In una calda estate, una cicala era davanti al suo notebook e cantava allegra. Dal suo ramo guardava con curiosità un gruppo di formiche che spostavano alacremente dei rametti sotto di lei. Si rivolse a una di loro e le chiese ad alta voce:
– Ehi formichina, ma perché lavorate così tanto?
– Sai – disse la formica mentre continuava a spostare i rametti – abbiamo dei turni massacranti e siamo pagate quattro chicchi alla settimana, e poi se ci fermiamo rischiamo un ammonimento. Al terzo ammonimento si viene licenziati.
– Che lavoro da sfigatiii – cantilenò la cicala con voce flautata, mentre digitava sul notebook. – Ma almeno hai un contratto regolare?
– No, è un part time a termine, finisce tra due settimane. – Rispose malinconica la formica – Purtroppo a Formicopolis oggi non si trova altro. E tu che cosa fai? A parte cantare, ovviamente.
– Io opero in Borsa, cara formichina, sposto quintali di chicchi da un mercato all’altro, investo, disinvesto, mi muovo sul terreno globale, faccio cose e vedo gente. Yeah. – La cicala tornò euforica al suo notebook, cantando Bruce Springsteen a squarciagola.
Booorn in de iuesseei, boorn in de iuesseeei….
– Beata te, che riesci a campare giocando in Borsa – Disse la formica, che adesso era alle prese con un rametto di notevoli dimensioni.
– Piano con le parole: io non gioco, io faccio affari – Disse la cicala, continuando a cantare.
– Scusa – disse la formica – ma è un mondo che conosco poco.
– E’ grano che genera altro grano – Disse la cicala. – Una grande magia.
– E dov’è questo grano ora? – Domandò la formica.
– Fluttuaa – rispose cantilenando la cicala – E’ grano virtuale che poi diventa reale e si moltiplica. – E una volta detto questo la cicala tornò a concentrarsi sulle sue transazioni online.
Le settimane passavano e la formica saltava faticosamente da un contratto all’altro: dopo aver spostato rametti aveva venduto briciole di pane porta a porta, distribuito volantini che pubblicizzavano un sito per diventare ricchi giocando in Borsa, lavorato in un cantiere nella zona est fino all’attuale contratto a termine nel call center di Formicopolis.
La cicala invece, seduta sul suo ramo, lavorava al notebook e cantava continuamente canzoni heavy metal. Ormai operava su parecchi mercati in contemporanea, con investimenti incrociati sempre più audaci e complicati. Ogni tanto lanciava un Yeah, dopo qualche buon affare concluso.
– Ma non hai paura che il vento cambi, un giorno o l’altro? Non funziona così in Borsa? – Chiese un giorno la formica, togliendosi per un momento la cuffia del call center e guardando in alto.
– Chi non risica non rosica – disse la cicala – e attaccò a cantare un vecchio brano degli AC/DC.
Il tempo passava, tra i contratti a progetto sempre più scadenti e precari della formica e il trading online sempre più audace e spregiudicato della cicala. Una mattina la cicala controllò, come tutte le mattine, l’andamento dei suoi titoli e scoprì che il loro valore era sceso parecchio. Fece delle verifiche incrociate, si collegò con la piazza di Londra, prese contatto con il suo referente a Tokio. La situazione era chiara: c’era una forte crisi sui mercati e tutto ciò che aveva accumulato stava rischiando un forte crac. L’unica strada era speculare ancora più audacemente, cavalcare la crisi globale. Cominciò a comprare grano, su tutti mercati. Poco alla volta cominciarono a farlo anche gli altri, e il prezzo del grano, fatalmente, aumentò. E di conseguenza diminuirono i già scarni salari per i lavori precari della formica.
– Cicala, ma che sta succedendo? – Chiese un giorno la formica.
– Ehm, vediamo come te lo posso spiegare: c’è stata una contrazione nei mercati asiatici, il prezzo delle materie prime è schizzato, poi si è alzato lo spread, i derivati sono impazziti, c’è stato lo sciopero dei mezzi, è piovuto a dirotto, insomma, – disse la cicala – ora sono cazzi vostri.
A causa della speculazione, le formiche stavano morendo come mosche. La cicala le guardava andarsene a una a una e un po’ le dispiaceva ma, che poteva fare? Lei scommetteva sul grano perché pensava che gli altri pensassero che il prezzo sarebbe cresciuto. E infatti cresceva. Ad ogni Yeah che lanciava erano migliaia di formiche che tiravano le cuoia.
– Cicala, – disse la formica – ma non puoi fermarti ora? Hai accumulato grano per generazioni.
– Allora non hai capito come funziona – Disse la cicala. – Se non lo faccio io lo faranno altri. La macchina non si può fermareee… – Cantilenò euforica digitando come una pazza.
– Ma non è possibile, – disse la formica, che adesso si stava davvero incazzando – abbiamo sempre lavorato senza fermarci mai, morire di fame non è giusto!
– Uuuh, giusto, sbagliato, pipipi pipipò, sempre a lamentarvi. – Disse annoiata la Cicala. – Non è colpa mia se avete le mani bucate. Cambia città, inventati un lavoro, divertiti, scopa di più.
– Non può finire così, disse la formica.
– Cara formica, purtroppo per il momento finisce proprio così. Yeah – La cicala premette Enter sul suo Notebook e la formica morì.
