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“Lo Chiamavano Jeeg Robot” di che genere è?

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Ha detto Claudio Santamaria: “il mio eroe è a metà fra Batman e Sordi”. Aggiungeteci il noir del tipo camorra cattivissima, più intrighi sociali, bombe nelle piazze e commedia sentimentale...

È un bel film, ambizioso e pieno di cose, e quindi qualche difetto ce l’ha. Ma non voglio parlare dei difetti e in sostanza nemmeno del film in sé. Mi è piaciuto sia chiaro e se cercate on-line troverete un sacco ed una sporta di commenti per lo più positivi. Se avete visto il trailer una idea ve la siete già fatta. Il consiglio è andate a vederlo.

Dal punto di vista strettamente narrativo il maggior pregio ed il maggior limite del film è che manca completamente l’universo di riferimento che di solito è affollato di altri supereroi. Non vi sembri poco, anzi, è tantissimo! Quando la DC Comics lanciò Superman, lui era l’unico personaggio del suo mondo, anzi del suo universo narrativo. Quando poco dopo sempre la DC comics lanciò Batman, stessa storia: anche Batman era l’unico personaggio del suo universo narrativo. Stessa identica cosa per i Fantastici 4, nel Mondo della Marvel Comics. POI, inevitabilmente mi viene da dire, subito dopo i personaggi sono stati fatti incontrare. Vivevano in città diverse, avevano caratteristiche diverse (Batman era un miliardario probabilmente wasp, come Flash Gordon, mentre Superman era un immigrante illegale!), ma come era inevitabile si sono incontrati. I vari “universi” poi addirittura si sono moltiplicati soprattutto negli ultimi anni, ma vi risparmio l’incredibile panoplia di eventi, sottoeventi, incroci: poco ci manca che mettano Paperino in mezzo a l’Uomo Ragno e Flash! Invece nella Roma di Jeeg Robot, anzi di Enzo Ceccotti c’è solo lui e almeno all’inizio nessun altro (rischio spoiler…) e questo fa un effetto straniante. Certo, a me lo ha fatto, conosco i vari universi dei supereroi e sono tanto affollati da essere quasi ridicoli, letteralmente una calca di dozzine di supereroi di tutti i tipi, poteri, forme, colori, razze ormai anche tendenze sessuali!Ma non credo solo a me.

A “Torbella” c’è solo lui! Ma che dico, in tutta Roma, in tutto il pianeta, c’è solo lui. Ripeto: è estraniante. Tant’è vero… (minaccia di spoiler). La prima risposta alla domanda del titolo è, sì, è un film di fantascienza. L’anno scorso ci aveva provato Salvatores con “Il Ragazzo Invisibile” e ci era riuscito a mio parere: altro film italiano di FS solo ambientato a Trieste anziché a Roma e il ragazzo del titolo è un mutante dotato del potere della invisibilità che però gli viene in un qualche modo da un fantomatico e remoto incidente nucleare accaduto anni prima in Russia, anzi, nell’allora Unione Sovietica. E quindi questo è un elemento comune: anche Enzo Ceccotti diventa una specie di Jeeg Robot per colpa di un fusto carico di sostanze radioattive nascosto insieme ad altri sotto un barcone sul Tevere nel quale si viene a trovare “immerso”, ma direi avvolto, permeato, inglobato: bella la scena, semplice e senza grandi effetti speciali, ma convincente, roba da Cinecittà mica da computer grafica! Cartone non pixels!

È FS ma FS d’antan, di quella “vecchia”, antica quasi, vintage, roba da anni 50 quando impazzavano film e fumetti con animali ingigantiti dalle radiazioni: medusone, formicone, ragnoni, ma anche cavallettone, apone, insomma tutto lo zoo, umani compresi.Vi risparmio la genesi dell’Uomo Ragno. Oggi un “gimmick”, un trucco di questo genere, la radioattività che ti trasforma e ti dà ultrapoteri, ad esempio in America, non lo userebbe nessuno. È datato. E invece no, Mainetti il regista se ne è fregato alla grande e lo ha usato. E ha fatto benissimo!

