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La signora che serve il caffè è obesa, ma non lo sa. Ha le unghie lunghe e un corpetto che la strizza per bene e un viso che è lì lì per scoppiare.

La signora che serve il caffè è obesa, ma non lo sa. Ha le unghie lunghe e un corpetto che la strizza per bene e un viso che è lì lì per scoppiare. C’è poco da fare per lei. Si veste così anche a dicembre e il marito non le dice niente. Oggi però fa tanto caldo e lei si tiene forte al bancone.
Marco tiene davanti il solito giornale sportivo.
– Domani comincia il campionato, vogliamo dare uno sguardo?
Così mi avvicino e inizio a leggere le prime puntate poi chiudo il giornale di colpo. In Piazza della stazione di Prima Porta certe mattine puoi sentirti fuori luogo. Sono più rumeni che italiani. Uno di questi passando davanti al bar come ogni mattina ha caricato per bene la gola e ha sputato. Beccando proprio un suo amico sulla nuca. Quello non se n’è accorto e ha continuato a rigare dritto con quell’altro che gli rideva dietro.
– Che cristo se sono amici perché diavolo non avverte l’amico?
Marco mi guarda e sbotta a ridere di cuore. Quel gran cazzone che non è altro… che cosa diavolo ride. Vorrei vedere se io gli sputassi sulla nuca come reagirebbe. Fanculo lui è tutti i russi gli dico.
Marco smette di ridere e mi guarda fisso:
– Che cazzo non sono russo… sono polacco. Lo sai bene perché fai il cretino?
La signora che serve il caffè ci porta due sambuche e mi sorride. Poveretta, è innamorata di me da quando una mattina che mi girava bene le ho detto che l’amavo. Anche lì il marito non aveva detto niente.
– Adesso ti racconto una storia che ti mette al tuo posto cazzo di un italiano.- Mi fa Marco. E inizia con questa storia dei tre morti.
– Ti racconto come è morto mio nonno… magari ti entra in zucca che noi siamo gente con le palle. Era un inverno freddo… di quelli da meno trenta. Nemmeno la vodka basta per quella roba. Ci vuole il carbone. Solo che nel paesino dove eravamo noi il carbone non veniva da due settimane. Una sera il mio bisnonno con sua moglie e uno zio di mio padre vanno a dormire. Si coprono per bene e si stringono l’uno contro l’altro. In mezzo mettono mio nonno che aveva sei anni. Verso le due di notte muoiono tutti e tre gli adulti e mio nonno rimane solo dov’è… per tre giorni. Nessuno si era accorto della cosa. Mio nonno per tre giorni ha vagato in quella casa con tre morti… i tre morti della sua vita… quelli che lo hanno svezzato.
– Quelli che lo hanno svezzato?
– Al mio paese c’è un’antica leggenda che dice che serve vedere un morto di notte per far diventare un bambino un uomo… si vede bene che da te ancora deve arrivare.
– Per forza che non sì è ancora presentato… io faccio il turno di notte in edicola… dormo di giorno… come cazzo faccio a vedere i morti da sveglio.
– Prima o poi vedrai che sarà buio anche a mezzogiorno… è una frase del libro di Giobbe, ricordatela.
Per lui la morte e Giobbe erano tutto. Per me il caffè di quella mattina era tutto. Era evidente che tra me e lui c’era qualcosa che non potevamo dire, ma che ci separava. A quel punto io gli raccontai come era morto mio nonno… ma si vedeva bene che non era la stessa cosa. Lui la storia l’aveva raccontata con più gusto.

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