Campionati mondiali di Artena

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L’area è grande più o meno cinquanta metri per settanta. Con l’asfalto fresco, l’avranno steso giusto da un paio di mesi e ha tutti i segni dei parcheggi con la solita vernice bianca.

L’area è grande più o meno cinquanta metri per settanta. Con l’asfalto fresco, l’avranno steso giusto da un paio di mesi e ha tutti i segni dei parcheggi con la solita vernice bianca. Sulla strada consolare non l’avevamo visto, è proprio dietro una curva ai piedi di Artena. Chissà perché hanno deciso di fare una festa qui. Forse per la comodità di mettere gli stand. Ne conto cinque e vendono le solite cose che si possono trovare ad una festa di paese. Limitano tutto il perimetro destro e l’ultimo della fila è quello con il fucile a piombini. Si spara e si vince qualche bestiola di peluche.
In mezzo al piazzale ci sono dei tavolini e poi iniziano un gran numero di sedie in plastica bianca tutte messe in ordine, e alla fine un grande palco rosso. Sopra si sta esibendo la Tiziano Bianchi band. Sono forti e hanno tutto un repertorio di musica popolare italiana.
Per fare lo scontrino al bar non c’è nessuna fila. Le persone non sono tante. Ci sono le coppiette della domenica grandi, medie e appena sbocciate. Ci sono quelli che si sono dati appuntamento lì tanto per fare qualcosa di sabato sera e quindi parlano tra di loro buttando ogni tanto uno sguardo al palco. Ci sono le coppie che ormai non parlano nemmeno più e se ne stanno sedute a vedere il concerto col loro vestito migliore e quelle che seguono i figli litigando con le nonne dalle chiome piene di lacca. Ci sono quelli che sono stanchi anche la domenica sera e con le mani gonfie intrecciate sugli stomaci gonfi, stanno addormentati sulle sedie. Ci sono anche un paio di supersantos che girano per il piazzale.
La festa quest’anno non è riuscita bene e quando sono arrivato le frittelle erano già finite. Ma c’è un compleanno però, uno che fa quarantaquattro anni e mangia noccioline con gli amici. Ogni tavolo è ricoperto da bucce di noccioline. Sembra più la sagra delle noccioline che quella delle frittelle. Allora mi arriva uno dei supersantos tra le gambe. Alzo lo sguardo e un ragazzino mi fissa:
– Aho te va de fa’ du’ tiri?
Io poggio la birra e gli ritiro la palla. Lui mi fa un sorriso e mi dice:
– Mi chiamo Fabio.- Poi continua, ma con la voce più sottile – Cioè Fabietto!
– Io Stefano. Come mai tu non giochi con quei ragazzetti laggiù?
– Ma chilli so’ tutti stronzi. Pensano de esse tutti campioni. Se vedono i mondiali e fanno finta de esse’ i giocatori.
– Ma qui la festa la fate così ogni anno?
– Ma sì. Te stai a rompe eh?
– Ma no, è pure divertente. La musica non ti piace?
– See la musica… Senti un po’ ma di che squadra sei?
– Della grande Lazio! E tu?
– E io della Juve.
– Ah.
– Stamo messi bene tutti e due st’anno.
– Ma la serie B non è poi così male dai. – Poi gli faccio un bel passaggio di tacco e lui mi chiede:
– Ma tu si per caso inglese?
– No, perché?
Lui mi fa un bel cross vellutato e mi risponde:
– Vai in giro con le ciabatte. Se mettono solo per anda’ al mare quelle.
Io mi guardo i sandali un po’ rovinati che effettivamente sembrano ciabattone da due soldi. Poi stiamo un po’ zitti e la tavolata del compleanno inizia a fare un brindisi dietro l’altro con dei bottiglioni da due litri di Romanella. Fabietto mi riguarda e mi chiede:
– Ma tu che ce sei venuto a fa’ qui?
– Per le frittelle. Dovevo scrivere della festa delle frittelle di Artena. Ma pare che sia arrivato tardi.
– Capirai e ce sei pure venuto. Ma non potevi annà a rimorchia’ a Roma.
– È per lavoro…

Fabietto si volta e mi presenta un suo amico. Si chiama Marco e ha il pallone dei mondiali. Glielo ha regalato il padre. Dice che con due dischi dei frullini da Antonio si riceve in regalo. Antonio è il ferramenta più grande di Artena, mi spiegano, e il padre di Marco è fabbro. Sul palco intanto la Tiziano Bianchi band attacca con “Lauretta Mia”.
– Ma che studi Fabie’?- Faccio e tutti e tre iniziamo a giocare a tedesca con Marco in porta che parte da più venti.
– Io faccio le medie. Quest’anno finisco e poi vado alla scuola di operatore meccanico co’ lu fesso.- e indica con un colpo di mento Marco, poi continua: – Ma tu che macchina tieni?
– Una Golf.
– Ma che l’ultima?
– Magari. Tre modelli dietro.
– La serie tre! È una gran macchina. Attento però che la ventola dà problemi. Quando vedi la temperatura dell’acqua che sale fermate subito se no è nu casino. Però co’ quella te ce diverti qui tra i paesi.
Giochiamo per un quarto d’ora in silenzio e io finisco in porta quasi ogni tiro. Per fortuna che c’è Marco che è più schiappa di me. Il concerto finisce. Io torno al bancone e mi prendo una birra. Fabietto dice che se ne deve andare. Ha un affare per le mani con Marco. Un paio di ragazzette pare. Così ci salutiamo. Io gli prometto che la prossima volta invece di andare lassù me ne vado a rimorchia’ e loro mi promettono che appena diventeranno meccanici mi faranno lo sconto perché sono simpatico e ho un bel destro.
Li vedo andare via con tutte le altre persone. Sui tavoli ci sono tante lattine e noccioline sparse accumulate insieme a fazzoletti stropicciati e piatti di carta. Gli stand hanno ormai chiuso le serrande. Anche quello col tiro a bersaglio a chiuso regalando un ultimo peluche ad una coppia di fidanzati. Lui si è piantato bene sulle gambe e in sei colpi ha fatto fuori sette palloncini. Un vero cecchino. Lei gli è saltata addosso e lo ha riempito di baci. Così adesso si abbracciano e si baciano per ultimi dietro tutta la folla in processione con un panda grandezza naturale di peluche. E i lampioni dalla luce fioca del piazzale fermano la scena che sembra quasi medievale.

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