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Parolacce

di

Data

– ROMPIPALLE! – gridò di colpo mentre si faceva la barba, ma soprattutto, senza nessun motivo e contro il suo volere. Le labbra gli si erano mosse da sole, e la voce era uscita fuori senza il suo comando.

– ROMPIPALLE! – gridò di colpo mentre si faceva la barba, ma soprattutto, senza nessun motivo e contro il suo volere. Le labbra gli si erano mosse da sole, e la voce era uscita fuori senza il suo comando. Il bizzarro evento naturalmente gli procurò subito una certa inquietudine, che diventò pura angoscia poco dopo, quando un altro corposo – ROMPIPALLE! – gli uscì automatico dalla bocca. La prima spiegazione che si diede, di getto, fu di essersi svegliato con addosso una qualche strana malattia (contratta chissà come, dove e quando) che gli faceva gridare parolacce a dispetto della sua volontà. Poi, proprio mentre si accingeva a valutare altre ipotesi, ecco che il cellulare in soggiorno iniziò a squillargli. Lui sapeva bene chi era: sua moglie che, come tutte le mattine, lo stava chiamando per avvisarlo che era arrivata al lavoro. Questa volta però fece squillare il cellulare più del solito, indeciso se rispondere o meno. Alla fine decise di farlo, e così, accompagnato da un bruttissimo presentimento, con la schiuma da barba ancora sul viso, uscì dal bagno.

– Prontociaoseiarrivata?

– Sì amore, ma… va tutto bene?

– Sìtuttobenealloracisentiamopiùtardi!

– Ma perché parli così veloce?

– Nienteèchestofacendotardiallavoroevadodicorsa!

– Tardi al lavoro? Ma sono le otto! Sei in orario come sempre!

Ciò che temeva si concretizzò in quel momento. La parolaccia arrivò netta, chiara, altisonante.

– PUTTANA! – sbraitò feroce dentro la cornetta.

Per alcuni, interminabili secondi ci fu solo silenzio; rotto poco dopo dal tombale click del telefono di lei. La richiamò subito, sicuro che poteva ancora rimediare a quell’assurdo virus dialettico. D’altra parte lui la sua donna sapeva come prenderla e doveva rimediare subito per non farle venire strane idee. Richiamò. Il telefono dall’altra parte si sollevò e poteva sentire il respiro affannoso di lei, in piena crisi nervosa. La loro storia era appesa a una frase. La prossima che lui avrebbe pronunciato. Lui si creò il vuoto mentale, si concentrò al punto da sentirsi tirare tutti i nervi del collo, prese fiato e disse:

– Amore, volevo dirti che per me sei sempre stata una grande e unica …. … PUTTANA!

– CAZZO! CAZZO! CAZZO! CAZZO! CAZZO! – imprecò allora rabbioso, realizzando tristemente che di quei cinque cazzi solo il primo lo aveva detto di sua spontanea volontà.

Cominciò a girare per casa come un ossesso. Con la moglie era finita, ma ora doveva pensare anche al lavoro. Non poteva presentarsi in quelle condizioni. Che fare?, si chiese a quel punto in preda ad un improvviso attacco di pianto, mentre dalla sua bocca continuavano a uscire senza controllo, e ormai sempre più frequentemente, i più svariati improperi. Alcuni ora li declamava anche in lingue straniere. Alla fine, con l’angoscia ben oltre il limite di sopportazione, decise di fare una cosa. L’unica, la più logica nelle sue condizioni: si mise un pezzo di nastro adesivo sulla bocca, si vestì, prese le chiavi della macchina e corse dal dottore.

Dal dottore però non ci arrivò mai. Appena uscì dal portone del palazzo attraversò come un folle la strada e un auto lo prese in pieno. Quando l’autista lo soccorse la prima cosa che fece (e non con poco stupore) fu toglierli il pezzo di nastro adesivo dalla bocca: aveva gli occhi morenti, e gli restavano ormai pochi respiri a disposizione. Pochi, ma sufficienti per consentirgli di congedarsi dal mondo con un bisbigliato, incontrollabile:
– Vaffanculo!

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