versamento con cui aveva depositato, tra l’altro, il momento in cui si era inginocchiato per chiedere la mano della futura signora, quello della prima notte di nozze e quello della nascita di Giacomino, sano e con 1,3 kg in più del previsto.
Avrebbe custodito lui una copia di quei ricordi. “I miei basteranno per tutta la famiglia”, si disse mentre acquistava una station wagon per le gite fuori porta.

Quando sua moglie tornò dalla vacanza, il sig. Gerli la vide ferma davanti al citofono, indecisa su quale pulsante premere.
Le corse incontro e, coprendole gli occhi con la mano, la guidò nell’appartamento.
Mentre Giacomino leccava la gamba di una sedia, il sig. Gerli le svelò tutte le novità: il divano climatizzato, il maxischermo da stadio e il robot da cucina parlante. “È tutto nostro! E in appena tre anni avremo un altro 7.4%”.
“Sette. Punto. Quattro”. Scandì con entusiasmo. La sig. Gerli guardò quel bambino che assaggiava i mobili come fossero leccalecca, poi quell’uomo che sapeva essere suo marito, anche se non ricordava perché.
Un attimo dopo stava già ripensando a un paio di compagni di studi che, ne era quasi sicura, erano diventati ottimi avvocati divorzisti.
Peccato solo che non ne ricordasse il nome.

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