Rita Borsellino: “La neve che oggi scende sulle macerie le avvolge come un sudario”

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A distanza di 11 mesi dal sisma che ha colpito l’Aquila, Rita Borsellino ha visitato la città colpita. Nell’occasione, l’abbiamo incontrata. Lei è venuta a visitare ciò che resta del centro abitato ormai deserto.

A distanza di 11 mesi dal sisma che ha colpito l’Aquila, Rita Borsellino ha visitato la città colpita. Nell’occasione, l’abbiamo incontrata.

Lei è venuta a visitare ciò che resta del centro abitato ormai deserto.
Avrei voluto venire subito a L’Aquila perchè penso che questa tragedia, come tutte le tragedie, debba essere vissuta in prima persona per poterla comprendere. Ma sono conscia del fatto che l’attenzione mediatica di una persona famosa avrebbe potuto distogliere dalle vere necessità. Non critico il grande movimento mediatico che ha interessato la città dell’Aquila in questi mesi ma penso che sia più adeguata la mia scelta di venire a vedere di persona adesso la realtà.

Che effetto le ha fatto camminare per le strade di questa città fantasma?
Ero già stata a L’Aquila diverse volte prima del terremoto per diffondere la legalità tra i giovani e ciò che mi aveva sempre colpito degli aquilani era il loro carattere gioioso. Oggi però camminare per ciò che rimane della città è un pugno allo stomaco. Tutti dovrebbero visitare L’Aquila perchè è proprio di questo pugno che tutti hanno bisogno per rendersi conto della situazione in cui oggi si trova il capoluogo abruzzese. La neve che oggi scende sulle macerie le avvolge come un sudario.

Anche lei ha vissuto la distruzione.
Sì, quando è stato assassinato mio fratello oltre alla sua vita sono stati distrutti 174 appartamenti. Qui a L’Aquila sono molte di più le famiglie che hanno perso tutto, ma attraverso la mia esperienza riesco a comprendere lo stato d’animo di chi ha vissuto questa catastrofe. Sono state fatte molte cose in questi 11 mesi ma non abbastanza. Ho visitato anche Assisi dopo due mesi dal terremoto che l’ha colpita nel 1997. Fu un esperienza molto forte anche in quell’occasione. Vedere la città puntellata in ogni suo vicolo fu molto duro. Ma Assisi era una realtà più piccola ed oggi ha ritrovato la sua normalità. Qua a L’Aquila c’è ancora tanto da fare e gli aquilani devono chiedere a gran voce che questo venga fatto nel rispetto delle regole e nel miglior modo possibile.

Cosa pensa delle strutture della protezione civile edificate per la cittadinanza?
In Italia purtroppo L’Aquila è ormai identificata con le immagini di queste abitazioni che gli aquilani chiamano “le casette di Berlusconi”, anche se di Berlusconi non sono. Il messaggio che viene trasmesso è che ormai tutto sia risolto quando in realtà nulla è ancora stato realmente fatto in confronto alle dimensioni della tragedia. Con quest’immagine si rischia di far passare il messaggio che tutto sia a posto quando ancora nulla di concreto per la ricostruzione è stato fatto.

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