La notte dei buoni sentimenti

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Una distesa di stand a perdita d’occhio proprio dietro la Bocca della verità. E’ consolante cercare di capire qual è il loro numero effettivo, e dover ricominciare ogni volta daccapo perché si perde il conto.

Una distesa di stand a perdita d’occhio proprio dietro la Bocca della verità. E’ consolante cercare di capire qual è il loro numero effettivo, e dover ricominciare ogni volta daccapo perché si perde il conto. Sono oltre 300 tra associazioni e organizzazioni della solidarietà a partecipare venerdì 29 giugno a “La notte bianca della solidarietà”. Che bello. Sono in tanti a fare del volontariato in prima persona o ad interessarsene. E ti senti buono e in pace con il mondo per semplice fatto che anche tu per un po’, il tempo della passeggiata almeno, fai parte di tutta questa bontà. E poi ci sono tante realtà da scoprire: si prenda ad esempio l’associazione “A Roma, Insieme”. Si occupa di far sentire ancora bambini almeno un paio di volte a settimana i figli delle detenute, costretti a vivere in carcere o nelle case famiglia con loro. Ci sono anche i medici clown, quelli della terapia del sorriso, che vanno in giro vestiti di mille colori a regalare palloncini ai bambini – i sani per una volta. Tutto è bello, finché non cominci poco alla volta a dare dei segni di insofferenza. Ma perché mai, ti chiedi. Qui regnano i buoni sentimenti, qui stiamo dalla parte giusta, cosa c’è che non va? Con un po’ di sforzo si riescono ad individuare le cause. Si, perché sono due, non una.
La prima la percepisci la seconda volta che ti toccano il braccio per ricevere un’offerta libera. Che parta da 10 euro. Ma se è libera è libera, no? Irritante che debbano mettere la soglia minima. Alla terza chiamata, non è più una sfocata sensazione, ma si riesce a mettere bene a fuoco il motivo del fastidio. Il giochino del senso di colpa, ecco su cosa puntano. Che fai, hai dato allo stand prima e a questo no? E come fai a passare oltre davanti alla richiesta di un fondo per la cura all’autismo? Devi essere un mostro per continuare a camminare senza che si affacci anche solo un minimo di senso di colpa. E no però, così non va bene. Si era giunti con le migliori intenzioni, prima di tutto perché è giusto conoscere tutte le realtà sociali, e poi, naturalmente, per cercare di sostenerne qualcuna. Qualcuna. Non tutte. E si avrà il diritto di scegliere autonomamente verso chi indirizzare il proprio aiuto, e godere poi di quell’egoistico senso di soddisfazione che accompagna ogni gesto di altruismo? Oppure questo si dovrà spegnere due passi dopo, sentendo la stretta al braccio del volontario dello stand accanto? E quando si risponde no, non posso, ho appena messo a posto il portafogli che non è esattamente la borsa di Mary Poppins, ti guardano con un misto tra rabbia e commiserazione. Sì, avranno pensato: e che cavolo ci sei venuto a fare qui? Vabbè, si sospira, e si va avanti nel giro.
E qui arriva il secondo momento di perplessità. L’occhio va da un lato all’altro del tracciato, e legge i nomi delle associazioni: “Donne a colori ONLUS”, “Centro italiano Femminile di Roma”, “Casa rifugio S. Anna – per un aiuto immediato a una donna oggetto di violenza”, “Non solo donne”, e tanti, tanti altri. Spuntano come funghi ad ogni angolo le associazioni per le donne. E cominci a sentirti un po’ inquieta, e pensi: ma è di me che stanno parlando? Cioé, venendo qui credevo di trovare informazioni su come fare per aiutare i bisognosi… e tutti questi stand per le donne? Per deduzione logica, vogliono dire che sono bisognose? I loro volantini parlano di emarginazione nella società, dell’importanza della testimonianza femminile nella democrazia. Che sia vero che la donna ancora oggi non goda degli stessi diritti degli uomini? Ma dai, non è vero, e basta questo pensiero per tornare a rilassarsi. In fondo, non è certo perché il datore di lavoro ha paura che una resti subito incinta che le donne hanno più difficoltà degli appartenenti all’altro sesso a trovare lavoro. O che non venga loro rinnovato il contrattino a tempo indeterminato se la “tragedia” è avvenuta proprio allo scadere del tempo, poco prima della nuova firma. Siamo nel 2007, e che cavolo. Gli uomini e le donne hanno gli stessi diritti, e tutte queste associazioni sono del tutto inutile, al massimo anacronistiche. O forse no?

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