Paul Buekenhout: “Probabilmente questa costituzione sarà letta da più persone di quella vera”

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La Costituzione europea in versi L’Europa non ha una Costituzione. Diamogliene una in versi. Questo l’obiettivo di un gruppo di più di 50 poeti, europei di nascita...

La Costituzione europea in versi

L’Europa non ha una Costituzione. Diamogliene una in versi. Questo l’obiettivo di un gruppo di più di 50 poeti, europei di nascita o di adozione, che si sono cimentati nella creazione di un poema originale in 30 lingue diverse, un’opera divertente, toccante, anche dolorosa, a tratti irriverente.
Promotore dell’iniziativa è il Collettivo dei Poeti di Bruxelles, che ha lanciato l’iniziativa l’anno scorso. Hanno aderito poeti da tutta Europa, almeno uno per ogni paese europeo, e non europei, rifugiati nel nostro continente.
Il risultato di questo sforzo collettivo è stato presentato al pubblico il 27 marzo, nello spazio culturale Flagey a Bruxelles.
La scena è essenziale, una struttura in legno che ricorda gli antichi emicicli, riscaldata da poche luci. Sui gradini, due sedie e una selva di microfoni.
Uno schermo gigante domina il palco. Lì, un toro di bronzo sormontato da una figurina umana sembra un dirigibile proiettato in un cielo misto di blu e nuvole, luminosissimo. Rappresenta il mito di Zeus che, trasformato in toro, rapisce la bella Europa.
Lo spettacolo si apre con l’arrivo dei poeti, sono circa una ventina, di età diverse, chi abbigliato in giacca e cravatta chi casual.
Passano attraverso il pubblico e si dispongono davanti ai microfoni.
Sul lato sinistro del palco c’è un tavolo dove una ragazza annuncia gli articoli che saranno letti, sottolineando l’annuncio con un sonoro colpo di martello, come fosse una sentenza.
I poeti iniziano la declamazione: si parte dal preambolo, seguono gli articoli, divisi nei vari Capitoli. La narrazione avviene a salti, la ragazza col martello chiama l’articolo 1, poi il 2, poi il 4.
Ogni poeta usa la propria lingua. Si odono accenti non consueti e non subito reperibili, come il maltese, o l’estone, o il siriano.
Lo schermo è ora uno sfondo nero su cui si sussegue la traduzione dei versi in francese, fiammingo (le due lingue ufficiali del Belgio) e inglese.
Dopo i primi articoli, pausa. Una donna sul palco inizia a cantare. Le risponde un coro apparso chissà come nella parte superiore del loggione, proprio sopra le nostre teste, sembra quasi di essere in una chiesa di paese durante la messa. Sempre cantando il coro scende tra il pubblico in platea in una lenta processione e si dispone sul palco. Gli uomini e donne che lo compongono sono vestiti da tutti i giorni, l’impressione è che rappresentino ognuno di noi, le persone che incontriamo per strada.
Da questo momento in poi il canto intervalla le declamazioni. Tutto lo spettacolo è dominato da un senso di grande movimento. I poeti si alternano, chi seduto, chi in piedi. A volte un poeta si porta sul davanti della scena per un “assolo”. Il coro si muove, prima lateralmente, poi verso il retro del palco, infine poeti e corale si mescolano. Anche il muoversi delle frasi sullo schermo, la differente lunghezza dei testi e il battito del martello contribuiscono a questa sensazione di ritmo irregolare.
Degli articoli, alcuni commuovono. Altri provocano e sorprendono. Molti sono divertenti, pieni di humour, come “il diritto al silenzio”: cinque minuti buoni di silenzio assoluto, mentre sullo schermo campeggiano tre puntini in parentesi quadra, ripetuti tre volte. O il diritto alla pigrizia: “Il bravo giardiniere apprezza l’ombra del melo”. Oppure la parodia particolarmente riuscita della maggioranza qualificata, in cui formule intricatissime e percentuali si susseguono fino ad arrivare al fatidico raggiungimento del quorum… o forse no? “Si esita” ammonisce lo schermo.
Per l’Italia è Fabio Scotto a declamare il diritto dei “bambini molto capricciosi”:

“[…] Che sia sempre mattino
Grazie a loro nel mondo
Che sia multicolore il girotondo […]”

A conclusione, il coro intona l’inno europeo, usando la parola “pane” in ogni lingua europea, ufficiale e non, e in tutte le più importanti lingue del mondo comprese alcune minoritarie.
Il pubblico ride, applaude, partecipa.

