Pietrangelo Buttafuoco: “Andate fuori dall’Italia, dove ha più senso il flusso della storia”

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Pietrangelo Buttafuoco nasce a Catania, giornalista, firma del Foglio e Panorama, scrittore, nel 2005 pubblica per Mondadori Le uova del drago, nello stesso anno esce con L’ultima del diavolo, nel 2008 Cabaret voltaire "L’Islam, il sacro, l’Occidente", nel 2009 Fimmini.

Pietrangelo Buttafuoco nasce a Catania, giornalista, firma del Foglio e Panorama, scrittore, nel 2005 pubblica per Mondadori Le uova del drago, nello stesso anno esce con L’ultima del diavolo, nel 2008 Cabaret voltaire “L’Islam, il sacro, l’Occidente”, nel 2009 Fimmini. Conduttore e autore di programmi televisivi come “Sali e tabacchi”, “Giarabub”, “Otto e mezzo”, “Il grande gioco”, attualmente è presidente del teatro stabile di Catania.

Perché e quando hai deciso di diventare giornalista?

Quando mi sono ritrovato in grandi difficoltà nel fare il libraio in Sicilia. Ho colto l’occasione di fare l’abusivo a Napoli, presso un quotidiano e sono partito. dopo di che, facendo la dovuta esperienza, ho tentato di aggiungere lavoro a lavoro.

Le difficoltà, se ne hai incontrate, per diventarlo.

Sono riuscito ad avere il mio primo vero contratto alla veneranda età di quarantadue anni.

Fare tanti anni di gavetta serve a qualcosa?

Tutto serve, anche la bambagia. Da ogni esperienza se ne ricava un nutrimento. La gavetta mette a dura prova la pazienza. E la capacità di attesa.

Il talento è un bene o un male in questa professione?

Un bene. Magari s’intende che, sotto sotto, quelli di qualità poi, restano incompresi e disoccupati? Ci sono i disoccupati solo perché lo spazio commerciale dell’editoria s’è ristretto, altrimenti ci sarebbero vacche grasse.

Che significa libertà di stampa ed essere un giornalista libero oggi?

Solo retorica. Non significa niente a meno che non si voglia intendere che il giornalismo debba assolvere ad un ruolo politico. In quel caso, nel caso della capacità di manovra politica, il giornalismo diventa uno strumento a disposizione.

Sicuramente tu sei un giornalista atipico, non pensi che la maggiorparte oggi siano da “copia&incolla”?

Il copia e incolla è funzionale solo all’informazione di servizio: orari degli spettacoli, palinsesto tivù, tariffe ferroviarie e così via. Fino alle inserzioni. Impossibile fare il copia e incolla nel veicolare idee, copiate e incollate che siano.

Cosa pensi delle scuole di giornalismo?

Risibili. Inutili. Fabbriche di futuri disoccupati. Meglio chiuderle per non creare vane illusioni.

Tu sei anche scrittore, in molti giornalisti avviene questo passaggio, in te com’è avvenuto?

Nei libri si possono scrivere quelle cose che nei giornali non si possono manco immaginare. A maggior ragione quando si sconfina nella politica estera e nelle questioni filosofiche. Tutto qua.

Gaber diceva”il conformista e’ uno che  di solito sta sempre dalla parte giusta”. Tu da che parte stai?

Dalla parte giusta, naturalmente.

Perché ti senti così vicino alla cultura islamica e definisci l’occidente la vera periferia?

Sono siciliano e l’Islam è parte fondante dell’identità culturale cui mi nutro. L’occidente è periferia perché da un secolo ormai non produce più una storia che non sia sopraffazione, orba di qualsiasi aspirazione spirituale. E poi l’occidente non fa figli. e questa, per dire, è la sostanza.

Hai fatto anche tv, programmi non conformi, perché questa scelta?

Perché ho avuta la possibilità e l’ho colta. Infatti non posso più.

Pensi che la tv oggi abbia un potere determinante a livello di comunicazione?

Certo che ce l’ha. altrimenti non si scannerebbero per farla. nel disastro in cui versa la sinistra, per esempio, l’arcipelago televisivo dei Fabio Fazio, dei Michele Santoro e della grande informazione giornalistica consente a questa stessa sinistra di sopravvivere. Se non ci fosse tutto ciò della sinistra resterebbe solo un risibile residuale d’archeologia.

Che consiglio daresti a chi, come me, vuole diventare giornalista?

Andate fuori dall’Italia, dove ha più senso il flusso della storia e l’urgenza stessa del raccontarlo, il flusso.

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