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FIATo sul collo di Ulderico Pesce

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Ormai non è una novità, ci si dovrebbe aver fatto il callo. Eppure ogni volta sale la rabbia.

Ormai non è una novità, ci si dovrebbe aver fatto il callo. Eppure ogni volta sale la rabbia. È un buon segno dopotutto; finché c’è indignazione vuol dire che in fondo in fondo c’è ancora speranza. Se non altro, di denunciare il fatto. E il fatto, nudo e crudo, è questo: il giornalismo è in agonia, e da un pezzo. A renderlo noto, una volta di più, non è qualcuno che fa parte in senso stretto del mondo dell’informazione. Questo è comprensibile, è raro trovare un malato in grado di diagnosticare da solo la propria malattia. È Ulderico Pesce, autore e attore dello spettacolo “FIATo sul collo” a parlare dello stato di salute dei mezzi di comunicazione italiani. “Il punto è – chiarisce l’artista – che i media sono in mano a pochi personaggi che detengono il potere. I giornalisti inoltre aspettano il rinnovo del contratto da quasi due anni, e molti di loro non vedono mai le loro firme sul giornale. Non esistono. Come si può far rispettare l’art. 21 della Costituzione in questo modo?”. Già, come si fa? Si parla di questi argomenti tra un Bambi di pelouche e vecchi modellini di macchine, elementi che fanno parte della scena dello spettacolo, al teatro Piccolo Jovinelli. Se la libertà di stampa, quindi di informazione non è rispettato negli spazi che le competono, deve necessariamente trovare sbocco in altri campi. E l’immediata conseguenza di questo movimento è che i confini diventano talmente sfumati da essere inconsistenti. Uno dei cavalli di battaglia degli spettacoli di Beppe Grillo consiste nel ricordare agli spettatori che, se tirano fuori il taccuino per prendere appunti quando parla sono loro ad avere un problema, non lui, che è solo un comico. Inutile poi ricordare i casi Luttazzi-Guzzanti, costretti a lunghi preamboli prima della battuta necessari per contestualizzarla. Nessuno avrebbe colto l’ironia, perché nessuno sarebbe stato a conoscenza dei fatti su cui si concentrava la satira. Non male per un paese democratico. Quello che fa Ulderico Pesce è portare sul palcoscenico storie vere mai finite sui giornali o già dimenticate, senza curarsi se il lieto fine ci sia stato o meno. Nel caso dello spettacolo “FIATo sul collo”, racconta dei ventuno giorni di sciopero cui hanno partecipato gli operai della Fiat Sata di Melfi – e non solo; a sostenerli sono giunti molti altri operai di altri stabilimenti Fiat. Pesce ricorda che a due anni da quelle proteste – che hanno ottenuto il riconoscimento di tutte le richieste – ci sono ancora dei procedimenti penali a carico di 17 operai. Informazione che si può trovare solo a teatro. Ovvio. Ma passi pure questo, non sia mai che si dia l’impressione di partecipare ad una lotta di classe. Che dire però degli argomenti trattati in altri suoi spettacoli, come “Storie di scorie” – prossimamente rappresentato a Roma – o “Asso di monnezza”? Nel primo viene affrontato il tema delle scorie nucleari che il governo Berlusconi aveva giustamente proposto di scaricare a Scanzano Jonico. Nel secondo si parla di discariche abusive e dei traffici illeciti ad esse legate. Non sono questi temi su cui l’opinione pubblica dovrebbe essere ben informata, per poi prendere consapevolmente delle decisioni? “L’Italia oggi ha una democrazia da ricostruire”, dice Pesce, facendo sfoggio di un dono della sintesi che farebbe invidia a qualsiasi giornalista.

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