Sosta taxi di piazza Verdi, ore 18.20. Sono in cinque, una famiglia. Un uomo e una donna sui quaranta, due bambini, uno di circa dieci anni e l’altro di otto, e un neonato di pochi mesi che tiene in braccio la donna.
– Scusi un’informazione – mi fa l’uomo – noi domani dovremmo prendere un taxi ma abitiamo lontano, che numero dobbiamo fare per prenotarne uno e farlo venire sotto casa?
Gli do un paio di numeri di radio taxi, aggiungendo poi che deve richiederne uno per cinque persone.
– Perché un taxi per cinque persone? – mi fa a quel punto lui.
– Perché siete in cinque – rispondo io.
– Ma perché scusi – continua lui – il neonato è considerato come una persona?
A quella domanda non sono io a rispondere. Ma la moglie, e lo fa con un filo di voce, cattiva, nel seguente modo:
– Ma brutto idiota cosa dici? Ma pensi prima di parlare? Secondo te cos’è tuo figlio? Un cane, una scimmia, una x? Ne hai fatti pure tre, sei un idiota, un completo idiota…
La donna è un fiume in piena, e anche mentre si allontanano continua ad infierire instancabile sul marito, che le cammina affianco a testa bassa. Seguono subito dietro i due figli di circa dieci e otto anni, che, stando ben attenti a non farsi sentire, se la ridacchiano di gusto.
