Giornalismi possibili

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Venerdì 19 gennaio 2007 si è svolto presso la Sala FNSI di Roma, in Corso Vittorio Emanuele 349, un incontro pubblico organizzato da Giornalismi Possibili. Un dibattito che si è trasformato in un viaggio nella realtà italiana per dimostrare che la creatività non manca,

Venerdì 19 gennaio 2007 si è svolto presso la Sala FNSI di Roma, in Corso Vittorio Emanuele 349, un incontro pubblico organizzato da Giornalismi Possibili.
Un dibattito che si è trasformato in un viaggio nella realtà italiana per dimostrare che la creatività non manca, così come non difettano le competenze alla base di progetti che riescono a raccogliere in poco tempo centinaia di utenti.
Giornalisti, blogger e animatori della Rete Italiana si sono confrontati per capire se in Italia esiste il Web 2.0 e come influisce nel mondo dell’informazione.

Venerdì 19 gennaio 2007- Ore 10.30.
Sala Congressi FNSI di Roma.
Sono puntualissima.

Il segretario di Informazione senza frontiere, Pino Rea, dà inizio all’incontro citando le parole di Dane Winer, ritenuto tra i pionieri di quelli che in molti definiscono il Web 2.0: “Internet è il Grande Disintermediatore. Dovunque si vada, sta eliminando il middle man, l’intermediario”. Dall’altra parte della “barricata” Conor O’Neill , tecnologo inglese, ci va giù pesante: “ La blogosfera ha ancora molto da imparare per quanto concerne profondità d’analisi. Parecchi blog del Web 2.0 sono degenerati in fanmagazine. Se ci fosse un redattore a dar loro un bel calcio nel sedere, farebbe un mondo di bene agli stessi problogger”.
Pino Rea manifesta la sua sorpresa nel riscontrare ancora posizioni così estreme, visto che, col passare degli anni, sono stati fatti molti passi avanti nella direzione di una contaminazione fra i due mondi, il giornalismo professionale e il cosiddetto giornalismo diffuso, termine che vuol fare riferimento a quel complesso di pratiche e opportunità che danno vita a una grossa fetta del web 2.0.
E’ ormai consolidata la fine del monopolio dell’informazione da parte del giornalismo con la maiuscola e lo sviluppo dei giornalismi possibili, anche se non tutti, soprattutto nel mondo del giornalismo professionale, lo accettano.
Secondo recenti studi del Media Center1 non sembra irrealistica l’idea che nel 2021 i cittadini arriverebbero a “produrre il 50% delle notizie attraverso il peertopeer, entrando in netta competizione con i tradizionali produttori di notizie”.
La rivoluzione tecnologica va avanti affinando gli strumenti per una progressiva condensazione dell’intelligenza collettiva e, parallelamente, va avanti anche il lavoro teorico e pratico sulla contaminazione fra giornalismo professionale e giornalismo diffuso, con una forte prevalenza dei tentativi di orientarne lo sviluppo verso ipotesi di una democrazia mediatica ricca e complessa.

L’intervento di Rea mi stuzzica una prima domanda: “come può essere possibile dare credibilità a delle notizie che vengono decentralizzate da saggezza popolare, social networks editing collaborativi o da giornalisti cittadini?” Mentre mi interrogo su questa faccenda, mi rendo conto che con l’intervento di Paolo Serventi Longhi, segretario della FNSI, qualche mia curiosità viene immediatamente soddisfatta.
“Si può fare giornalismo di grande qualità basandosi sulla tecnica “open source”, ossia prendendo idee tipo conoscenza diffusa, saggezza popolare, giornalismo dei cittadini e trasformarli in inchieste concrete, in reportage che riescono ad attirare l’attenzione proprio perché rivelano cose che prima non si sapevano: la notizia. Ad esempio, negli Usa, uno dei progetti più interessanti che si sta sviluppando nell’orizzonte del web di seconda generazione è il NewAssignment.net di Jay Rosen, in cui vengono condivisi dati con una loro identità che in seguito possono essere modificati e remixati da chiunque per uno scopo preciso”.

Sono molto presa dal discorso e non mi accorgo che accanto a me si siede un ragazzo in giacca e cravatta che apre velocemente il suo piccolo portatile cercando la presa più vicina per potersi connettere. La musichetta di Windows attira la mia attenzione, mi giro, forse con un’espressione un po’ infastidita e lui prontamente mi chiede scusa per il disturbo, ma continua a “smanettare” il suo apparecchio.
Ritorno a seguire il dibattito.

