6. Paese delle illusioni. La strategia della lucertola

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Cosa vuol dire quando un pesce ti attraversa la strada? Vuol dire che sei in Sri-Lanka, ce lo illustra Sandro Russo con immagini e parole

Con l’arrivo della bella stagione ci piace riproporre ai nostri lettori alcuni articoli di una rubrica tra le più seguite del nostro Magazine, che tiene insieme Arte e Natura. Contando che saranno apprezzati anche dai nuovi lettori del Mag O.

di Sandro Russo del 18 marzo 2007

Matara (Sri-Lanka) – South-east coast

L’altro giorno, con lo scooter, ho evitato di poco un pesce che mi stava attraversando la strada.
Un pesce..?
Ho frenato e sono tornato indietro. Sì, era proprio un pesce, lungo circa 15 cm, che si trascinava goffamente sulle pinne, un po’ discosto dal bordo della strada.
Dato il luogo, é stato relativamente facile ricostruire cosa poteva essere successo. Nei giorni precedenti aveva piovuto molto e i vari corsi d’acqua che intersecano la strada erano tutti straripati. Il pesce doveva essersi trovato nel posto sbagliato mentre le acque si ritiravano.
Ho cercato di prenderlo con le mani, a quel punto attorniato dal solito capannello di curiosi che cercavano di rendersi utili. Alla fine il pesce, sciaguattando disperato, è riuscito da solo a saltare in un fosso pieno d’acqua.
Dispersione dell’assembramento… Partenza… Pensieri…

Venivo da un paese dove un sasso è un sasso; gli davo un’occhiata sommaria per categoria e passavo oltre. Il sasso sarebbe rimasto tale fino alla fine del tempo. Allo stesso modo riconoscevo tronchi di alberi, animali, erba, fiori. Tutto al suo posto, preciso, immutabile.
Ora qualcosa è cambiato.
L’occhio ha imparato a soffermarsi più a lungo sulle cose; a registrare movimenti minimi.
Qui la natura è maestra di trasformismo e il mimetismo assume sfumature impensabili. Anche lo spazio per la sorpresa é dilatato, in un luogo dove ogni cosa può essere qualcos’altro.
Così una macchia più scura in mezzo alla stradina… E’ un ramo caduto? Una pietra spostata dall’ultimo trattore che è passato? O un varano che attraversa lento e solenne e scivola nell’acqua torbida?

Come funziona la sorpresa. Una volta vengono due mie amiche romane per una breve vacanza. Fornisco loro le istruzioni di base e partono, macchina fotografica a tracolla, repellente contro le zanzare …e occhi aperti!
Ogni volta tornano a casa deluse per non aver visto i varani che avevo detto essere comuni. Questo per alcuni giorni di seguito.
Poi un pomeriggio me le vedo tornare a casa trafelate, scomposte, rosse in viso:
Il varano… il varano!
Ah, bene! L’avete fotografato?
Ma che vôi fotografa’!? Abbiamo gridato Ohohohoho! …e semo scappate!

Un’altra volta la sorpresa è uno scoiattolo, o una fagianella che si guarda in giro muovendo appena la testa sul collo.
E in alto, sui fili della luce… Uno straccio portato dal vento? …O un pipistrello enorme, impigliato tra i fili e rimasto lì a seccare al sole?

La strategia della lucertola. È qui che la strategia della lucertola può dare i risultati migliori.
Il principio è semplice: stai fermo in un posto tanto a lungo da confonderti con l’ambiente, diventare parte del paesaggio.
Con il minimo di fatica ottieni due risultati importanti: il piccolo mondo intorno a te comincia ad accettarti come qualcosa di cui non aver paura, quasi una parte di sé …e ricomincia a muoversi.
Contemporaneamente riorganizzi il tuo orizzonte.
Ristabilire i rapporti tra le cose, da un punto fisso, ti fa diventare automaticamente sensibile ad ogni cambiamento: un ramo si anima… La mantide che sembrava uno stecco si è tradita; una foglia apre le ali ed è una farfalla. Un vecchio guanto da lavoro si muove da solo nella semioscurità: ti avvicini circospetto… è pieno di paguri che vi hanno trovato rifugio dal sole e ritrovano vita dopo il tramonto.
E’ l’immobilità che è importante: per la maggior parte degli uomini bianchi è una disciplina inconsueta, che va imparata daccapo; gli indiani e i gatti la conoscono da sempre.
La lucertola sta ferma, una macchia appena più bruna sulla roccia giallastra, e guarda il mondo intorno, che non si accorge più di lei.
Potrebbe partecipare… Un moscone incauto si è avvicinato troppo e sarebbe alla portata della sua lingua saettante.
Potrebbe partecipare… Ma perché muoversi? Il sole è diventato più caldo e la roccia manterrà il suo calore fino a notte: che cos’altro potrebbe servire, a una lucertola?

E così, questo che sembrava il paese delle illusioni si è rivelato tanto più reale del posto a cui ero abituato. Gli automatismi che intorpidivano la percezione non si possono più applicare. Il giudizio si è fatto cauto; la vista più acuta, l’olfatto allenato agli estremi. Aspiro profondamente in un certo punto della strada, quando il vento porta appena una traccia di odore: forse il fiore dei templi…

Ed è subito un profumo che travolge.
Un attimo dopo una puzza insopportabile fa bloccare perfino il respiro.
Si fa l’orecchio; s’imparano i suoni nuovi di un’altra lingua di cui si comincia a intravedere una logica interna.
La stessa percezione degli altri si è modificata. Quando si vive da soli in un posto e tra gente nuovi, quando le parole danno soltanto un aiuto minore, si sviluppa un’attenzione maggiore ai minimi indizi del linguaggio del corpo.
I segni che il tempo ha lasciato su un volto cominciano ad avere significato quanto una storia raccontata a parole, e più spesso di quelle dicono il vero. Sui volti, negli occhi e sulle bocche che pure parlano un’altra lingua, passano ombre, trasalimenti, approvazione e disprezzo, gioie intense e dolori della durata di un attimo.
In questo linguaggio silenzioso si afferma, una volta di più, l’universalità della matrice umana; i sentimenti più intensi sono espressi nello stesso modo, anche se sono diversi il modo di dire di sì con il capo o quello di porgere il denaro.

Cominciare a mettere le radici in un luogo nuovo.
La consapevolezza si allarga per cerchi concentrici. Dalla tua camera impari a riconoscere i rumori della notte; dopo un po’ non fanno più paura e dormi tranquillo. Cominci a prevedere le risposte del tuo giardino, i ritmi delle piante che ci vai mettendo; ritrovi qualcuna di quelle piante anche nelle siepi. Per strada persone che prima sembravano tutte uguali cominciano a farti un cenno di saluto. Il cerchio si allarga: alle strade intorno, al villaggio, alla via che porta in città…
Sono per strada quando – rapidamente ai Tropici – scende la sera; c’è sempre gente in giro. Da piccole bettole vengono odori di incenso e di fritto, insieme al rumore ritmico di coltelli che battono su piastre di metallo: sui banchi per strada a quest’ora si prepara il Kottu Roti. 

 http://www.youtube.com/watch?v=k0Ksq9QtPUw

Torno a casa attraverso case sparse, quasi un villaggio: in alcune tremola la luce di lumi a petrolio; meno di frequente si vede la luce grigia del televisore.
Odori di fumo di legna e di cucinato su fornelli a carbone: un altro ritorno, indietro nel tempo e nella memoria.

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