Lungotevere in Sassia, ore 00:15. Sono bloccato nel traffico, senza clienti. Alla mia sinistra c’è una lunghissima limousine bianca. Ad un tratto uno dei suoi finestrini oscurati (quello in corrispondenza del mio già aperto) si apre.
Appare il volto triste di una bella ragazza sui diciotto. Mi guarda, e io guardo lei. Ha lineamenti delicati, e qualche lentiggine sul naso e sugli zigomi. I capelli li tiene raccolti in una ricercata acconciatura e i grossi orecchini che porta devono costare molto. Dall’interno dell’auto arrivano musica da discoteca e grida eccitate di altri ragazzi, che però non vedo.
– La mia vita è proprio una merda – mi fa lei, all’improvviso.
– E allora cambiala – le faccio io, di getto.
Sta per rispondermi qualcosa, ma non fa in tempo. È appena spuntato il volto alticcio di un ragazzo, che le passa un bicchiere pieno di qualcosa, le da un bacio sulla bocca e poi la trascina in un altro scomparto dell’elegante macchina. Il finestrino oscurato resta aperto.