E’ la volta di Elisio Trevisan, consigliere professionale FNSI, che punta l’attenzione sul fatto che per cogliere l’opportunità della Rete bisogna essere coscienti dei pericoli. Il più grave dei quali è l’inedita e insana alleanza tra gli editori che vogliono fare i giornali senza i giornalisti e alcuni nuovi “guru” della rete che vogliono trasformare tutti i cittadini in giornalisti, con il risultato pratico di eliminare i giornalisti.
Per spiegare meglio il fenomeno ci illustra l’esempio di Patricea, una giovane free lance che vive e scrive tra Singapore e Bali. “Il suo sito è il suo posto di lavoro dove l’immaterialità della rete si trasforma in denaro, dunque in materialità. Non è una blogger e collabora con varie testate giornalistiche”. Trevisan a questo punto chiede a noi del pubblico se Patricea si può considerare una giornalista. “Probabilmente – si risponde – è più brava di tanti colleghi, ma quello che si vuole capire è di cosa si sta parlando e, soprattutto, per che cosa. Si parla di giornalismo e giornalismi possibili. Questo vuol dire interrogarsi su dove sta andando a parare questa professione e che prospettive si aprono per chi la esercita. L’informazione giornalistica è quella sostanza magmatica che rende possibile il vivere civile” – questa la sua definizione – In un mondo utopistico dove tutti considerano la libertà il bene più prezioso, secondo solo alla libertà altrui, l’informazione giornalistica potrebbe anche non essere indispensabile. Ma nel mondo in cui viviamo è quel motore che ordina la nostra capacità di discernimento e ci dà gli strumenti per agire, se è necessario, in difesa della libertà. Informazione è tutto quello di cui veniamo a conoscenza e che possiamo immagazzinare; informazione giornalistica è il motore che permette di dare un filo logico ai dati immagazzinati, di spiegare avvenimenti altrimenti sconnessi tra loro, di farsi un’opinione, di difenderla e, se del caso, cambiarla. “ABC” insomma sono le basi del nostro mestiere”.
Trevisan arriva così a dimostrare che in tutti quegli ambienti dove non esistono le basi siamo davanti a carta straccia. Ecco allora la risposta alla domanda che ha posto all’inizio del suo intervento: il lavoro di Patricea non è giornalismo.

Il tipo in giacca e cravatta, intanto, continua a disturbarmi con quel fastidioso ticchettio frenetico dei tasti. Non si cura minimamente della mia presenza e del fatto che metà della sala è vuota e potrebbe andare a fare i suoi comodi altrove. Tra l’altro a poco a poco, mi rendo conto che rivolge il monitor del pc nella mia direzione, sembra quasi che mi voglia far vedere cosa sta scrivendo. Io ignoro la sua esistenza…

Intanto Trevisan porta alla nostra attenzione un interessante progetto che stanno portando avanti Reuter e Sprinter in cui è possibile condurre un’esistenza parallela a quella reale in un mondo virtuale. Si chiama “Second Life” ed è un fenomeno che, a quanto pare, sta dilagando tra milioni di persone, e il fatto di dover reperire notizie, immagazzinarle e spiegarle per poter dare un senso avvicina le persone al giornalismo.

Ho segnato una frase molto colorita del discorso di Trevisan che mi ha fatto pensare all’attività che sto iniziando ad assaporare a piccoli bocconi: “per fare giornalismo bisogna sporcarsi le mani: di qualsiasi cosa si scriva, se si vuole che quel testo diventi giornalistico, bisogna saperne, e per saperne bisogna sporcarsi le mani, toccare la materia che si vuole raccontare e cercare di capirla, anche se con la mole di informazioni disponibile oggi è paradossalmente più difficile fare notizia”.

A rovinare questa bella immagine ci pensa il mio vicino, che per farsi notare mi dà una gomitata.
“Scusami ti prego, è che questi sedili sono così stretti!”
Conto fino a dieci, respiro profondamente e mi sforzo a recitare un sorriso come per dire: “Ma non ti preoccupare, che ci vuoi fare, la sala è così affollata, stai tranquillo, continua a disturbarmi quanto vuoi!”
Quindi conto altre dieci unità e mi faccio scappare un bel sorriso.
In sala ci avvisano che per la pausa pranzo la FNSI è lieta di offrire a tutti i giornalisti presenti un ricco buffet. Almeno per qualche minuto mi libero del mio rumoroso vicino.
Sembra quasi che si conoscano tutti.
Scambi di opinioni e risate riempiono la sala troppo grande per poter passare inosservata. Prendo il cellulare e faccio finta di chiamare, tattica infallibile per evitare domande. Poi decido di affrontare il nemico a testa alta, mi sistemo il foulard intorno al collo, abbottono la giacca e vado dritta al buffet per riempirmi il piatto che ho preso al volo.
Ed eccola puntuale la domanda: “Per quale testata scrivi?”. Mi giro, con un panino al salmone tra le mani, cercando la prima risposta e… mi rendo conto che è ancora il mio vicino.
“Scrivo per Omero!”. E questa mia risposta suscita in lui una sincera risata, che ovviamente attira l’attenzioni di altri.
“E chi sarebbe Omero?”
“Non sei un giornalista? Informati!”- Gli rispondo con tono da bacchettona e mi allontano. Il coordinatore della conferenza richiama l’attenzione dei presenti e invita tutti a riprendere posto.
Il mio vicino torna.

