Forse abbiamo sbagliato strada. Non ci ritroviamo. Eppure secondo il navigatore dovremmo essere ancora entro i confini della poesia. No, ecco. Svelato il mistero: abbiamo semplicemente perso le coordinate comuni. Qui, lo spazio/tempo è dilatato tra antico e moderno. Anzi, tra antichissimo e modernissimo. E’ curioso, infatti, trovarsi nell’acropoli megalitica di Alatri, esattamente sotto l’architrave della ‘porta dei falli’ (che sia di buon auspicio per tutti!), a parlare con Giovanni Fontana. Un ‘poliartista’ che la poesia, dagli anni Settanta, la divarica, la rovescia, la esibisce in ogni modo possibile. E, stando così le cose, non ci resta che andare fino in fondo…
Quale delle tue opere ricordi maggiormente? Per l’urgenza, le motivazioni, episodi che reputi fondamentali per la tua ‘carriera’ poetica…
Ognuno dei miei lavori nasce da occorrenze che non dimentico, se non altro per gli spessori di chi, di volta in volta, mi ha aiutato a varcare la soglia della pubblicazione. Certamente, però, il primo dei miei libri, Radio/dramma, ha rappresentato un momento fondamentale nella mia vita. Si trattava di una sorta di poema-partitura per battute visive. Fu pubblicato nel 1977 da Adriano Spatola nella collana Geiger sperimentale. Il libro fu materialmente stampato da lui. Conservo gelosamente una foto nella quale è alle prese con una piccola offset che sputa le pagine del libro. Erano i tempi del Mulino di Bazzano e di Tam tam. Quella pubblicazione ha segnato una svolta nella mia storia personale. Direi che è stata la piattaforma dalla quale ho varato i miei bastimenti fuori standard, senza verifica di stazza, per abbordare improbabili geografie in avventure plurali, verbo-visuali e sonore. In quei territori aperti all’interazione dei codici ho imbastito gradualmente le mie vicende performative, le mie avventure intermediali. Ma lasciami ricordare anche l’ultima pubblicazione: il volume Testi e pre-testi voluto da Paolo Berardelli per documentare la mia recente mostra antologica tenuta a Brescia presso la sua fondazione. Si tratta di una monografia che illustra un percorso ultraquarantennale tra parola, immagine e suono. L’opera contiene anche un cd audio con un’antologia di registrazioni 1968-2009.
C’è stata invece un’opera che avresti voluto pubblicare e che non è stata pubblicata o che ha avuto esiti editoriali difficili?
Un’opera, che nasce nel 1978 e che ancora non riesco a pubblicare, apparsa smembrata in qualche esposizione e di cui sono state stampate pagine qua e là in cataloghi, antologie, riviste, è Della simmetria dei corpi. Si tratta di un lungo poema verbo-visivo che indaga sulla teoria delle proporzioni di Albrecht Dürer, affrontando temi diversi: l’urgenza del gesto creativo, il corpo e lo spazio, la proiezione e il doppio, l’inganno e il tradimento, l’identificazione e la metamorfosi, lo specchio e il labirinto. Approfitto per lanciare un segnale agli editori.
Oggi, invece, il ‘laboratorio Fontana’ su cosa si concentra?
