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Preghiera in gennaio

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L’Homme qui donne du feu, L’Homme qui mèsure les nuages, L’Homme qui pleure et rit, L’Astronaute qui dirige la mer e L’Homme qui écrit sûr l’eau sono...

L’Homme qui donne du feu, L’Homme qui mèsure les nuages, L’Homme qui pleure et rit, L’Astronaute qui dirige la mer e L’Homme qui écrit sûr l’eau sono i cinque uomini di bronzo che adornano la napoletana piazza del Plebiscito, per il consueto appuntamento natalizio con l’arte contemporanea. Uno dà il fuoco, uno misura le nuvole, uno piange e ride, un astronauta dirige il mare e uno scrive sull’acqua. Le sculture, disposte sapientemente nello spazio urbano, si confondono tra i passanti e sottolineano l’architettura della piazza. Le statue sono opera di Jan Fabre, lo scultore, regista e scrittore belga che ha disposto nell’emiciclo del Plebiscito cinque delle sue opere più famose, create tra il 1998 e il 2006. Quattro sono autoritratti e una, posta su un terrazzo del Palazzo Reale, è il ritratto del maestro, raffigurato come un astronauta-direttore che dall’alto dirige il mare. Le opere, in esposizione fino al 18 gennaio, traducono un forte senso di ribellione e solitudine, ed esprimono la sensazione del ripiegarsi dell’uomo su stesso. “Pensare è comico, sentire diventa tragico. È questa l’essenza di un essere umano”, spiega Fabre. E il tutto sembra essere rappresentato in quel piccolo uomo al centro della piazza, alto di fronte all’orologio del palazzo, pronto per piangere e, allo stesso tempo, per ridere. Le sculture hanno un rapporto specifico con lo spazio circostante ed una forte valenza simbolica. L’uomo che scrive sull’acqua è immerso in una vasca, posta, insieme ad altre sei, dinanzi alla chiesa. Le tinozze, una per ogni giorno della settimana, assurgono ad emblema della purificazione e, allo stesso tempo, rappresentano delle tombe. All’interno di una, un doppio dell’artista scrive il segreto della vita. “Non bisogna mai smettere di credere nella bellezza, perché è la salvezza della società”,  è questo il pensiero di Fabre. E speriamo che l’armoniosa geometria della piazza e il luccicante dorato delle statue possano salvarci…

© Giovanni Barba
© Giovanni Barba
© Giovanni Barba
© Giovanni Barba
© Giovanni Barba
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