Nella seconda fase dell’incontro Antonella Beccaria, giornalista che si occupa anche di “stampa alternativa”, presenta un ampio dossier di interventi per dimostrare che anche in Italia c’è grande creatività e una forte maturità. Vengono chiamati al tavolo gli ospiti che illustreranno i loro progetti.
La prima è Donatella Papi con “Comincialitalia”: quotidiano on-line interamente partecipativo, in cui è il lettore a partecipare alla struttura stessa del giornale.

Mi sento tirare la manica della giacca, è sempre lui. “Se vuoi ti faccio vedere il sito di questa giornalista, così ti puoi rendere conto di cosa stiamo parlando”. In fondo questo tizio non è poi così antipatico. Ne approfitto e do una sbirciatina.
Si tratta di un quotidiano di politica, cronaca e attualità con più aggiornamenti al giorno e con rubriche, blog, sondaggi e audio-video che raccontano fatti e protagonisti in modo diverso.
La caratteristica della struttura che più mi colpisce è che la redazione è formata da cittadini che inviano commenti o post per contribuire all’ideazione del giornale.
“Mi chiamo Andrea, scusa per prima, non volevo affatto prenderti in giro. Ho visto il sito di Omero, è molto interessante”
“Tranquillo, nemmeno avevo capito che ridevi per me. Scusa ma l’intervento è interessante”- rispondo.
Tengo gli occhi inchiodati sul monitor per non vedere la sua reazione.

Papi, intanto chiude il suo intervento mettendo in evidenza il fatto che “Comincialitalia” è la sfida di organizzare insieme del materiale di qualità che faccia diventare il lettore giornalista e protagonista attivo dell’informazione.
Subito dopo Miki Fossati e Andrea Baresi discutono del loro progetto “Motomondiale.it” nato da pochi mesi. Spiegano che si tratta di un aggregatore tematico sperimentale che è in grado di leggere migliaia di blog alla ricerca di post in lingua italiana.
Faccio finta di stiracchiarmi e cerco di sbirciare nel monitor di Andrea.
“C’hai preso gusto eh?” e fa il gesto di chiudere il pc. Poi, però, lo rivolge dalla mia parte.

E’ un prototipo di programma dove vengono raccolti tutti i pensieri della blogsfera sui mondiali di Germania. In realtà non si tratta di reblogging (riportare il post intero), ma con un semplice link il programma rimanda al sito originario da dove è stato estrapolato il brano.
Gli interventi sono veloci e tutti molto interessanti, anche quello di Marco Palazzo e Stefano Massimini che hanno realizzato il laboratorio “2Spaghi” nato dall’esigenza di condividere uno spazio in cui si possano scambiare opinioni sui ristoranti di quartiere.

L’ultimo intervento porta al microfono Bernardo Parrella che ha lanciato la proposta, a nome di tutta la redazione di “giornalismi possibili”, di continuare nello sviluppo di un giornalismo on-line partecipativo maturo e dinamico che riesca a trovare un inquadramento editoriale con criteri di qualità.
“Pensiamo a un portale/aggregatore online (con eventuali rilanci periodici nel cartaceo) che non miri a competere con i siti dei giornali per l’attualita’, ne’ abbia la pretesa di coprire ogni grande avvenimento, ma che sappia spaziare nell’arco dei media mainstream italiani e internazionali, oltre che nel mondo online e nella blogosfera at large, per sintetizzarne al meglio i diversi punti di vista sugli eventi, offrendo contesto, molteplicita’ e approfondimenti.”
Pino Rea infine chiude l’incontro assicurando il pieno impegno in questo senso di tutto il gruppo di lavoro raccolto intorno a Lsdi. Posizioni in sintonia con quanto dichiarato in apertura dal segretario generale della Fnsi, Paolo Serventi Longhi, il quale ha dichiarato: “Il mondo dell’informazione online è in campo con gli stessi obiettivi del giornalismo professionale: fornire una informazione a tutto tondo, che sia moderna e di qualità”.
Guardo l’orologio e mi rendo conto che dall’apertura del convegno sono passate quasi sette ore. Mi sono volate. All’uscita mi informo se ci saranno altri incontri. Ormai qui tutti mi conoscono.

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