Sospesi tra continenti

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C’è chi non ha le idee del tutto chiare e non è più certo di preferire il bianco al nero, il languore della melodia al calore del ritmo.

C’è chi non ha le idee del tutto chiare e non è più certo di preferire il bianco al nero, il languore della melodia al calore del ritmo. Ci sono persone sospese tra due culture. E ci sono generi e stili musicali capaci di accogliere più continenti. Così, ad esempio, è lo choro brasiliano. Musica strumentale travolgente, antenata del samba, porta un nome che significa, alla lettera, pianto. E’nata negli ultimi trenta anni dell’800 e viene definita musica popolare da camera  perché è una mescolanza perfetta di musica colta e popolare, sofisticata e allegrissima, fatta tanto di improvvisazione quanto di erudito virtuosismo. E c’è gente che si riconosce proprio solo in questa confusione, mescolanza di sangue vecchio e giovane, in una cultura più saggia forse proprio perché la sua realtà  è sospesa tra più continenti. È questo il tratto che segna l’avventura del protagonista di Fiume dei fiori (di Miguel Sousa Tavares, edizioni Cavallo di ferro, 2009) il quale, sfuggendo le tenebrose vicende europee attraversate dalla famiglia portoghese Ribera Flores tra il 1915 e il 1945, salpa in mongolfiera alla scoperta del Brasile, terra che ha sempre sognato di conoscere. Vuole ripartire da un punto in cui di nuovo tutto sia possibile, dove sfidare le proprie paure, tornare ad esplorare la vita. Il romanzo inizia con l’ infanzia di Diogo in Portogallo e la sua svagata appartenenza ad una famiglia di solidi possidenti terrieri. L’avvento della dittatura salazarista e gli eventi dello scenario europeo prima e brasiliano poi irrompono nella trama  sconvolgendo i destini individuali. Il carattere riflessivo e inquieto di Diogo lo renderà insofferente all’affermarsi del regime autoritario in Portogallo mentre suo fratello Pedro Ribera Flores, dalla natura più concreta, troverà realizzazione di sé e sicurezza nelle tradizionali attività della cura dei campi e nell’affermazione dell’ordine costituito. Diogo si ostina per un po’ a realizzare un affare commerciale, impossibile “senza mendicare favori politici e protezioni del regime”. I sentimenti familiari, le passioni amorose non colmano la sua inquietudine. Finisce per sentirsi un visitatore, un estraneo nel proprio paese e perfino a casa propria. Mentre suo fratello Pedro maturerà convinzioni che lo condurranno, più tardi, ad unirsi alle truppe franchiste, Diogo partecipa alla lotta civile e vive con dolore la veloce rassegnazione di una debole resistenza a Lisbona. Presto la famiglia portoghese si troverà separata da un oceano che il tempo di guerra avrebbe comunque impedito di ripercorrere.  Nel romanzo di Sousa Tavares balenano, senza interrompere l’avvincente ritmo della storia della famiglia Ribera Flores, la guerra civile spagnola, il regime di Salazar, il fallimento della resistenza portoghese. Fiume dei fiori ci permette di viaggiare in mongolfiera dalla Germania di Hitler verso il Brasile di Getúlio Vargas, fino a conoscere più da vicino la rivolta comunista del brasiliano Luís Carlos Prestes e della sua compagna Olga Benário. La narrazione ricostruisce in parte la reale vicenda del ‘Cavaliere della Speranza’ e del suo viaggio leggendario: “Il capitano dell’esercito Luís Carlos Prestes aveva guidato una colonna di civili e militari a piedi o a cavallo, a dorso di mulo o di bue” per provocare una sollevazione nazionale e liberare il Brasile da un sistema politico e sociale ancora semi feudale immergendosi nel sertão, nei pantani, nei rovi nelle foreste, percorrendo 25.000 chilometri.” L’ avventura nell’avventura continua con la narrazione della storia d’amore di Prestes con la Benário “Nel 1931 Prestes arriva in URSS, in compagnia della madre e delle quattro sorelle- lei vedova e i figli tutti celibi e neocomunisti.(…)Per accompagnare Prestes nel lungo e segretissimo viaggio fino in Brasile, il Pcus scelse la giovane e bella ebrea tedesca Olga Benário”. Senza che si fossero conosciuti in precedenza, si imbarcarono su un idrovolante e arrivarono finalmente in Brasile. “Luís Carlos Prestes aveva allora 37 anni, e siccome aveva dedicato tutta la gioventù alla causa rivoluzionaria, si imbarcò ancora vergine(…). Lei no. (….)Alla fine del lungo viaggio passato insieme erano, come i loro passaporti falsi recitavano, marito e moglie, per diritto derivato da una passione reciproca e folgorante”.

Buon viaggio.

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