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Girovagando quel tanto che basta…

di

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– Ehi mut sai che ti dico… che tua madre è una gran porca… Mut mi voltava le spalle quel tanto che bastava da potermi dare un diretto alla cieca.

– Ehi mut sai che ti dico… che tua madre è una gran porca…
Mut mi voltava le spalle quel tanto che bastava da potermi dare un diretto alla cieca.
– Ehi mut… cosa hai intenzione di fare. Come la risolviamo questa…
Lui si alza e si volta, con quella sua mandibola da scimmione.
– Vedi quello là giù bellezza? Di’ lo vedi?
– Certo che lo vedo zingaro.
L’uomo a cui faceva riferimento era appena entrato in bagno. Portava una pesante giacca Fay e sotto era incravattato.
– Gli faccio un servizietto al volo e andiamo a cena. Ti va bellezza?
– Certo che mi va sudicio zingaro… ma non hai le palle. Fammi vedere.
Lui fece la faccia da furbo e sparì dietro la seconda fila della gradinata.
La storia era venuta piano piano a galla e alla fine avevamo dovuto ammetterlo. Eravamo senza un soldo. Star Dust aveva fatto una brutta fine al secondo giro. Ma Mut voleva giocarselo a tutti i costi.
Io ero partito da casa con cinquanta euro, la giornata vuota e un libro di racconti di Mark Twain.
Appena uscito dagli spogliatoi lo vidì subito che non aveva fatto nessun servizetto. Però aveva rimediato da fumare.
– Dove l’hai presa quella zingaro?
– In giro… ogni cosa siete convinti che noi rubiamo… noi non rubiamo. Ho chiesto là, alla signora.
– Certo che sai il fatto tuo tu… quando ti pare tiri via anche le mutande… e quando… lasciamo perdere.
L’ippodromo si stava preparando alla terza corsa. Ma quella non l’avremmo seguita nemmeno pagando. Punzecchiando Mut avevo scoperto che gli erano rimasti i soldi a sufficienza per combinare qualcosa su da Settimio.
Quando arrivammo Mut rimase in macchina e io scesi a controllare. Quelli de La Storta gli avevano fatto il muso gonfio un paio di settimane prima. Ma il locale era vuoto. C’era solo Settimio con quel suo crocifisso al collo.
– Parlaci tu e punta tu. A me viene da ridere se lo guardo.- Fece Mut.
Settimio era un bravo cristiano. Ma aveva questa faccia da rana che faceva paura. Due occhi spostati ai lati e il cranio allungato in avanti in modo fastidioso.
Guardai bene le puntate da fare e le squadre. Il Milan veniva dato a uno punto trenta. La lazio a due punto venti…bisognava prendere una qualche decisione.
– Fatto…
– Certo che ho fatto.
– E lo scontrino dolcezza.
– Lo tengo io… tu porti male.
– E adesso?
– Adesso aspettiamo i risultati… andiamo a pescare.
Mut Mihai era un rumeno di Leorda. Io avevo passato l’estate a lavorare nel cantiere di mio padre e lui era l’unico che si ubriacava a pranzo. Era anche l’unico che leggeva. Era un esoterico convinto.
Da qualche tempo tentava di leggersi un libro su un pianeta che sarebbe dovuto apparire nel 2012. Pare che fosse una cosa seria, insomma che tutto il genre umano ci avrebbe lasciato le penne.
Arrivammo al Tevere e piazzammo le canne vicino al campo Rom della ciclabile. Lì si pesca ancora bene, prima che il fiume entri in città. Anzi si pesca alla grande, certo giusto i Rom si possono mangiare la roba pescata e Mut lo faceva, ma se si va a carpe e trota per sport si pesca alla grande. E gennaio poi non è un mese cattivo.
– Ho preso… ho preso.
– Ma che cavolo gridi… non hai preso niente scemo.
L’ultima bottiglia di birra era andata e un gruppo di Rom si era messo a pescare poco più in là. Buttavano le bottiglie in acqua e quelle prendevano il galleggianti di Mut. Ma a parte questo si stava bene e l’aria fredda in qualche modo ci scaldava. In fondo era da un paio di giorni che non vedevamo il sole per le piogge.
La radio in macchina la tenevamo bassa. Anche a Mut faceva schifo il calcio, ma qualche soldo per la cena ci serviva. Così rimanemmo lì un po’ assonnati a pescare.
– Che leggi dolcezza?
– Te l’ho già detto, si chiama Mark Twain.
– Che è serbo?
– Ma che serbo… E’ americano.
– Tu leggi da tanto quel libro…
– Se mi lasciassi in pace magari lo finirei.
– Allora è bello Mark Twain.
– Bellissimo e pescava molto più di te e me.
Segnò il Milan, poi il Catania pareggiò con l’atalanta. Poi l’Ascoli vinse a Messina.
Mut che aveva preso tre belle trote le ributtò e si mise cantare intorno alla macchina. Io non avevo preso niente, ma anche io andai con lui intorno alla macchina. Era fatta. Centocinquanta euro.
Chiamai subito un buon ristorante. Una roba seria dove se non si sta attenti si può spendere anche cinquanta euro a testa. Ma noi quella sera eravamo pronti a tutto.
Mangiammo tanto e bevemmo poco. Credo per via della felicità. Poi a fine pasto Mut riattaccò con Mark Twain.
– Raccontami adesso qualcosa. Una bella storia del tuo amico.
Così gli raccontai quello che ricordavo di Tom Sawyer.
– Bella storia… bella.
– Sono contento che ti sia piaciuta zingaro.
– Huckleberry Finn soprattutto lui. Sarebbe bello fare il pirata no? (Huckleberry Finn sognava di scappare di casa e fare il pirata)
– Già, io c’ho pure pensato su un paio di volte… ma alla fine come si fa…
– Già forse non è più tempo di fare i pirati.
Quando uscimmo l’aria non sembrava poi così fredda. Entrammo in macchina e decidemmo di andare a bere forte, tanto di tempo ne avevamo a bizzeffe.

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