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Massimo Cacciari: “La digitalizzazione dei libri comporterà grandi contraddizioni”

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ROMA – <<E’ un discorso antico, è dai tempi di Apocalittici e Integrati  di Umberto Eco che ci si fanno gli stessi interrogativi sul futuro del libro e sulla civiltà dell’immagine.

ROMA – <<E’ un discorso antico, è dai tempi di Apocalittici e Integrati  di Umberto Eco che ci si fanno gli stessi interrogativi sul futuro del libro e sulla civiltà dell’immagine. C’è però una prospettiva nuova: quella della digitalizzazione universale che molti stanno perseguendo in modo strategici. Per capire se il libro ha un futuro o no bisogna confrontarsi con essa>>.

Non fa panegirici o distopie ma ha le idee chiare, Massimo Cacciari, in merito agli effetti che la cultura digitale avrà sulla letteratura. Filosofo, accademico, politico di spessore, ex sindaco di Venezia, Cacciari è una delle voci più importanti nel panorama filosofico-intellettuale nostrano. E’ proprio in qualità di filosofo che ha aperto la “Fiera della piccola e media editoria” di Roma, che si tiene dal 6 al 9 Dicembre presso il Palazzo dei Congressi dell’EUR. A margine dell’intervento abbiamo avuto l’opportunità di fare alcune domande al professore.

Per Cacciari non c’è niente di nuovo nel discutere di libri e cultura popolare: <<Come il valore della democrazia di cui discutiamo tutti oggi è lo stesso dei tempi di Atene quando parliamo di libro in questi termini non facciamo che note a piè di pagina alle opere illuministi>>. L’obiettivo dell’illuminismo era rendere il sapere accessibile a tutti e il mestiere del libro sembra tuttora fermo a quello di due secoli fa. Viviamo nell’epoca di Internet, della biblioteca universale digitale e della digitalizzazione totale del sapere. Questi sono connotati rivoluzionari in termini tecnologici ma, secondo Cacciari, i valori sociali che discendono da queste nuove realtà sono gli stessi dei tempi di Kant: rendere accessibile il sapere. Assiologia conservatrice, tecnologia rivoluzionaria. Conservazione e cambiamento.

 

<<Lo aveva già detto Leopardi qualche centinaio di anni fa – continua l’ex sindaco –  quando parlava del mondo in breve carta. Sbagliava solo nell’individuare il supporto: ora abbiamo a disposizione uno schermo che può racchiudere tutto il sapere universale. E’ un sistema totalizzante: se in mano ho una biblioteca universale il resto è niente>>. La conseguenza di questo manuale finale è che il sapere diventa immediatamente disponibile. Accessibilità immediata alla totalità del sapere grazie a uno strumento. <<A questo punto però il sapere va a rientrare nella realtà virtuale, dove tutto è artificio e finzione. Le differenze si assottigliano e le diverse tematiche e argomenti diventano uguali. Così libri diversi appariranno indifferenti nella realtà virtuale dove vengono assorbiti>>. Ma è un processo democratico? Un percorso che ha a che fare con il nostro destino? Cacciari è piuttosto critico su questo punto: <<Questa della digitalizzazione del sapere è una prospettiva che molti stanno inseguendo in maniera strategica – precisa il filosofo –  si pensi all’operazione che Google ha in mente. Ma non solo, si pensi alla Cina, che vuole mettere disponibili gratuitamente online migliaia di volumi. Queste sono operazione che genereranno enormi problemi nell’editoria>>. E non solo, sembra di capire. Le conseguenze sono  anche per chi scriverà e chi leggerà. Nel tempo del manuale universale della scrittura chi scriverà lo farà introiettando una prospettiva di uguaglianza, utilizzando un linguaggio il più possibile globale: questo avviene già in ambito scientifico e accadrà anche in quello filosofico. La langue tende a diventare unica e questo influirà sui contenuti: pensare Leopardi in inglese è diverso dal farlo in italiano. Permarranno parole che caratterizzano diversi ambiti culturali ma la lingua sarà la stessa. Il lettore invece sarà limitato a poter navigare nella breve carta ma perderà il privilegio della ricerca: sfogliare i libri, andare in biblioteca, discutere davanti a un caffè. Percorre un cammino, ricavare dell’esperienza diversa rispetto al mero contenuto del libro sono connotati che tendono ad essere sostituiti dal navigare in rete.

 

<<Di certo non c’è da stupirsi – dice, sollevando un sopracciglio – il libro è l’ultimo prodotto dell’eliminazione della cultura orale. Con il libro permaneva tuttavia un rapporto corporale: il libro ha una fisicità, un odore, dei caratteri che lo distinguono e lo rendono unico, sempre. La cultura della digitalizzazione elimina anche questo: la nostra cultura tende ora verso la desomatizzazione>>. Queste sono agli occhi di tutti conseguenze epocali, ma nella sua orazione Cacciari si tiene ben lungi da dare un giudizio rispetto a questi processi: <<Queste considerazioni servono per capire se il libro va bene o no. L’accessibilità del libro è una vecchia prospettiva illuminista. Un conformismo sarà inevitabile, più la lingua sarà unica, più sarà così. Sopravviveranno parole, come oggi c’è la sopravvivenza del dialetto in certa letteratura: rimarranno nicchie della parola ma la lingua andrà uniformandosi>>. Ma è questa una prospettiva distopica? Cacciari la vede con occhio negativo? <<Non mi interessano questi attributi, non è ne positiva ne negativa, voglio cercare di comprendere come vanno le cose. Chi lo sa se sono negative o positive>>. Questo da filosofo ma da lettore cosa pensa? . << Guardi io credo che ci siano delle contraddizioni, questa è una prospettiva più ideologica che realista, perché ritengo che ci siano caratteri della nostra finitezza che non consentano un compimento di tale prospettiva. Così come per altri versi l’idea che regola lo sviluppo degli ultimi due tre secoli, di una crescita infinita, è anche essa una follia>>. Quindi ci sono risvolti politici ed economici in questo processo? <<Certo, quando parlo di cultura ne parlo in senso antropologico non in senso meramente letterario, è un discorso che riguarda tutti>>.

 

“Se vi credevate assolti siete lo stesso coinvolti”, verrebbe da dire.

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