Pongo una padella vuota sul fuoco, la lascio stare fino a quando il calore ne rende il fondo rosso incandescente e a quel punto vi rovescio sopra un intero carico di cubetti di ghiaccio. Mi godo lo spettacolo dell’eruzione del geyser fatto in casa, tutto sotto gli occhi esterrefatti della curatissima ed elegantissima ragazza che sto per portare alla festa di fine anno della scuola.
Ai miei commensali di una cena di nozze, facoltosi, seri e dignitosi parenti acquisiti siciliani, racconto la triste vicenda dell’australiano che morì sfinito dalla fatica mentre tentava di sbarazzarsi di un boomerang.
Corro lungo il bagnasciuga con una telecamera in mano mentre cerco di inquadrare un bellissimo esemplare di granchio che fugge a tutta velocità perché c’è un tizio con una telecamera che lo sta inseguendo.
Vi è mai accaduto di non riuscire a dormire nelle calde, lunghe, oleose notti d’estate? Quando questa sofferenza tocca a me allora richiamo alla mente la mia solita fantasia: decollo dall’aeroporto di Pratica di Mare alle tre del mattino a bordo di un Tornado, rotta 090, viro subito verso nord, rotta 350 e proseguo fino alla nuova virata secca verso ovest, rotta 265, che mi fa allineare perfettamente sulla Tuscolana, scendo a 70 metri di quota e…. sbatto i postbruciatori (uno degli oggetti più rumorosi mai costruiti dal genere umano) a potenza massima! Se i miei calcoli sono esatti, medito, dovrei buttare giù dal letto oltre 100.000 persone al secondo.
Caldo o non caldo, qui mi addormento sempre.
Dopo alcune insistenze, mia figlia mi ha convinto a fare assieme a lei bolle di sapone. Trovavo questo gioco tedioso quando avevo quattro anni, figuriamoci adesso. Mi ha sempre infastidito la regolare presenza di un minus cogitans (più o meno giustificato dall’età) che si affanna a distruggere tutte le bolle che gli arrivano a portata di mano. Stavolta, però, accade un imprevisto. Parte una bolla, bella, iridescente, flemmatica la quale, a differenza delle sue consimili, non si rassegna ad una fine precoce e traumatica ma continua a restare sospesa, appena spostata dai deboli movimenti convettivi dell’aria calda in un giorno di torrida bonaccia estiva. Lentamente si allontana dal balcone e più rimpicciolisce al mio sguardo tanto più faccio il tifo per lei. La perdo di vista mentre si insinua miracolosamente tra due abeti e le do l’addio irrigidito in un perfetto saluto militare. Mi piace pensare che stia ancora navigando in qualche parte del mondo bella, eterea, perfetta e del tutto indifferente ai nostri affanni.
All’una di un torrido giorno d’estate controllo il mio peso con una bilancia sufficientemente precisa, quindi esco di casa ed entro nell’automobile che ho deliberatamente lasciato ad arroventarsi al sole per ore. Chiudo i finestrini, metto il riscaldamento al massimo e parto. Da questo punto di vista le marmitte catalitiche sono ottime poiché contribuiscono a scaldare l’abitacolo dal basso. Guido per trenta minuti esatti. Ovviamente la destinazione è ininfluente, ciò che conta è restare chiuso in auto. Appena tornato a casa vado subito a pesarmi e calcolo quanti litri d’acqua corporea ho perso in 30 minuti e me lo scrivo su un diario.
Stranamente, mia moglie continua a pormi sempre la stessa domanda ma ottiene sempre la stessa risposta: curiosità scientifica, tesoro mio, e poi devo temprarmi. E se la NASA mi chiamasse domani stesso perchè ha un urgente bisogno di un medico di famiglia?
E’ il terzo sabato del mese e mia moglie e le mie figlie escono per andare da mia cognata. Non ho tempo da perdere. Appoggio le grandi tavole ricoperte di tappeto verde sui cavalletti in sala da pranzo, ci dispongo sopra gli elementi del paesaggio necessari (edifici, crateri, boschi, colline, etc). Allineo in buon ordine i soldatini che saranno usati stasera: fanteria d’assalto terrestre da una parte, alieni aracnidi dall’altra. Ovviamente i secondi godono di un vantaggio numerico di dieci a uno. Controllo i dettagli dello scenario e le schede di risoluzione del combattimento mentre aspetto che arrivino tutti i miei nipoti maschi, ovviamente guidati e capeggiati dal bambino più entusiasta di tutti: mio cognato. Ordino per telefono abbastanza pizza e coca cola per placare la fame di uno squadrone di cosacchi.
Quando, finalmente, vedo tutti e cinque i ragazzini (sei, contando mio cognato) in piedi attorno al tavolo con gli occhi dilatati dall’interesse, allora, prima di prendere la prima matita o il primo dado, prima ancora di iniziare il briefing di missione, con la serietà e la compunzione di un rito appendo fuori della porta di casa il cartello: “area defemminilizzata dalle ore 18 alle ore 24. Non disturbare”.
Rientro in sala e ai 12 occhi che mi guardano dico:
“Benvenuti signori. Vi informo che oggi ci sarà gloria per tutti!”

