Avete presente quella canzone di Nat King Cole As Time Goes By? Quando penso al mio vicino mi torna alla mente. Lui ne è la migliore incarnazione, soprattutto quando improvvisa pezzi come l’altro giorno. Io e lui soli e lui a improvvisare quel pezzo. Ma forse i pezzi così non s’improvvisano.
Lui era appena tornato e aveva parcheggiato la macchina a cazzo sul marciapiede.
-Che cazzo… bel parcheggio.
-Scusami ora la metto per bene, zio. È che vado di fretta.
Io non sono suo zio e a dirla tutta mi sono fatto la sorella. Quindi non siamo per niente parenti. Lui si avvicina con l’aria agitata. Ha voglia di sedersi e parlarmi con calma. Ma non può. Tiene una mano nel giaccone e si vede che nasconde qualcosa. Se non lo conoscessi direi che mi vuole fare la festa.
Arriva a tiro di sussurro e mi fa:
– Sai dopo gli incidenti dell’altra notte su via della Giustiniana… meglio stare premuniti zio.
Su via della Giustiniana, a meno di un km da dove stavamo noi, avevano rapinato tre case. Due erano ville, l’altro un appartamento da due soldi. I sospettati erano un gruppo di rom. Due case le avevano solo svaligiate. Senza farsi nemmeno sentire. Il problema era stata l’ultima. L’appartamento da due soldi. I proprietari avevano sentito i rumori e si erano alzati e quelli senza pensarci due volte li hanno accoppati a forza di calci.
– Vieni in casa che ti faccio vedere per bene zio.
Ultimamente si parla solo di rom qui giù. Solo di loro. Anche perché sono in maggioranza in questa periferia. Niente filippini, o algerini. Solo rom. E noi Italiani è quanti sono loro. Tanto che un mio amico ha detto che ci si sente come in America nei primi del novecento. Quando la terra di nessuno era conquistata dagli immigrati mal visti dagli yenky. Io ci avevo messo un po’ per capire. La nostra è l’Italia, come fa a essere una terra di nessuno. Come fa a essere l’America.
Entriamo in casa e il mio vicino si asciuga il sudore e si toglie il giaccone. Non l’avevo notato, ma effettivamente portava una giacca fin troppo pesante per il mese. Se la toglie e la mette all’attaccapanni dietro di lui e si siede tirando uno sbuffo.
– Mio Dio, una paura… pensavo che qualcuno potesse vedermi.
Con una certa calma mette sul tavolo un astuccio in cuoio con delle iniziali stampate in oro. La casa è vuota e dalle tendine entra una bella luce autunnale che gli illumina la faccia. E’ una faccia nervosa e tesa. Che non vede l’ora di tirare un altro sbuffo.
Si guarda ancora una volta intorno e apre l’astuccio. Dentro c’è un’automatica. Sembra una Beretta. Lui la impugna e fa: – Cavolo con questa che ci vogliono raccontare… che mi vogliono venire a dire?
La guarda come se fosse una bella donna.
– Questa vuol dire noi non ti vogliamo!
– Dove cazzo hai preso quel ferro? – Gli faccio.
– L’ho ordinato tre settimane fa… ho dovuto aspettare per la burocrazia, però ora è qui. L’ho pagata settecento euro, ma non mi frega zio, è importante averla di questi tempi… mi hanno dato anche un kit per lucidarla. C’è anche un dvd con le istruzioni…
– Farai saltare la testa a qualcuno con quella.
– E’ un problema loro. Hai sentito che ho detto… questa vuol dire che non li vogliamo zio. Forse devi solo impugnarla. Perché non la prendi un attimo in mano. Senti il peso… forse non mi puoi capire se non ne hai mai toccata una. Provala zio.
Presi la pistola in mano. Non è che non avessi altri pensieri in quel momento, ma mi venne naturale pensare a com’era comoda nella mia mano. Aveva una bella impugnatura anatomica. Inoltre c’erano lungo il dorso tanti pallini in gomma come per non farla scivolare. Tentavo di pensare ad altro, ma la testa mi tornava su quanto fosse comoda e leggera.
– Cavolo non avevo mai notato questa cosa dei pallini per non farla scivolare… anche se hai le mani sudate sei a posto.
– Già è una vera bellezza. Zio prova a puntare da qualche parte… tanto è scarica. Prova dai.
La cosa mi rendeva un po’ nervoso. Ma comunque ci provai. La puntai contro un quadro di questi che si trovano all’Ikea. Non lo feci di scatto, ma con calma. Distesi il braccio e poi presi la mira. C’era qualcosa che mi diceva che dovevo gustarmelo quel momento.
– Bravo zio ci sei… bravo!
Lui si alza e dà un‘occhiata in salotto per vedere se c’è qualche figlio in giro.
-Ti va di vederlo con me zio… magari poi te la compri anche tu… meglio saperne un po’ su questa roba. Magari ne guardiamo solo metà… era nella confezione vedi.
Il mio vicino mette il dvd e accende la tv. Il titolo era l’Arte di tenere le armi in buone condizioni. Un tizio con un paio di occhiali gialli si presenta. Ha un tavolo davanti a sé con quattro pistolone. E’ un americano o un inglese. Comunque ci sono i sottotitoli. Inizia con la prima. La smonta e spiega come lucidarla. Il mio vicino va in cucina e prende un paio di birre. Poi torna. Aveva ancora la faccia di uno che stava guardando una bella donna. Ma una sottile paura lo faceva tremare o forse era solo eccitazione.
Guardando il mio vicino non era difficile capire quella storia sull’America. Un tempo erano loro a venire da noi. Questo era l’ombelico del mondo. Da loro erano solo storie violente. Ma oggi? Davanti al mio vicino che si abbuffa di salatini davanti a quel tizio dagli occhiali gialli?
– Dico davvero zio… dovresti fartela anche tu…
