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Il mancato tris d’assi: Django, Only God Forgives, Educazione Siberiana

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Questa prima parte dell’anno tre sono i film da non perdere: Django, Only God Forgives ed Educazione Siberiana. Sul primo, solo nominandolo ho già speso troppe parole.

Questa prima parte dell’anno tre sono i film da non perdere: Django, Only God Forgives ed Educazione Siberiana. Sul primo, solo nominandolo ho già speso troppe parole.

Only God Forgives è invece l’ultimo attesissimo film di Nicolas Winding Refn che due anni fa è stato consacrato a Cannes con la miglior regia per Drive. Da poco ho completato di vedere tutta la sua filmografia (Pusher I letteralmente imperdibile) e tutto si può dire meno che non sia uno che si prende i suoi rischi, fino al limite dello sperimentale (su tutti, si trova in torrent, Vallaha Rising).

Only God Forgive è anche questo un omaggio, alla maniera di Winding Refn, al cinema italiano e in particolare al poliziesco, o meglio al western-poliziesco per citare lo stesso regista. Diversamente da Tarantino però non mi immagino niente di grottesco e poco splatter. Sono invece ansioso di farmi sorprendere dalla portata della violenza e dalla morale dei suoi personaggi, dove su tutti spicca l’ormai inseparabile Gosling.

 

Il filo che lega i tre film?

Due registi stranieri che si ispirano al cinema italiano e un italiano  – Salvatores – che si cimenta in un crime/mafia movie, genere in cui si sprecano i cult e dove – lo spero fortemente – potrebbe lasciare anche lui la sua traccia. Senza scomodare l’inarrivabile Padrino, chi non ha visto Scarface? Chi non ha visto Serpico? Chi gli Intoccabili? Scarface? C’era una volta in America? Crocevia della morte? Più di recente un film per me bellissimo sotto tutti gli aspetti e con cui scatterà il primo paragone anche perchè si parla di mafia russa, è Eastern Promises (La promessa dell’assassino, 2007) di D. Cronenberg.

Meno di mezz’ora, il sonno arretrato mi zavorra, ma una forza esterna mi dice di cambiarmi e puntare dritto nel mio cinema preferito. Sul treno passo da modalità giacca e cravatta a jeans e felpa e la gente rimane un po’ perplessa, ma è venerdi e ci può anche stare.

Il cinema è pieno, stasera c’è l’anteprima del film della Gerini, il suo ultimo che ho visto è stato a Natale, Una Famiglia Perfetta, e devo dire che mi ha fatto sorridere… ma c… stasera Claudia mi ruba la sala più grande relegano Educazione Siberiana in sala tre. Il cinema è esaurito e qualcosa mi dice che questo è uno di quei pubblici che commenta tutte le scene. Purtroppo non vengo smentito, e purtroppo questo si rivela ben presto essere, seppur insopportabile, l’ultimo dei mali.

Il film non mi ha entusiasmato, lo dico subito. I brevi tratti musicali mi hanno persino irritato, ma in generale è la storia a non reggere, nonostante la grande interpretazione dei suoi attori principali, da J. Malkovic ai due ragazzini. Troppe tracce fanno perdere il percorso principale che per me era semplicemente e niente di più di questo: “la dignità, non è come la fame, la fame viene e passa, ma la dignità una volta persa non torna più..”. Frase già forte di per sé, ma che inserita in un contesto di estrema povertà (peraltro poco rappresentata) e di marginalità sociale assume un significato assoluto.

Il film invece è per lunghi tratti quasi un buddy movie, dove due modi diversi di essere e crescere nello stesso contesto conducono a percorsi diversi. Dopo alcune bizzarre trovate, il finale è da salvare. Bella anche la scena del camion che marca il cambiamento di Kolima. In generale però boccio Salvatores e mi riservo la lettura del libro di Lilin, curioso di capire che scelte si devono fare per adattare una sceneggiatura ad un libro.

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