Attualmente mi sto muovendo in diverse direzioni. È il mio modo di lavorare. Non riesco a concentrarmi su un unico progetto. Sto chiudendo una raccolta intitolata Il corpo denso per Le impronte degli uccelli di Wilma Costantini, sto completando Questioni di scarti per la collana ‘ultra/corpi’ di Polìmata diretta da Massimiliano Borelli e sto ultimando la traduzione della raccolta dei manifesti di Pierre Garnier, teorico dello spazialismo, per Fermenti. Ho anche un progetto editoriale in Francia che dovrebbe compiersi entro l’anno, in tempo per la presentazione del libro al prossimo Marché de la poésie a Parigi. Come sempre, mi sto anche occupando di iniziative fuori dalla pagina. Sto mixando alcuni poemi sonori e sto preparandomi per i prossimi eventi espositivi, continuo il mio lavoro nell’ambito del gruppo di ricerca videografica e sonora ‘Hermes Intermedia’, con Antonio Poce, Giampiero Gemini e Valerio Murat, e, per quest’ultimo ho appena finito le registrazioni per una pièce elettronica, con spazializzazione del suono su ventiquattro canali, che sarà presentata a dicembre a Berlino. Ma forse il progetto più impegnativo, in questo momento, è quello di un’opera lirica intermediale alla quale stiamo lavorando in gruppo. Il lavoro, che prevede una complessa struttura musicale e un articolato intreccio di videoproiezioni, sarà rappresentato a Modena il prossimo anno. Denominatori comuni di questi progetti sono l’intermedialità e la mia disposizione a considerare la poesia scritta come “pre-testo” da dilatare in dimensioni spazio-temporali.
E’ cambiato nel corso degli anni il tuo modo di scrivere poesia?
Ovviamente la scrittura è in continuo movimento, come la voce del resto, ma devo dire che oggi i miei testi sono più adatti alla loro possibile messa in voce, alla loro messa in atto. Nel mio lavoro c’è sempre stata continuità tra testo e performance; ma mentre prima mi trovavo a dover adattare, di volta in volta, la scrittura alla voce e al suono, ora il testo nasce come vero e proprio progetto sonoro, contiene in sé il seme della successiva dilatazione spazio-temporale. Dal punto di vista vocale, e più ampiamente acustico, il mio riferimento tecnico è quello che chiamo “hypervox”. Si tratta di una nozione ascrivibile ad una vocalità sperimentale aperta all’esercizio bio-fonetico, ma anche mediata elettronicamente, che consenta di utilizzare in azione una “maschera elettrofonica”, dietro la quale il suono è articolato come uno degli aspetti fondamentali del linguaggio.
Immagina un modo o un luogo dove proporre la tua poesia…
Lo scenario ideale potrebbe essere quello di uno spazio ben attrezzato acusticamente. Per me è molto importante la qualità del suono. Come dicevo prima, nella mia poesia (ma in genere in tutte le forme di “poesia sonora”) la qualità del suono è un fattore fondamentale del linguaggio. Purtroppo, qui da noi non c’è grande sensibilità in questo senso. Dove si fa poesia di fronte a una platea, raramente c’è una buona acustica, né si hanno buone strumentazioni tecniche a disposizione. Talvolta si deve lavorare con uno straccetto di microfono da conferenze. Ecco allora che si è costretti a rinunciare alla performance sonora e si ripiega sulla lettura di riserva. Non che si debba lavorare per forza in un auditorium. Basterebbe, però, che gli organizzatori degli eventi si ponessero il problema, come se lo pongono quelli che si occupano di musica.
In ogni modo, al di là di queste considerazioni, devo dire che l’importante è cercarsi un pubblico, preferibilmente senza riserve mentali. Ogni pubblico ha un suo spazio. Ogni spazio ha una sua acustica. E ogni acustica ha la sua poesia. Ecco perché, allora, è importante avere un repertorio flessibile e disporre di un’ampia gamma di “maschere sonore”. Negli anni mi sono trovato a lavorare in teatri lirici e sale da concerto, in stadi e parchi, musei e antichi manieri, discoteche e balere, biblioteche e mediateche, scuole e università, carceri e ospedali, piazze, strade, vicoli, perfino in caverne e miniere, sul greto dei fiumi o in riva al mare, anche con i piedi nell’acqua. L’anno scorso ho fatto una tournée in Canada su un “carro di Tespi”, poco più che un carrozzone da zingari, facendo soste ad ogni angolo di strada. Ogni volta ho preso possesso dello spazio finalizzandolo al risultato della performance, ho anche rimodellato i miei testi e/o le mie “maschere” sulla base delle sue caratteristiche geometriche e acustiche.
In conclusione, il poeta è un ‘venditore’?
