“Scansati! Sei in mezzo alla strada!” mi urla quella simpaticissima donna a bordo dell’ingombrante auto grigia. “Se avevi tutta questa fretta potevi anche uscire prima” ribatto per salvarmi in corner e per non fare una brutta figura con mia figlia di otto anni che non aveva alcuna voglia di essere presa in giro dalla figlia di quella Maria che tanto si crede brava a guidare.
Lo so, non sono affatto l’incarnazione di un’autista ma almeno non mi diverto umiliando chi mi sta intorno. Se solo quell’esagitata sapesse la mia fobia da cosa deriva, di sicuro non avrebbe più il coraggio di comportarsi così. Avevo sette anni e mia madre mi stava accompagnando in macchina a scuola; aveva aumentato la velocità perché stavo per arrivare in ritardo e, un uomo che veniva a tutta velocità da un’altra strada perpendicolare alla nostra, urtò violentemente la nostra autovettura provocando una fatale ferita sul cranio di mia madre.
Da quel giorno ho sempre il timore di superare i trenta chilometri orari in macchina e presto sempre la totale attenzione quando mi trovo in strade affollate. Riflettendoci è vero che su via Dalmazia la mia velocità scende ai venti kilometri orari ma è anche vero che percorrendo quel viale mi imbatto in motorini che cercano in tutti i modi di superare il traffico passando in ogni minimo spazio, auto che dalle strade più piccole giungono a quella che cerco di percorrere, altre che cercano parcheggio ed una volta trovato mettono la freccia all’ultimo istante e così via.
Maria non sapendo della mia costante fobia di guidare a velocità eccessive, ogni volta che mi incontra deve sopportare la mia andatura fino a che non arriviamo davanti la Settembrini, dove posso lasciare la mia figliola e tornare a casa passando attraverso quella piccola stradina a senso unico che non procura disagio a nessuno. Quasi quasi, domani le taglio la strada e le racconto tutto. Magari si calma.
