Una spada spunta dalla giacca blu con spalline frangiate di una ragazza e il suo amico dall’enorme parrucca riccia nera, tenta di assestare un violino di plastica dentro il borsone.
«La prof. pretende religioso silenzio quando legge Dante perché è “cosa sacra” – dice l’emaciato giovane alla compagna con cui ha disertato la scuola – ma l’unica cosa sacra è questa», prosegue sventolando in aria “From hell”, una graphic novel di Eddie Campbell.
Non sono gli abituali passeggeri quelli diretti oggi alla Fiera di Roma. In genere nel sedile accanto non troviamo Brook di One Piece e Lady Oscar.
Il treno si ferma e alla spicciolata gruppi di persone raggiungono i tre padiglioni destinati al Romics. Festival Internazionale del fumetto, dell’animazione e dei games. Pochi coloro che si presentano privi di costume (oltretutto rigorosamente artigianale), pertanto le scale mobili si trasformano in una bizzarra passerella di cosplayers convinti, compunti, imbarazzati, approssimativi, nerdacchioni, caciaroni o solitari.
L’entusiasmo che trasudano non basta ancora, alle undici di mattina, a riempire una sala troppo ampia, popolata da locandine cinematografiche di Capitan Harlock 3D, La ragazza di fuoco, Thor – The dark world, Cattivissimo me, prossimi alla proiezione.
Tra uno stand e l’altro balzano fuori manciate di zombie con tanto di sneakers rosa e zaino dell’Eastpak, o di dame ottocentesche con stivali neri borchiati.
Uno squarcio si apre dal pavimento e l’Enteprise di Into Darkness – Star Trek precipita nel vuoto. Come madonnari del Terzo Millennio, gli abili street artists dipingono a terra attraverso una prospettiva tridimensionale e il pubblico, anziché limitarsi a gettare monete sul disegno, interagisce con esso, si fa immortalare nel fondale fantascientifico mentre simula di precipitare nell’abisso.
Accanto alla mostra delle eroine dei fumetti, “Donne degli altri mondi” sfila un altrettanto espressiva mostra di adolescenti in carne e ossa che, almeno per un giorno, possono vestire i panni di principesse galattiche, aliene, dark lady, guerriere e maghe.
E alcune di loro, provviste di medaglione e bacchetta magica, pronunciando la formula “pampulu-pimpulu-parim-pampù” si trasformano nella sinuosa e accattivante Creamy, cantante dai capelli viola, disegnata negli anni ’80 da Akemi Takada, presente in fiera.
Dalle bianche e luccicanti postazioni da gioco del Nintendo DS e Wii, si elevano cappelli di paglia a falda larga, cappelli a veletta, elmi, cilindri altissimi e berretti di Supermario Bros.
Stand gremiti di marshmallows, di gioielli a forma di pasticcini, di fumetti, di giochi di strategie e di tattica, di gadget del mondo animato in cui Hellokitty e Peppa Pig convivono pacificamente con Batman e V per Vendetta.
Poi le vignette satiriche, sferzanti, irriverenti, come quella che vede in copertina un Gesù con i tacchi a spillo e gli occhiali a goccia.
C’è un tipo che davanti allo schermo improvvisa la coreografia di Star Wars.
C’è un tipo che spara pallottole d’aria ai passanti con un secchio di plastica.
C’è un tipo ignaro che legge una saga di vampiri vestito da Luigi XV.
E c’è un tipo con il volto deturpato che vuole trascinarti in un’ambientazione post atomica.
Fuori dai padiglioni intanto, da un lato è in atto un duello di spade tra Asterix e Obelix, dall’altro, sulle panchine, Capitan America mangia marshmallow insieme a un’anime manga con capelli verdi traboccanti di fiori di seta, pettini di legno e forcine di giada.
Sulla porta dei bagni si concentra un capannello concitato di coloro che hanno tralasciato gli ultimi accorgimenti. Lo strato di trucco, seppur pesante, inizia a colare per il caldo ma un’accorta fata turchina si appresta a tamponare di cipria le guance degli amici. Lady Oscar si stringe la fusciacca e sistema il foulard di Brook che, insofferente, ripassa l’esistenzialismo per l’interrogazione dell’indomani.
Tutti pronti per il Romics Cosplay Award, premio per il miglior costume, di certo più ridimensionato rispetto allo strabiliante “papà” World Cosplay Summit, organizzato da una tv giapponese.
Ci provano comunque, anche i nostri cosplayers, all’estrema cura del dettaglio: lenti colorate, unghie decorate da nail artist, chiome ritagliate dal cartoncino, tute di spandex con strati di silicone, strascichi fluttuanti dipinti a mano. Il fumetto diventa velluto, teffetà, organza e raso e si rapporta con la multimedialità nel grande palcoscenico del movie village.
Romics
Festival Internazionale del fumetto, dell’animazione e dei games
Fiera di Roma
dal 3 al 6 ottobre 2013

