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Le inconsapevoli virtù del dolore

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Il giovane filosofo Michaël Fœssel indaga sull’importanza del dolore e sulla sua indispensabile consolazione.

C’è stato un tempo in cui la consolazione non era solo un’abilità etica o una disposizione collaterale dell’anima, ma un’esperienza quasi vitale, una pratica necessaria alla sopravvivenza stessa dell’umanità. Michaël Fœssel nel suo ultimo lavoro “Le Temps de la consolation” (Éditions Seuil) ci ricorda che indagare il dolore e ricercare il suo inevitabile conforto, è sempre stato un dovere della filosofia, ben oltre la religione e la psicologia. Prima che la razionalità colonizzasse la coscienza e la comprensione della realtà diventasse un imperativo categorico, la sofferenza viveva nel pensiero filosofico, incapace di distogliere lo sguardo dalle fragilità umane. Ma la costante ricerca della verità ha allontanato la filosofia da ogni traccia di tristezza e di consolazione, ansiosa di immergersi nella rassicurante chiarezza: l’opera consolatoria è diventata così nociva al pensiero, quasi quanto l’irrazionalità. La rimozione contemporanea del dolore si è accompagnata alla perdita della consolazione, o meglio dei luoghi tradizionalmente deputati alla sua pratica: l’allontanamento della modernità dalla dimensione fideistica e la profetizzazione costante della morte delle sue divinità, ha reso l’uomo orfano dell’unica fonte istituzionale di conforto. La secolarizzazione, avverte Fœssel, ci ha resi inconsolabili di fronte alla perdita delle certezze e disperati di fronte alla distruzione, operata dalle nostre stesse menti, di chi poteva confortarci. Illusi dalla superiorità della coscienza e senza più figure consolatorie (reali o meno), siamo rimasti ad osservare il dolore, ansiosi di rimuoverlo rapidamente, come la psicologia ci ha insegnato. Eppure non tutto sembra essere perduto: la ricostruzione di un’etica della consolazione è un’attività non solo necessaria, ma vitale alla stessa condizione umana. Solo attraverso il conforto è infatti possibile superare qualunque tipo di dolore, personale o universale, e ristabilire l’indispensabile contatto con l’altro.

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