Dopo il Dalai Lama come assaggiatore a Mastechef Australia, nel panorama “gastromaniaco” mondiale manca solo Maria De Filippi… per poco! Infatti è in caldo anche per lei un “nuovo” talent di cucina.
In che fascia oraria si piazzerà? Anche perché all’alba già c’è chi eviscera, lardella, flamba, glassa. E a notte fonda c’è ancora chi decora capcakes e chi riabilita ristoranti fatiscenti.
L’intera piattaforma, analogica e digitale, è consacrata al cibo:
chef-pluristellati-piacioni scagliano a terra pietanze “troppo anni ‘80” o chiamano “mappazzone” la parmigiana dell’aspirante cuoco; esperti di slow food promuovono la biodiversità e i cibi eco sostenibili a chilometro zero; giornalisti enogastronomici decantano gli aspetti estetici e organolettici; e orde di bambini si disperano per la malriuscita del gelato estemporaneo all’azoto liquido.
Coulì, vinaigrette, quenelle e ganache sono termini più pronunciati di pane e nutella.
Un “lessico famigliare” ormai, quello culinario. «Non fate sbrodeghezzi!», avrebbe detto – in qualità di giudice di Masterchef – il padre della scrittrice Natalia Ginzburg.
Già Roland Barthes definiva il cibo “sistema di comunicazione”, in quanto espressione di modelli sociali e dotato di grammatica: il lessico sono le materie prime, la morfologia è la loro elaborazione, la sintassi è la successione dei piatti e la retorica è la presentazione… Anzi, l’ “impiattamento”, quell’arte che non si pratica a dovere se non possiedi un Master in Architettura!
Per il compleanno vi hanno regalato il coppapasta? Ebbene, sarà punito chi lo farà impolverare preferendo i “mappazzoni” della tavola calda sotto casa.
