In testa al box office francese, il capolavoro di Xavier Beauvois, Uomini di Dio, conquista – oltre al Gran Premio della Giuria al Festival di Cannes 2010 – anche la candidatura agli Oscar 2011 come miglior film straniero.
Nel monastero di Tibhirine, sull’Atlante algerino, un gruppo di monaci trappisti-cistercensi di origini francesi porta avanti la propria missione in armoniosa convivenza con il villaggio musulmano circostante. Fa da cornice una regione profondamente straziata dal colpo di stato e dalla violenza delle bande terroristiche.
In seguito all’uccisione di alcuni operai croati da parte di un drappello di integralisti islamici che caldeggiano l’espulsione degli stranieri dall’Algeria, la vita tranquilla della comunità viene sottoposta a un brusco turbamento.
Quando i monaci – affatto favorevoli al nuovo governo algerino – rifiutano la protezione armata da parte dell’esercito, vengono richiamati dalle autorità locali che intimano loro di lasciare al più presto il paese. Non è un caso la polemica innescata da un diplomatico del luogo che attribuisce alla colonizzazione francese la responsabilità dell’arretratezza dell’Algeria. Ciò per testimoniare la radicata persistenza di una tensione franco-algerina non ancora risolta. Lungi dall’indugiare su di un dissidio politico che resta confinato sullo sfondo, Beauvois vuole rappresentare quell’ideale di comunione e di scambio dialettico tra due religioni così lontane, eppure così vicine, il Cristianesimo e l’Islam. Prima di iniziare le riprese del film, il regista – che si definisce un miscredente – ha trascorso un periodo in un convento cistercense di Notre-Dame de Tamié per rendere più verosimile la trasposizione di questa vicenda straordinaria, eppure realmente accaduta. Rappresentando fedelmente i monaci presenti nel monastero dell’Atlante dal 1993 al 1996, Beauvois fa perno sulle figure del priore Christian (Lambert Wilson), e del frate Luc (Michael Lonsdale), un anziano che opera da cinquant’anni come medico gratuitamente, arrivando a soccorrere centocinquanta pazienti al giorno, nessuno escluso, neanche i terroristi. Sebbene i religiosi perseverino nello scandire le giornate con i canti, preghiere, lavori agricoli e meditazione in mezzo alla natura, l’interrogativo che ogni secondo li attanaglia è lo stesso: andarsene o restare? Dopo non rari momenti di panico, perplessità, dubbi, paure – perché il regista parla prima di tutto uomini, non di santi – maturano all’unisono la convinzione che la scelta giusta sia quella di restare in Algeria. E con questa scelta firmeranno la loro condanna a morte. Non c’è una vocazione al martirio quanto piuttosto la coerenza di continuare a praticare la loro opera di beneficenza, condensata nella metafora che una donna algerina pronuncia di fronte a padre Christian “Voi siete il ramo e noi gli uccelli. Se voi ve ne andrete, dove ci appoggeremo?”.
Lo stile del pellicola si mantiene sempre minimalista, scevro da qualsiasi ampollosità, severo ma nello stesso tempo modesto. La cadenza è lenta, pacata, contemplativa; lo sviluppo narrativo resta asciutto e misurato. Nonostante i tempi dilatati si ricorre a impennate che sfiorano il melodramma, peraltro funzionale alla narrazione, soltanto in alcune sequenze. Quella, commovente e suggestiva, in cui i monaci sono riuniti in un canto di preghiera mentre un elicottero militare turbina vorticosamente sopra il monastero; il rumore assordante stride con il suono melodioso del canto e insinua tra i partecipanti l’inquietudine per l’imminente pericolo. E nella scena dell’ “ultima cena”, in cui – complice il sottofondo de “Il lago dei Cigni” di Ciaikovskij e il vino rosso stappato da padre Luc – i monaci si abbandonano a un’intensa commozione seguita da uno scambio di sguardi che è il loro ultimo e irrevocabile saluto.
Infatti, nel marzo 1996 la GIA (Gruppo Islamico Armato) di Djamel Zitouni rapisce sette dei nove monaci (due riescono a nascondersi) e dopo due mesi ne rivendica l’omicidio. Nella sequenza finale, mentre i frati Christian, Luc, Bruno, Célestin, Paul, Michael e Cristophe scompaiono pian piano dall’inquadratura confondendosi tra la neve e la nebbia, fuoricampo ci accompagna la voce di Christian de Chergé che legge il suo testamento spirituale: “Grazie anche a te, amico dell’ultimo minuto, che non avrai saputo quel che facevi. Che ci sia dato di ritrovarci, ladroni beati, in paradiso, se piace a Nostro Padre, padre di entrambi“.
E’ un film che scuote gli animi e la sua forza sta soprattutto nella decisione di Beauvois di rinunciare alla chiave di celebrazione mistica dei personaggi. Nessuna velleità di beatificazione ma solo un’onesta e sobria testimonianza.
Titolo originale: Des hommes et des dieux
Regia: Xavier Beauvois
Genere: Drammatico
Paese: Francia, 2010
Durata: 120′
Produzione: Why Not Productions
Distribuzione: Lucky Red Distribuzione
Cast: Lambert Wilson, Michael Lonsdale, Olivier Rabourdin, Philippe Laudenbach, Jacques Herlin, Loïc Pichon, Xavier Maly, Jean-marie Frin, Abdelhafid Metalsi, Sabrina Ouazani
