Una fiction dalle molteplici personalità

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Debutta mercoledì 2 dicembre, su Mya, "United States of Tara" nuova serie in 12 puntate, ideata e scritta da Diablo Cody, premio Oscar per "Juno", e da Steven Spielberg

Debutta mercoledì 2 dicembre, su Mya, “United States of Tara” nuova serie in 12 puntate, ideata e scritta da Diablo Cody, premio Oscar per “Juno”, e da Steven Spielberg e prodotta dalla Showtime.

La protagonista della serie è Tara (Toni Collette), donna della periferia americana, sposata con Max (John Corbett), mamma di Kate (Brie Larson) e Marshall (Keir Gilchrist) e impegnata in un lavoro gratificante come quello di arredatrice di interni. Sembra il quadro di una perfetta famiglia americana ma non è così; Tara, infatti, soffre di un disordine dissociativo della personalità, e ha deciso di sospendere le cure, per cercare di capire meglio il perché della sua situazione. Questa patologia, in particolari momenti di tensione e stress, genera in lei l’apparizione di vere e proprie personalità multiple che si impossessano del suo corpo mettendo in subbuglio l’armonia di tutta la famiglia. E così Tara si “trasforma” nella teenager sessuomane T. oppure nel rude pistolero Buck fino alla casalinga perfetta Alice; situazioni che provocano forti stravolgimenti nella quiete domestica della famiglia.

Toni Colette, premiata come miglior attrice protagonista in una serie comica,   risulta davvero convincente e sorprendente rispondendo benissimo ad una prova di recitazione alquanto ardua interpretando le tante Tara. Come ha scritto Robert Bianco di “Usa Today”, “il talento della Collette è quello di tenere quattro personaggi assieme, e far sì che ognuno dei quattro sia allo stesso tempo un personaggio a sé, e parte dei quattro. Lo fa in maniera lodevole, è reale, toccante, divertente e mai o quasi mai spaventosa”. Una capacità, o comunque i quattro personaggi, rischiano però di diventare, alla lunga, un limite della serie: “I suoi altri sono caricature, e mentre le esagerazioni grottesche sono spesso la realtà nella vita reale, una serie drammatica richiede finezza”, scrive Alessandra Stanley del “New York Times”, secondo cui “lo show ha grandi presupposti e dei tratti tutto sommato toccanti come i personaggi, ma Tara è l’ultimo di essi”.

Un altro aspetto discusso, in positivo e in negativo, è la scelta del cast, ossia John Corbett (Max, il marito di Tara), Brie Larson (la figlia ribelle di Tara e Max, Kate), e Keir Gilchrist (Marshall, il figlio della coppia). Max, il marito, da un lato non si oppone al  difficile esperimento della moglie e dall’altro riesce con una tranquillità incredibile a gestire i vari alter-ego e a cercare nello stesso tempo di tenere unita la famiglia. I due figli, Kate e Marshall, subiscono invece la cosa in modo oscillante, scontrandosi o apprezzando le varie personalità della madre, mentre cercano di vivere la loro vita da teenager. Con Kate alle prese con un ragazzo più grande (con cui fa sesso) e con una grossa voglia di emancipazione dalla famiglia, e con Marshall che deve riuscire a comprendere meglio il proprio rapporto con la scuola e con se stesso. Come ha dichiarato il “Times”: “La Larson e Gilchrist balzano subito agli occhi, sono personaggi junoneschi, divertenti e toccanti in modi differenti: sono entrambi urbani, con la battuta veloce e di animo gentile”. Di parere completamente opposto “USA Today”, secondo cui i ragazzi “non si fanno mai notare se non come pura invenzione narrativa, come una sottotrama. Gilchrist è comunque affascinante e la Larson, se non altro, dimostra che Kate è una con gli attributi”. Quanto a Corbett, “il suo basso profilo è lo specchio perfetto degli atteggiamenti sopra le righe di Tara”, sottolinea Tim Goodman del “San Francisco Chronicle”.

In ogni caso, è la trama, la sceneggiatura, a rappresentare il cuore pulsante della narrazione. Secondo il “Chronicle” “questa è una serie che sì, tratta un soggetto difficile con humor e calore, ma anche da un punto di vista più fresco”. Basilare, quindi, è la storia; lo svolgimento narrativo. Ciò che accade, come viene proposto, il modo in cui le altre persone fuori dal nucleo familiare trattano Tara, tutto è perfetto, in una continua dissonanza e distonia. Non si può non immaginare l’imbarazzo e la difficoltà di una vita così. E anche quando si sorride lo si fa perché il tutto è coerente e non si trasforma mai in tragedia.

Il serial si presenta, quindi, come una commedia, anche se non si ride molto, se non a denti stretti; la fiction rappresenta, piuttosto, un affresco sulla difficoltà di convivere con una malattia potenzialmente invalidante in un mondo in cui i rapporti sociali si basano sull’immagine che si dà di sé stessi e che respinge il malessere e le difficoltà quali componenti naturali della vita.

Una fiction al femminile dove intensa appare la scrittura originale e anticonformista che decide di affrontare in modo aperto tematiche spinose come il sesso, la contraccezione, le pulsioni e le idiosincrasie delle donne. Una serie che, a parere di chi scrive, è in grado di conquistare per i suoi dialoghi curiosi e coloriti e per il suo stile pungente e mai banale. Una narrazione in definitiva lenta ma non noiosa perché si muove seguendo i ritmi della vita reale, anche quando è speziata da un evento così fuori dal comune. Una fiction assolutamente da vedere. Un progetto originale dalle potenzialità enormi.

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