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Sergio Toppi e i Giganti di cartapesta

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Gli uomini creati dal fumettista Sergio Toppi, delimitati da tratti minuziosi come arabeschi, sono vittime di un titanismo che si deposita in superficie come polvere.

Gli uomini creati dal fumettista Sergio Toppi (qui accanto in una foto di Mattia Matrone), delimitati da tratti minuziosi come arabeschi, sono vittime di un titanismo che si deposita in superficie come polvere. Calpestando le regolari divisioni del foglio, essi si impossessano del primo piano, riducendo il testo ai minimi termini, come protagonisti assoluti della scena.

Dai disegni di Toppi emerge tuttavia un’umanità grande, non grandiosa. Le macroscopiche figure celano infatti debolezze vive e pulsanti che poco si addicono alla staticità di un monolitico eroe, piuttosto rivelano inquietanti vuoti di senso: lesti si muovono viandanti e sopravvissuti, uomini in fuga o in continua ricerca, in preda ad avidità o desideri di vendetta.

Due sono i grandi filoni: il rapporto tra la Storia e il Fantastico,mondi che Toppi fonde con stupefacente abilità e il tema del conflitto sentito come forma prevalente di relazione. L’autore con occhio impietoso descrive, spesso concentrate nelle poche sequenze di un breve racconto a fumetti, il non-dialogo con l’Altro, con la Natura,con il Sacro. Dall’incapacità umana di trovare pacifiche soluzioni alla convivenza, l’artista trae spunto per le scene di guerra, sapientemente sospese tra il truce spettacolo delle armi e l’insensatezza di un conflitto che vede soccombere intere popolazioni. Quando la presunzione umana diventa tracotanza, la cupidigia alimenta una sfida cieca lanciata persino alla divinità; gli dei sono considerati alla stregua degli uomini,entrambi si misurano in sottili ed insensate competizioni:nel racconto a fumetti ‘Dio Minore’ una mummia ottiene la rivincita nei confronti di un piccolo dio ormai dimenticato da tutti, diventando un immortale reperto da museo. Se l’uomo con sprezzante arroganza sfida gli dei, assai più spesso è annientato dall’ira funesta di una divinità che si presenta ora muta e assente, ora spietata. Ne subisce le drammatiche conseguenze il guardiano del faro protagonista del racconto breve ‘Solitudinis Morbus’ che nel tentativo di raggiungere il trascendente, va incontro alla follia e alla morte.

Privati della consolante presenza del Sacro, incapaci di riconoscere la grandezza al di fuori della propria persona, i giganti che emergono dai pannelli a fumetti di Toppi, camminano su un terreno arido, soli.

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