Il film prosegue inanellando un elemento dietro l’altro di altri generi: la commedia a pieno titolo, si ride proprio, non vi starò a spoilerare le scene, ma si ride! Ha detto bene Claudio Santamaria, “il mio eroe è a metà fra Batman e Sordi”; aggiungeteci il noir del tipo camorra cattivissima, Gomorra e Suburra, più intrighi sociali, bombe nelle piazze addirittura! E dulcis in fundo, la commedia sentimentale: la storia d’amore lacrimevole c’è tutta. Si tiene tutto, come dicono i francesi? Sì, secondo me si tiene tutto e mi viene da dire che tutte le tematiche, tutti i generi indicati sono all’interno del film che però è primariamente di FS. Non perché io sia un patito del genere, ma perché è già stato detto più volte: se metti un biccherino di noir in una love story fai un misto, o una love story un po’ noir o un noir un po’ love story, dipende quanto ci metti dell’uno o dell’altro; se ci metti anche solo un sorso di FS fai una storia di FS. È una questione di contaminazione? No, non mi piace la parola contaminazione che ha a che vedere con la malattia, preferisco parlare di meticciato, che ha a che vedere con il sesso. Il fatto è che se il sorso, il bicchierino di FS pur piccolo che sia, se lo vuoi mantenere coerentemente, devi coerentemente mantenere tutta la struttura della storia come fantascientifica. Non se ne viene fuori. La love story può sparire nel noir o il noir nella love story, o puoi abbandonare del tutto l’aggiunta. Ma la struttura portante di una storia di FS, poniamo il fatto di stare dentro una astronave, quello non te lo puoi MAI dimenticare. I superpoteri di Ezio Ciccotti ci sono, durano per tutto il film, hanno una loro storia (non una spiegazione vera e propria, a parte la scena iniziale in cui il tutto accade, ma quello è uno stilema classico della FS) e hanno anche una diciamo così evoluzione laterale (di nuovo evito lo spoiler…). Per cui il film è dall’inizio alla fine un film di FS, anche se ad un certo punto smette di essere commedia, smette di essere un noir, smette di essere un film sentimentale.

Questo accade perché la FS è un genere potente, potentemente realistico, quasi veristico direi, forse iperrealista, ma mai simbolico o metaforico. Certo puoi usare una storia o uno stilema tipico della Fs, vedi la distopia postcatastrofica stile “1984” per rappresentare una paura dell’oggi, nel suo caso dello stalinismo. Ma se vuoi essere efficace devi rispettare fino in fondo le regole del genere. Orwell lo ha fatto, Heullebec con “Sottomissione” pure, anche se un po’ di meno, Ammanniti con “Anna” idem. Ma la lista sarebbe lunghissima. Sembra che sempre più spesso, ma che dico?, sono anni che è così, gli scrittori mainstream si rivolgano agli stilemi, alle idee, alle tematiche della FS per raccontare una storia che altrimenti non saprebbero come raccontare. Sant’iddio, perfino “Cecità” di Saramago è pura FS! Molti lo negano, perché si sa, la FS è antipatica, ansiogena, è subletteratura, robaccia. Liberissimi di farlo, ovviamente, e liberissimi anche di non rispettare le succitate regole, difficilissime a definire, onde evitare risse e liti; ma alla fine anche se non si può facilmente definire cosa sia la FS è sempre possibile dire se una storia NON è FS. E questo film è pienamente FS.

Oltretutto l’idea che l’inquinatissimo Tevere (c’è chi lo chiama biondo e chi zozzo, fate voi) sia perfino radioattivo e portatore di trasformazioni di uomini normali in supereroi, beh, è una idea geniale! Molta ironia. La scena finale sul Colosseo è da cult movie.

https://iltredicesimocavaliere.wordpress.com/2015/06/04/la-fantascienza-e-ansiogena-e-antipatica/

https://it.wikipedia.org/wiki/Il_ragazzo_invisibile

https://it.wikipedia.org/wiki/Lo_chiamavano_Jeeg_Robot

Regista Gabriele Mainetti, sceneggiatura di Nicola Guaglianone e “Menotti” (che sarebbe poi Roberto Marchionni), Claudio Santamaria interpreta Enzo Ceccotti, il cattivo è Lo Zingaro (interpretato da Luca Marinelli), Alessia, interpretata da Ilenia Pastorelli. Tutti bravissimi, per non parlare di tutti gli altri altrettanto bravi.

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