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Fuga tra i rami

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Mi sentivo come un nodo in gola, quando la mia compagna di classe mi disse che alla prima ora ci sarebbe stata un’interrogazione a tappeto di geografia. La sera prima avevo provato a ripassare ma tutti quei nomi di città, fiumi e montagne non mi entravano in testa.

Mi sentivo come un nodo in gola, quando la mia compagna di classe mi disse che alla prima ora ci sarebbe stata un’interrogazione a tappeto di geografia. La sera prima avevo provato a ripassare ma tutti quei nomi di città, fiumi e montagne non mi entravano in testa. Così, dopo aver girato l’angolo della strada che percorrevo, invece di proseguire per la scuola, corsi verso il giardino pubblico. Mi fermai sotto la magnolia e decisi che quell’albero sarebbe diventato il mio rifugio per la giornata.

Iniziai a scalare il grande albero come fosse l’Everest e, arrivata in cima, mi sistemai tra i grandi rami. Faceva caldo e mi tolsi la sciarpa. Non la vidi cadere.
Da lì sopra potevo ammirare tutto il paese. Vedevo il municipio, la chiesa, la mia casa, la scuola, i negozi, i vecchietti in piazza a parlare dei loro tempi d’oro. Mi sentivo a mio agio, mi misi a leggere un libro di poesie cullata dal canto delle comari in uscita dalla messa e dal fischiettare dei muratori che trasportavano i calcinacci. Ero contenta di essere in quel luogo di quiete sopra il paese in fermento.

Ma, non appena iniziato un nuovo capitolo del libro di poesie, intravidi tra i fiori di magnolia il giardiniere. L’uomo anziano e scorbutico sgridava qualsiasi bambino o bambina che si avvicinava al suo giardino, che in verità era quello comunale. Mi accorsi in quel momento di aver perso la sciarpa. Il giardiniere ce l’aveva in mano. La usò per tappare il buco di un tubo innaffiatoio. Lo odiai.
Lui continuò per circa un’ora a trafficare con i suoi attrezzi tra le petunie. Sentii il suono in lontananza della campanella di scuola e cercai di scendere senza dare nell’occhio. Mi avvinghiai al ramo, presi lo slancio e mi lanciai nel cespuglio di ortensie. Il forte rumore prodotto dall’atterraggio fece girare il giardiniere che si mise a inseguirmi. Cercava di acchiapparmi e urlava dietro di me “ti prenderò piccola distruttrice di ortensie!”. Io ero naturalmente più veloce e agile e me la cavai. Ma, una volta a casa, mi resi conto di aver perso il libro di poesie che stavo leggendo sulla magnolia.

Il giardiniere utilizzò le pagine del mio libro per avvolgere i fiori recisi. Tenendomi alla giusta distanza, vidi giorno dopo giorno il libro assottigliarsi. Per fortuna era un libro di poesie che ben si accompagnava ai colori e ai diversi profumi dei fiori. Tutto sommato mi sembrò una conclusione simpatica.

 

©Elena Gullo (questo racconto è stato scritto durante il workshop di scrittura creativa realizzato da Scuola Omero presso la Scuola Media Statale Settembrini di Roma)

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