La casa per il futuro

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Mia moglie mette i fiori sulla tomba di sua nonna. L’abbiamo sepolta l’anno scorso e a lei manca tanto, sapete era la sua unica nonna.

Mia moglie mette i fiori sulla tomba di sua nonna. L’abbiamo sepolta l’anno scorso e a lei manca tanto, sapete era la sua unica nonna. L’abbiamo messa qui a terra e la lapide ancora non c’è. C’è una croce in legno, ma la lapide arriverà a giorni o almeno così hanno detto.
Vogliamo andare a mangiare al lago io e mia moglie. È una così bella domenica.
Aspetto un po’ che parli con sua nonna. Sapete non vuole che io senta, per via di certi segreti che erano solo tra loro. Così mi faccio il giro del lotto. Ogni tanto sulla strada dietro a me passa qualche lunga Mercedes. Pare non esserci nessuno in giro e i cipressi ondeggiano col vento.
Poi guardo dietro una piccola collinetta. Ci sono quattro operai in pausa pranzo a cavalcioni di un ponteggio. Stanno lì in mezzo al nulla con una costruzione alle spalle che sì e no è grande quanto una camera.
– Che roba tirate su qui?
– È una cappella di famiglia.
– Che famiglia?
– Sicuramente di ricchi.
Mi risponde uno solo degli operai. Ha finito di magiare e beve da bottiglietta d’acqua. Nell’altra mano sta per finire una sigaretta.
– Per quanti posti è?
– Sei posti. L’ha voluta il nonno che è lì lì per andarsene. Per questo ci tocca lavorare di domenica. Deve essere pronta per metà gennaio.
– Ne fate tante?
– Dio mio… la ditta per cui lavoriamo ha dovuto rifiutare lavori al di fuori del cimitero. Sa, villette o ristrutturazioni al centro. Qui gli affari vanno alla grande.
Dietro di lui la struttura ha una forma classica. Ci sono due colonne in stile ionico e sul tetto una vetrata piombata. Si vede che è una roba per ricchi.
– Quanto costa una cappella così?
– Centomila… puliti puliti… ha intenzione anche lei di farsi una cosetta del genere?
– A dire il vero non avevo fatto mai caso a queste cappelle di famiglia. Ma non credo che se le possano permettere in tanti. Io proprio no.
Gli faccio e lui sgrana gli occhi e mi chiede se ho capito bene. Poi si accende un’altra Ms e mi fa:
– Si giri… avanti… vede che roba.
Dietro di me, poco fuori dalle mura di cinta del cimitero c’è questo cartello. È lui il tema di questo racconto. Sul cartello c’è una tomba di famiglia. Una cosa un po’ forte… non so se mi spiego. Ecco sembra gotico. Si proprio una piccola cappella in stile gotico, con le guglie e tutto il resto. Poi sotto c’è questa scritta:

UNITI PER SEMPRE.
LA CASA PER IL FUTURO.

– Li stanno mettendo un po’ ovunque questi cartelloni. E la gente chiama… chiama.
– E a noi ci tocca lavorare di domenica.- Fa un altro operaio.
– E quando chiamano che dicono?
– Ah questo è il bello… a me le racconta la centralinista della ditta…
– Con cui c’hai un affare….- Fa l’altro operaio.
– Sì ma ora che c’entra… fammi raccontare che dicono. Insomma chiamano e chiedono informazioni… prima vaghe…poi sempre più mirate: posso averla così… posso avere questo marmo.
– Quindi avete anche una squadra di architetti e tutto?
– Uno squadrone… più architetti che operai. E loro stanno lì a soddisfare le idee più bizzarre… ce ne sono di matti in giro.
Rimaniamo un altro po’ a parlare della casa per il futuro. E loro mi dicono che ne costruiranno tante, ma che loro finiranno sotto terra e poi all’ossario. La cappella invece che stanno tirando su parte con un affitto di centocinquant’anni.
– Però dove vanno per tetti… all’ossario ci finiscono pure loro… chi cavolo è che tra centocinquant’anni pagherà per un affitto di gente che non ha mai conosciuto. – Mi fa un altro operaio in ombra.
Finalmente mi trova mia moglie. Salutiamo gli operai e ci avviamo alla macchina per il pranzo al lago. Mia moglie mi chiede di cosa ho parlato con quegli operai. Lì per lì non so che risponderle, poi le dico che qui costruiscono le case del futuro. Lei annuisce e mi dice che ha parlato con sua nonna. Dice che va tutto bene la nonna, dice che va tutto bene.

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