Amici di “clic”,di “scatti”,ma soprattutto amici. In una blanda e povera sintesi è quanto avviene tra le pareti di quello che diresti un bugigattolo nei meandri del quartiere “GARBATELLA” a Roma.
In Via Casale De Merode 17\a, prende vita dal 2002, “Officine Fotografiche”, singolare luogo d’incontro per appassionati di fotografia, perché se è giusto definirla “settima arte”, altrettanto giusto è nobilitarla al pari delle altre sei, istituendo delle associazioni culturali dove coltivarla e non farla perire nella solitudine dei pochi grandi; l’intento di OF è proprio questo: non abbandonarsi all’elogio del bello ma predisporre la fotografia anche al servizio della documentazione sociale nel quotidiano.
Emilio D’Itri, socio fondatore, affiancato dal presidente Massimo Ciampa, definisce il suo collaterale lavoro presso il circolo, uno “scherzo della passione” che lo ha trascinato a “mettere radici” in una struttura che dopo quattro anni dispone di corsi per ogni livello e per ogni tasca, allontanandosi da una politica elitaria, (da quelli base, a quelli di reportage, di camera oscura, di illuminazione fino ai più tecnici), è ambiente piccolo ma accogliente per l’esposizione continua di mostre (tra le ultime quella di Tano D’Amico), i cui autori per tradizione sono soliti regalare la foto più apprezzata da tenere come cimelio per l’abbellimento dell’ambiente, è luogo d’incontro professionale per i “gruppi di lavoro”, incaricati periodicamente di portare a termine progetti assegnati, struttura fornita di una sala posa noleggiabile (che ho sperimentato con divertimento), sito dove vengono organizzati workshop (uno tra i più importanti con Leonard Freed) ma che soprattutto è veicolo per collaborare e partecipare ad eventi, manifestazioni cult della fotografia, tra i quali “Fotoleggendo” e ”Obiettivo donna”.
Il primo dei progetti portati felicemente a termine dall’associazione – spiega il fondatore – fu un documentario realizzato nel 2002 sui passaggi architettonici nel quartiere di Garbatella: ”la collaborazione con l’undicesimo municipio non si esaurì, ed ancora oggi sentiamo la necessità di documentare attraverso il nostro modo di comunicare, la vita quotidiana delle strutture e delle istituzioni, come è stato fatto con l’attenta osservazione di un centro anziani, con la realizzazione di due calendari e di un giornale municipale, la cui distribuzione è gratuita”.
“La spinta più forte”, spiega D’Itri,” è stata quella dell’amore per le immagini e la volontà di fare qualcosa per la fotografia”, che ha portato lo “zoccolo duro” dell’associazione (gli associati stessi)ad essere coesi in un gruppo, recettivo ai nuovi stimoli, ma soprattutto aperto allo scambio animato e costante di impressioni sul lavoro da intraprendere; tutti trovano il modo per impegnarsi, non soltanto imparando a migliorare la qualità tecnica di una fotografia, ma sentendosi parte di un progetto e di una volontà comune.
Incontro i principianti del corso base, radunati in una piccola stanza ben illuminata, che senza bisogno di troppe domande mi introducono in quello che è un po’ il clima generale, lo definiscono “un posto alternativo, divertente, dove imparare in un ambiente familiare, lontano dagli schemi didattici dei soliti corsi” – l’entusiasmo sprizza, interrotto brevemente dalle parole di qualcuno che con un po’ di malinconia mi dice: ”si spera che quest’esperienza vada avanti il più possibile” – ma a sentire i veterani il dubbio non sussiste.
Fotografia come arte, come tecnica, come comunicazione, cultura, documentazione, come momento di aggregazione, d’incontro, di discussione: NON come lezione impartita da conservare staticamente nella memoria o in un cassetto.
