Beppe Severgnini: “Noi siamo un paese normale, ma siamo anche un paese che produce Botticelli e Berlusconi…”

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Ottanta pizze, anzi per la precisione ottantacinque, per conoscere gli italiani all’estero e capire anche un po’ in che modo l’estero guardi agli italiani. Ce lo spiega Beppe Severgnini

 

Ottanta pizze, anzi per la precisione ottantacinque, per conoscere gli italiani all’estero e capire anche un po’ in che modo l’estero guardi agli italiani. Ce lo spiega Beppe Severgnini, nota firma del Corriere della Sera, che ha raccolto in un libro, Il giro del mondo in 80 pizze, i suoi incontri con i connazionali emigrati. Tutto iniziò dieci anni fa, quando il giornalista decise di incontrare, nel luogo più democratico possibile (una pizzeria) i suoi lettori, italiani e non. Veicolo di colloquio, scambio e, perché no, organizzazione delle pizze, il forum italians, sul corriere.it, dedicato proprio agli italiani all’estero e aperto a tutti.

Come vivono gli italiani all’estero. Perché lo racconti agli italiani che poi hanno deciso di restare?
Il libro si può dire che è un libro di viaggi doc. In Inghilterra, in America, esiste una grande tradizione di travel book, cioè il libro di viaggi, in Italia esiste un po’ meno, perché noi italiani andiamo nei posti e siamo convinti di saper già tutto. Un po’ è vero, però, la nostra intuizione qualche volta è un handicap, perché più sei bravo a intuire le cose più hai la tentazione di non prepararti e questo è un problema nazionale italiano. Presentare il libro precedente (La testa degli italiani ndr), mi è sevito a ragionare su questo. Quello era un libro sull’Italia, per spiegarla agli stranieri, questo è un libro per gli italiani, per spiegare come noi viviamo nel mondo.

Che vuol dire “come vivono gli italiani” nel mondo?
Vuol dire che noi siamo un paese normale, ma siamo anche un paese che produce Botticelli e Berlusconi… che, qualunque sia la propria opinione politica, sono due persone un po’ diverse. O no? Forse però a tutti e due piacevano le ragazze bionde, ma questo  un dettaglio.

Forse al secondo piacciono più le more…
È vero anche questo. Non ci sono delle bionde ministro, dovevo pensarci a questo aspetto.
Comunque, ci sono cose che sono avvenute in questi anni, non solo come questa che la dice lunga e non è facilissima da spiegare a noi stessi, figurati quando poi sei a San Pietroburgo, l’Italia è un paese che si presenta ai campionati 2006 in mezzo a uno scandalo del calcio più orrendo possibile e fa un grandissimo campionato. Allora io vado in giro, parlo, racconto dell’Italia e trovo i miei Italians che spiegano a me il paese dove vivono. Questa è una rivoluzione copernicana nel mio mestiere, perché il giornalista, quando arriva alla mia età ha i capelli metallizzati, ha la foto sulla copertina, ha la testolina sui giornali, gli scatta l’effetto pulpito. Ecco, questi lettori mi hanno spiegato – non farlo, tu devi imparare da noi. Tu arrivi a Beirut, ma cosa ne sai del Libano? Noi siamo qua, siamo dottori, siamo cooperatori, viviamo qua, abbiamo sposato un libanese, una libanese -. Tu incontri a una pizza ottanta italiani che vivono a Beirut, vai via la sera e, per capire quello che sai alla fine della serata con loro, ci avresti messo una settimana.

Quali sono le caratteristiche comuni degli italiani che vivono all’estero?
Il tratto comune è il fatto di essere italiani. Le differenze ci sono, ma, mentre in Italia servono per litigare o per disprezzarci o per sospettarci, all’estero le differenze sono viste come una ricchezza. Le persone che in Italia litigherebbero su tutto, il ragazzo siciliano e la ragazza friulana capiscono che, aldilà della lingua e delle abitudini e del caffè e di quello che mangiano a colazione, vengono dallo stesso posto. Poi l’emigrazione di cui sto parlando è un’emigrazione professionale, che vuol dire i marinai della Costiera Amalfitana nel mondo, però anche i medici, gli avvocati, i cuochi, gli universitari. Gente che va lì a lavorare, magari per 6 mesi o per un anno, ma poi ci resta e non torna più.