Uno spettacolo che tocca cuore e mente, che fa ridere e pensare. Si lascia la sala con la sensazione di avere respirato un’aria diversa, con il cuore leggero e la mente più attenta.
Ne parliamo con Paul Buekenhout, che è stato l’iniziatore della serata dal titolo “La Costituzione europea in versi”.
Com’è nata l’idea di una Costituzione europea in versi?
Era l’estate del 2007, e stavamo cercando una forma di collaborazione tra Passaporta e Europalia (ndr. organizzazione culturale nata per diffondere arte e cultura europee). David Van Reybrouck, il fondatore del Collettivo dei Poeti di Bruxelles, ha avuto l’idea di fare qualcosa sulla Costituzione europea. La proposta ci ha colpito, era qualcosa di inatteso, con un grande potenziale. Da lì è nata la riflessione.

Di cosa si tratta esattamente?
Abbiamo voluto proporre una costituzione poetica che potesse essere il contraltare di quella politica, bocciata dai referendum francese e olandese nel 2005. Il testo base è stato elaborato dal Collettivo, che ha definito la lista dei temi da trattare. Abbiamo quindi cercato delle collaborazioni per gli articoli mancanti. Due poeti del Collettivo, David Van Reybrouck e Peter Vermeersch, si sono occupati della redazione finale, organizzando gli articoli e dando al tutto una forma coerente.

Come avete trovato e scelto gli autori?
Inizialmente la “Costituzione europea in versi” doveva essere un’opera del Collettivo con il contributo di qualche altro poeta. Ma poi ci siamo resi conto che, perché fosse veramente una Costituzione europea, c’era bisogno di molti poeti, almeno uno per ogni paese. Abbiamo invitato a partecipare più di 50 poeti. Non tutti hanno accettato, ma le reazioni positive sono state moltissime.

Al progetto hanno contribuito anche autori non europei…
Essere europeo per noi non vuol dire solo avere una carta d’identità, ma anche vivere e lavorare in Europa. Alla Costituzione hanno partecipato poeti siriani, tunisini, berberi, afgani e zimbabweani che sono stati accolti nel nostro continente.

52 poeti, più di 20 lingue, 70 traduttori, una corale. Uno sforzo organizzativo notevole… Quanto tempo ci è voluto per realizzare il tutto?
Ci sono voluti 14 mesi, dalla concezione alla rappresentazione a Flagey. Un progetto ai limiti della megalomania!
I traduttori in particolare hanno fatto un lavoro enorme. Tutti i poeti hanno scritto nella loro lingua natia, si tratta di più di 30 lingue incluso il berbero.
I testi originali sono stati tradotti in inglese, francese e fiammingo (ndr francese e fiammingo sono le due lingue più parlate in Belgio), poi siamo passati alla redazione finale. Per poter arrivare ad un testo finale coerente, non tutti i poemi hanno potuto essere utilizzati.
La “Costituzione europea in versi” è stata presentata al Parlamento europeo a Bruxelles nel gennaio 2009, e due mesi dopo a Flagey.
La versione che è stata presentata a Flagey nel marzo 2009 è solo una parte dell’opera originale. Presentarla integralmente sarebbe risultato in una maratona poetica non adatta al pubblico.
La versione integrale della Costituzione è disponibile in inglese, francese e fiammingo sia online, su http://www.europeanconstitutioninverse.com/, che in forma cartacea. Sul sito è possibile trovare anche la versione originale in più di trenta lingue.
Dopo Bruxelles, sono previste rappresentazioni a Barcellona, Praga e Stavanger.
Saremo anche a Parigi, anche se non sappiamo ancora quando.

La Costituzione europea è morta? Può esistere solo nel mondo della poesia?
Sì, credo che la Costituzione europea sia morta. Forse un giorno ce ne sarà un’altra… l’importante è che sia leggibile! A me quella proposta è sembrata incomprensibile, così com’era non poteva essere accettata dalla popolazione. In alcuni casi non è stata letta neanche dai politici che l’hanno votata. È questo il problema della Costituzione, dell’Europa in generale direi. All’iniziativa di un’entità senza volto abbiamo contrapposto l’opera di 52 poeti in carne ed ossa. La poesia non è per tutti, ma probabilmente questa costituzione sarà letta da più persone di quella vera.

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