In alcuni articoli dei numeri scorsi ci siamo occupati della trasposizione di una serie televisiva in un film per il cinema (Sex and the city), di film adattati per la fiction tv (Crash) o ancora di fiction costruite per due formati: quello cinematografico e quello televisivo. Nel mondo della serialità sta per accadere l’inaspettato. È di qualche giorno fa, infatti, la notizia che il telefilm “Fantasilandia” (tit. originale Fantasy Island) verrà trasformato in reality show. E così a Hollywood ne hanno inventata un’altra per tornare a sfruttare il successo di qualche serie cult del passato. L’annuncio è stato dato nel corso del Mipcom di Cannes, dalla Sony Pictures TV e da Mark Burnett, produttore britannico che ha esportato diversi reality negli Usa.
Come ha spiegato lo stesso Burnett: “Fantasy Island ha tutti gli elementi per diventare uno show di prima grandezza: location esotica, la realizzazione di sogni, una sceneggiatura emozionante”.
La serie andò in onda per 7 stagioni fra il 1978 e il 1984, traendo origine da un film tv del 1977, sul canale ABC. In Italia arrivò a metà degli anni ottanta e fu trasmessa su Canale 5 e Rete 4. Protagonista del telefilm, creato da Gene Levitt, è un’isola-vacanze in cui ogni settimana, due nuovi ospiti, pagando una quota di 50000 dollari, possono realizzare i loro sogni e desideri grazie a situazioni create ad hoc da un gruppo di attori. Ad accoglierli Mr. Roarke (l’attore Ricardo Montalban) e il suo assistente, il nano Tattoo (Hervé Villechaize). Non sempre però le cose andavano nel verso giusto e spesso di fronte a quel desiderio “fallito” si preferiva vivere la realtà.
Della cultura televisiva dell’epoca “Fantasilandia” rifletteva idee naif e realizzazione ai limiti del kitsch con una forte dose sadica e a momenti perversa. Fondeva in modo interessante due livelli apparentemente divergenti e contrastanti: l’inganno architettato in modo scientifico e il richiamo al sovrannaturale.
La serie originale venne girata fra la California e le Hawaii. Nel corso dei sette anni si sono avvicendate numerose guest stars che hanno preso parte ai vari episodi come Adam West, Bob Hopkins, Cybill Shepherd, Don Ameche, Geena Davis, Janet Leigh, Joan Collins, Linda Blair, Victoria Principal e Tom Jones. Nel 1998, poi, fu realizzata una serie omonima, con un cast completamente diverso ma senza successo.
Ancora non è ben chiaro come sarà strutturato il reality. Dovrebbero esserci, a quanto pare, dodici concorrenti che si sfidano per contendersi il ruolo di Signor o Signora Roarke: ad ognuno di loro, ogni settimana, verrebbe assegnato un desiderio/sogno da realizzare, e coloro che avranno svolto meglio il loro compito (giudicato dagli stessi destinatari del desiderio) rimarranno in gara. Gli ospiti, in mancanza di nomination e altre amenità, dovranno valutare il grado di amichevolezza e di capacità di realizzazione degli aspiranti nuovi Roake e il concorrente che avrà ottenuto il punteggio più basso lascerà il programma. Il tutto, sullo sfondo di un’isola esotica e lontana dalla realtà di tutti i giorni, proprio come nel telefilm.
Il format, al momento, non è ancora stato acquistato da nessuna rete, ma la Sony sta già attivando i contatti con numerose televisioni per consolidare il progetto e dargli concreta attuazione. In realtà, non è la prima volta che una serie tv diventa occasione per un reality: recentemente Showtime aveva annunciato “The Real L Word: Los Angeles”, la risposta in “chiave reale” al telefilm “The L Word”, che seguirà la vita di sei lesbiche della città degli angeli.
Se è vero che dietro ai reality c’è sempre una scrittura televisiva “tosta”, un enorme lavoro autorale, con la realizzazione della versione reality di “Fantasy Island” vengono ad aprirsi strade ancora inesplorate per i reality show che si avvicinano così a modelli di scrittura seriale. Una convergenza dove sarà sempre più difficile e complicato discernere quel confine tra verità e finzione; tra vero, falso e verosimile.