Perché ha maggiori opportunità, le cose funzionano meglio, riesce ad emergere?
Purtroppo molte delle persone vanno via amareggiate e non tornano. L’argomento numero uno delle pizze è “torno o non torno?” e purtroppo la risposta, sempre più spesso, sta diventando “non torno”. In questi giorni, si sta parlando di università: il sistema dei concorsi italiani è, per definizione, truccato. I professori si mettono d’accordo e, se il professore è onesto, e ce ne sono viva dio, mette in cattedra l’allieva meritevole, ma è una captazione. Se il sistema è truccato, verrà utilizzato, sfruttato, non solo dal professore A onesto, ma anche dal professore B, disonesto, che mette in cattedra l’allievo scemo B2 perché gli ha fatto da portaborse e gli faceva pena, la moglie B3,  l’amante B4, che la moglie non lo sa e sembra un’altra studentessa, il figlio che magari non si può inserire e allora istituisce un’altra facoltà. Questo fatto ha permesso di fare cose di cui dobbiamo vergognarci, le università italiane sono piene di cose di cui dobbiamo vergognarci.

Questo tipo di realtà, a cui gli italiani che vanno via magari sono abituati, non è quella che poi trovano all’estero?
I ragazzi vanno via perché sono amareggiati, dicono “io questa roba non l’accetto”. E vanno in America magari, dove, se un professore fa uno scherzo di mettere la giovane amante in cattedra, oppure fa lo scherzo di obbligare i collaboratori a inserire la figlia nelle pubblicazioni scientifiche, ne va della sua fucilazione accademica. Le regioni e le città dove queste cose accadono di più sono quelle dove l’emigrazione è più alta e che producono una popolazione più amareggiata. La mia preoccupazione è questa, che questi ragazzi che noi abbiamo provveduto a formare, vanno e non tornano più.

Quali sono i maggiori argomenti di discussione, riguardo l’Italia vista da fuori?
Certamente, il nostro Presidente del Consiglio è stato un enorme argomento di discussione in questi anni, negli Stati Uniti meno, in Europa di più. Può piacere o non piacere a noi, però certamente la sua posizione di uomo tra i più ricchi del paese e la sua proprietà di mezzi di informazione è una posizione unica nel mondo. All’estero, è una cosa che colpisce molto, in più l’uomo ha uno stile particolare; quindi, se fa cucù alla Merkel la cosa passa, però la frase che ha detto su Obama, noi tutti sappiamo che non è razzista, però è inopportuna. Perché tu Presidente del Consiglio devi mettere in difficoltà i tuoi connazionali all’estero, sapendo che tutto il mondo la prenderà in un certo modo? Lui, di cose così, ne ha fatte parecchie.

E l’immondizia, la camorra…
Le vicende di Napoli, non c’è dubbio, sono state un grandissimo argomento di conversazione. Quando cercavo di spiegare un po’ i motivi, le cause, mi accusavano di voler coprire chissà cosa. Ho grande ammirazione di Saviano, e l’ho detto e l’ho scritto, ma dobbiamo sapere che questo diventerà il nostro marchio. Ha fatto bene a scriverlo, però noi dobbiamo anche ammettere che per fortuna non tutta Napoli è così, non tutta l’Italia è così. Quando dicevo questo loro mi dicevano che difendevo l’indifendibile.

Quindi ci sono delle cose che ci segnano e ci si attaccano addosso…
Ci sono cose con cui noi abbiamo imparato a convivere, facciamo parte del grande giro delle grandi democrazie occidentali, non dobbiamo confrontarci con i paesi più sfortunati di noi, dobbiamo pensare che noi abbiamo il dovere di misurarci con Francia, Germania, Inghilterra e possiamo anche insegnare a loro delle cose. La sbronza metodica del fine settimana, in Nord Europa, è una tragedia nazionale ed è un vero motivo di imbarazzo. Ognuno ha i suoi problemi, impariamo dagli altri ma ricordiamoci che dobbiamo misurarci con amici e che gli affari sporchi, con internet, la televisione, non si lavano più in casa. Noi poi, siamo pure spettacolari. Gli americani, ad esempio, l’hanno fatta grossa con il crac delle finanza,  però, quando hai ripreso il cartello Wall Street per tre volte, alla quarta volta basta. Il fatto dell’immondizia era un casino adatto proprio per il tran tran televisivo di tutto il mondo, c’era un disastro, pure spettacolare, su cui naturalmente hanno inzuppato tutti i media del modo.

E gli stereotipi?
Gli stereotipi esistono, negarli è infantile e inutile. Sapendo queste cose, è fondamentale comportarsi seriamente e onestamente, in qualunque città del mondo, in qualunque ufficio del mondo. Se uno mantiene la fantasia, la bellezza e lo stile di essere italiano, ma aggiunge l’affidabilità e la serietà che gli si richiede, avrà un successo immediato. Conosco una serie di storie di successo meravigliose. Gli italiani hanno uno stile che molti altri si sognano, però poi sanno che non devono arrivare dieci minuti dopo, ma cinque minuti prima, che non devono utilizzare il telefono d’ufficio per chiamare la parentele o fare i furbi sulle note spese. Sapendo che ci sono pregiudizi su alcune cose, metto un extra di attenzione.

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