Consigli per giovani giornalisti

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I tre ragazzi si siedono al tavolino del bar con la sola speranza di diventare giornalisti o che magari sottobanco gli si passi qualche lavoretto come ghostwriter.

 

I tre ragazzi si siedono al tavolino del bar con la sola speranza di diventare giornalisti o che magari sottobanco gli si passi qualche lavoretto come ghostwriter. Il giornalista arriva un po’ in ritardo e non beve vino, ma un tè. È un giornalista di una buona testata, gli hanno già sparato e ha fatto l’inviato di cronaca nera per una vita. I quattro si sono conosciuti a un corso di scrittura giornalistica da quattrocento euro per venti sedute.
Inizia il giornalista:
– Ditemi voi… allora avete qualche idea chiara… è importante… è importante soprattutto non perdere tempo all’inizio.
– Noi ci tenevamo a rivederti proprio per questo… ci sentiamo veramente persi in un caos di cose…- Dice il più intraprendente dei tre.
– E lo so è così… ma già voi avete le idee chiare, mi avevate detto che lavoravate per quella rivista… Andate avanti così non fatela morire lì…collaborazione chiama collaborazione. Non aspettate di laurearvi per cercare chissà quale cosa. Datevi una svegliata ora.
Il più remissivo dei tre annuisce e quello che gli siede accanto fa:
– Il problema è che non ci pagano…
– Be’ su quello metteteci una pietra sopra per almeno i prossimi anni. Quanti anni avete? Ventiquattro… Ecco allora per i prossimi tre anni metteteci una pietra sopra… intanto però sbrigatevi a farvi un nome… e un nome che sia una garanzia. Iniziate a isolare il campo che più vi piace e in cui i difetti di quel campo siete pronti ad accettare…
Il cameriere porta il tè. I tre ragazzi prendono altro vino, ormai sono ubriachi. Qualcuno si sente triste e guardandosi allo specchio di fronte si prenderebbe a calci per quanto ama compatirsi.
– Vedi il problema è che noi siamo confusi… vorremo scrivere per riviste serie, che non hanno forti gruppi di potere alle spalle e che tentino di fare qualcosa che remi contro… Il problema è che non ci possiamo campare.- Fa il più intraprendente dei tre.
– Non è solo un vostro problema e nemmeno lo è mai stato.
– Perché non ce lo ridici… già mi sento meglio.- Fa quello accanto a quello remissivo.
– Non è solo un vostro problema e nemmeno lo è mai stato!
– Come dicevo trovate una cosa per cui bene o male vi vada di scrivere. E non pensate alle cose belle del mestiere. Pensate a quante cose brutte siete pronti a sopportare del mestiere… Ecco perché fare il giornalista è un mestiere come tutti gli altri. E gli stipendi poi non sono così alti…mettetevelo in testa. Ai corsi vi distoglievo dal fare i giornalisti per mettervi in chiaro subito la cosa… non è un mestiere romantico.
I tre non dicono niente. Qualcuno scalpita per fumare tanto ha trovato indigesta l’ultima affermazione. Il giornalista si stringe la sciarpa al collo e continua:
– Voi avete anche ragione a voler scrivere per riviste che affrontino in modo serio o fuori da logiche i temi… però dovete pur campare. E allora imparate che non potrete fare i porci comodi vostri… L’altro giorno in ufficio un mio collega doveva relazionare su il suo ultimo viaggio. – Il giornalista fa una pausa, e beve un sorso di tè. Lo sente troppo caldo e allora lo diluisce con il latte. Poi continua:
– Finita la riunione usciamo. Il vicedirettore gli si avvicina e gli fa: “Guarda mi è sembrato che, all’inizio del tuo intervento, tu abbia avuto un tono di contraddizione nei confronti del direttore. Era solo un tono ma stacci attento”. Capite… la gestapo. Ma tu che gli vai a dire se lo stipendio ti serve perché hai una famiglia e tutta una serie di responsabilità.
I tre annuiscono. Quello che si voleva prendere a calci per quanto si stava commiserando ora si sente un po’ meglio. Sa che più giù di così non può andare. Il giornalista continua:
– E poi avrete una vita in vacca… la scorsa notte avevano sparato a un tipo nella zona X, mi sono dovuto alzare dopo che non vedevo mia moglie da sei giorni alle due di notte. Tra l’altro mentre andavo ho avuto pure un colpo di sonno in macchina e ho rischiato di farmi secco.
– E la rivoluzione? Quando avverrà? – Fa quello più intraprendente.
– Mi dispiace ma credo proprio che per ora non se ne farà niente.
I tre escono dal locale ubriachi e a terra. Non hanno voglia nemmeno di fare il punto su quello che hanno appena sentito. Mentre quello che prima voleva prendersi a calci e poi si è calmato se ne sta con la pancia piena in un angolo del locale a fissare la tv… perché ci gode a non fare un tubo.

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