Il poeta, così come io sento di essere, è un dissipatore di energie. Credo molto nell’impegno di quegli “artisti nomadi”, sempre disposti ad approntare strategie creative che si oppongano fermamente ai sistemi asserviti agli interessi di gruppi di potere per i quali la logica dell’immediato profitto è al di sopra di qualsiasi altro valore. In questo senso, la tensione creativa degli “ambassadeurs” (per dirla con Julien Blaine) o dei “nomades” (per dirla con Richard Martel), nel/del mondo, può svolgere un ruolo fondamentale, sia attraverso lo scambio diretto, vivo e contaminante, sia attraverso l’allestimento di congegni materiali assolutamente gratuiti. Macchine celibi corporee.
Tutto ciò non esime dalle componenti narcisistiche e dal compiacimento di porsi come poeti. Anche qui si tratta, in fondo, di questioni di commercio. In ogni modo, su un versante più venale, c’è chi aspirerebbe, tout court, a vendere la propria poesia come merce. Si dà il caso, però, che il prodotto sia miseramente fuori mercato. Non riuscendo nell’impresa, ecco, allora, che, in molti casi, il poeta tende a vendersi direttamente. Del resto oggi il mercato dei corpi e delle menti è particolarmente fiorente. Basta darsi un’occhiata in giro. Escort a parte, politici e manager ne sanno qualcosa. La difficoltà di piazzare un prodotto si può facilmente superare facendo il diretto mercato di sé. Si trova sempre qualcuno disposto a comprare. Dalla poesia si passa, allora, all’intrattenimento, se non al gossip e all’asservimento giornalistico.
A questo punto, che dire? Siamo molto grati a Fontana di questa sua generosa e aperta riflessione. Così come del prezioso testo che ha voluto gentilmente regalarci. Grazie ancora.
sparo ventottesimo: pressing
[in sottofondo rumori di cantiere]
e dico
[dico
ma che voce è questa
che passa per accor [di [sot terranei
[o per acci denti provocati ad arte [?
è qui che le ricchezze crescono in numeri e in potenze
[dico di [licenze di [di senno [e d’in ter esse [mentre
da falansteri dico in [resse [resse di [sogni sprecati e
secchi [che accorano in calcine [
scommesse perdute di software riclassificati in rete [
in riddelettriche di [mistificante impatto [
: alluccano le pieghe del consenso [di senso in senso
per perdute commesse e plaghe [scon [scon nesse [& defesse [
genuflesse dico
[dico […
e dico che [le sfanciullate so [ben perdute [ora [sgomente
or mai ben ite rabbrividenso senso
& sanza lippe [o
cerchi [e cerchi [che cerchi [?
: dico delle poche speranze [anse con torte
ricorderete [certo [i
fragori-del-golfo-in-dissolvenze-di-titoli-di-coda [
: dico [e voi me ne darete in atto
che rabbrividisco accosciato d’angoscia e di missaggio
nelle macchie di sperma degli spot
nelle macchie di sperma degli spot
[sì
proprio com’in azioni a debito
com’in azioni a debito
in ulcere lucenti s’inebria il dito nella piega
[dramatico contrasto di diodi e consulenze [
[trust di brusii notturni e pizzi [dal fondo di stamberghe [
[oscure oscure occulte nel pressing [dico
[de responsabile et labile [deh lebile [o
tra il ber lusko e il brusko
ovvero ogniqualvolta che serici obiettivi [o
schizzati analisti danno gli effetti [me ne darete atto
: sulla crescita di titoli globali [insanguinati e solidali
[in che si miscidano [e meldono [?
[in che miscùlano latticulanti mìgnole rimesse [?
[e quanto inculano [?
