Confessioni di un dito

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Data

Tredici anni fa, ero un piccolo dito della mano, bianco come la neve e morbido come un cuscinetto di piume. Ero un giocattolo per chiunque; mi toccavono, mi accarezzavano, non smettevano un minuto di muovermi e mi trasmettevano il loro calore corporeo.

Tredici anni fa, ero un piccolo dito della mano, bianco come la neve e morbido come un cuscinetto di piume. Ero un giocattolo per chiunque; mi toccavono, mi accarezzavano, non smettevano un minuto di muovermi e mi trasmettevano il loro calore corporeo.
Era bello, sì, dolce da parte dei più cari, eppure non mi lasciavano un secondo in pace, mi scuotevano, mi stringevano, mi baciavano… non capisco cosa ci trovavano di speciale.
Con il tempo la mia vita è cambiata; è diventata sempre più un orrore.
I giocattoli dei bambini piccoli, i passeggini, il parco e i pizzicotti… piano piano mi abituai a tutto, o almeno quasi.
La mia padrona iniziò a scrocchiare le dita dall’agitazione dei compiti in classe… ora capisco cosa intendono per stress adolescenziale, è ricaduto tutto su di me!
Ma andai avanti, mi si sciolsero un po’ le articolazioni; imparai a sopportare anche questo.
La sabbia, la neve, il freddo, il continuo digitare di stupidi messaggini su Whatsapp e il continuo prendere appunti durante le spiegazioni, tutto a ricadere su di me!
Tutto peggiorò quando iniziai ad essere utilizzato dal corpo per indicare. “non si indica! È maleducazione” continuavano a ripeterle, eppure non sentiva, o forse, non voleva capire.
Fatto sta che continuò a farlo.
Poi arrivò la pallavolo, “ammortizza la palla con le prime tre dita e respingila fuori con il movimento adeguato!”. Quanto ho odiato queste parole.
Poi la situazione peggiorò ulteriormente, il continuo bisogno di avere le unghie curate e colorate… lo smalto, i pennarelli indelebili… ma perché!?
I compiti in classe lunghi sette colonne, i temi, le crocette, le domande a risposta aperta, i bracciali fai da te e le perline minuscole, le odiose etichette con il prezzo da staccare per ogni regalo da incartare ed ogni singola lattina o bottiglia da stappare… tutto a ricadere su di me!
Anche ora, per scrivere questo testo, il maggiore sforzo tocca a me, oh povero piccolo dito, perché proprio io? Il pollice è così grande… eppure si occupa solo di spingere il tasto dello spazio, grande anche lui.
A volte avrei preferito essere un mignolo invece che un indice, così piccolo e beato, discreto e minuscolo, elegante e signorile.

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