«Bisogna essere consapevoli di cosa si sta facendo quando si racconta una storia.»
«Quindi secondo te bisognerebbe già conoscere la storia che si vuole scrivere?»
«Non sto dicendo questo, non è solo una questione drammaturgica.»
«E di cosa, di stile allora?»
«Anche, ma non è ancora sufficiente.»
«Parli di talento?»
«Nemmeno quello è sufficiente.»
«Allora cos’è che distingue un vero scrittore?»
«Te l’ho detto, la consapevolezza. Uno scrittore, quando narra, non può prescindere dal fatto di possedere una propria grammatica del mondo, una grammatica che non è detto coincida sempre con quella degli altri.»
«Può essere, ma l’importante è che si capisca.»
«No, l’importante è che la storia sia universale. Quindi le domande da porsi quando si scrive, considerata la soggettività del linguaggio, sarebbero: Come posso ri-raccontare la mia storia, la mia versione dei fatti, in modo tale che ognuno possa trovare dentro un senso proprio? Qual è il punto in comune tra la mia storia e le vite degli altri? E come posso trovare me negli altri?»
Questa settimana i nostri migliori allievi che hanno seguito il corso Scrivere dialoghi ci raccontano le proprie storie…
Quell’attimo poco prima di lasciar andare; quel minuscolo istante prima di andarsene via, pronunciare, farlo davvero, la parola addio; e poi far esplodere tutto. Come affacciarsi a un balcone e di sotto vedere la vita così com’è stata finora: la vita normale… di Claudia Menziani