[dico che basta
ai ceci delle mignatte programmatiche
[qui [teletransmattanti i quadri d’inf [horn [azione e ceneri
[qui [coazione virtuale su [telestridenti a [riposo di
ti dico che [riversano [de colli e sgozzi sulle spie dei fax
vi dico che [vi sono cazzamari [amari [di
ti dico che [quando [che amari si snippiola argumenti [da
sopravvivenze [a in vacca-vacca [di
sopravvivenze in traccia [trasferite di peso in peso [e
una tacca di gravido suspiro e fusco affanno [a
bordone [tu scendi dalle stelle [o re
su un carico di braccia [braccia [
e cosce e ventri [culi-culi e
le spalle aperte all’ummido del buio strammazzato [
: dico che [in-fundo-inundo [al basso [duemetrisottostrada
affanni e panni stesi sulla siepe spencolano faesite [e
guaiolano cani tutt’intorno [un corno [di
lamieresottosotto [slatto brandelli e li formatto in flash
[un back di archi [com’era al tuscolano [chi li ricorda [?
riavvolgo la memoria [dal
[quadraro agli ansiti brumosi [aspersi in mucchi
[scòrdati la storia [teneri e vio
lenti [che
ché sssss putano [a volte [tra volte sanza chiavi
[d’etern [it [ssssss [ully ssscempi
afff [lati [su sss [car [ti di tu [bercoli
[dico
gli stessi su sss [piri [in mater [asss o
aliti sss tracci [in coltri gregge [e sss tramacci [nodi di
lenzuola [la voce vola [
che con fondono teste con cuscini infanti [in-franti-in-canti
a quei riccioli impicciati impliccicano cuti
grasse [d’uovo [e cocchi-cocchi
dico di [fiocchi bisunti [s’impiccano pannelle alle mollette
[ora s’aggiungono pelli tinte [ch’accapponano a palla
[bambo-letti a colore con lo stesso mocciolo gettati sul
mercato
la lama di lampione scardina al sessantadue [dico sessantatré
che sul cinquantanove speso in passi [forse sposo a ritroso
sguardo con poca voce le
doghe scuci tu e t’infili luce nei denti delle ruspe
che impalano destini in black & white
martellando di sogni e di bis [ogni [ancora-come-allora
mantelli di comete [di [carta dico
e dico nella notte [dico [che vibra di fari di [can [tiere
vuote
rantola ferite sui volti denudati
[ora i colori sfidano gli affanni [e lo ridico
implosioni d’inganni
di capitani d’energia
di ghigni
Seiren. Sento dunque suono di Giovanni Fontana. Ascolta
Giovanni Fontana (1946). Poliartista, si occupa di intermedialità e di sinestesie. Poeta, scrittore di teatro e autore di romanzi sonori, è il teorico della “poesia pre-testuale”, scrittura in forma di “progetto poetico” da ri-testualizzare in performance come ultratesto trasversale, tessuto sinergico alimentato da polifonie intermediali. È invitato ai più importanti festival internazionali di poesia e di arti elettroniche in Europa, in America, in Oriente. È autore di scritture visuali e di incisioni fonografiche. Sulla poesia sonora ha pubblicato diversi saggi in Italia e all’Estero; tra questi si colloca il volume La voce in movimento (con allegato CD, Ed. Harta performing & Momo, 2003). Ha fondato la rivista di poetiche intermediali La Taverna di Auerbach e l’audiorivista Momo. Ha fatto parte della redazione di Tam Tam e del gruppo Baobab. Ha curato Verbivocovisual. Antologia di poesia sonora in CD-rom 1964-2004 (“Il Verri”, 2004). È redattore delle riviste internazionali Doc(k)s e Inter. È direttore di Territori, trimestrale di architettura e altri linguaggi. I suoi ultimi “pre-testi” sono raccolti in Frammenti d’ombre e penombre (Fermenti, 2005).
Ha scritto testi poetici per svariati musicisti, tra i quali Roman Vlad ed Ennio Morricone. Tra i suoi testi per musica c’è una nuova versione dell’Histoire du soldat di Igor Stravinsky. Attualmente fa parte del gruppo “Hermes Intermedia” con i compositori Antonio Poce, Giampiero Gemini e Valerio Murat
