Dondolio

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La nostra infanzia ci abita. Basti pensare a quel fremito che ci prende davanti a un’altalena e che ci spinge a salirci sopra, anche se lo sappiamo bene che non è per adulti. Mi sorreggerà?, ci chiediamo. Ma già siamo sulla punta dei piedi...

La nostra infanzia ci abita. Basti pensare a quel fremito che ci prende davanti a un’altalena e che ci spinge a salirci sopra, anche se lo sappiamo bene che non è per adulti. Mi sorreggerà?, ci chiediamo. Ma già siamo sulla punta dei piedi e il corpo si lascia andare senza pensieri. Abbiamo abbandonato il timore in un istante, come fa un bambino. Abbiamo scelto di volare e niente potrà più fermarci. Tendiamo le gambe in avanti come se dovessimo toccare il cielo, e un istante dopo le ritraiamo assumendo una posizione fetale, affinché l’impennata successiva riesca a spingerci più in alto. Siamo un pendolo vivente, come l’inchiostro di una penna che raggiunge la fine del rigo per poi tornare indietro, un po’ più sotto, fino al cuore della nostra storia.

 

Questa settimana i nostri allievi ci aiutano a fare caso alla bellezza…

Mi faccio coraggio e striscio lentamente verso il tappeto. Alzandomi vedo davanti a me una finestra aperta e una donna in tailleur, sui tacchi a spillo, in bilico sul cornicione del palazzo. Sorpresa dalla mia presenza fa un passo indietro rischiando la vita come un’equilibrista. Non ho neanche provato a salvarla e già l’ho quasi uccisa… di Matteo Sollazzo

Seduta due file davanti a me, Alessandra occupava il suo banco con allegra sicurezza: con un’abile torsione del busto snello, androgino, si voltava verso noi compagni facendo frullare il caschetto biondo come ali di colibrì, in un movimento al tempo stesso rapido e vezzoso, proprio come un incantevole uccellino dal piccolo viso triangolare e gli occhietti vispi e scuri… di Simona Rotasso

Un giorno come tanti la vedo arrivare dal fondo della farmacia. Fa finta di guardare lo scaffale dei deodoranti. Prosegue lenta verso il banco dei farmaci continuando a osservare i prodotti sugli scaffali. Le luci sono troppo forti e la infastidiscono. Lo dice in una smorfia, senza parlare… di Giuseppe Colacchio

Io non piango, non piango mai. Da piccola mi hanno insegnato che piangere è da bamboccioni, impudico, una cosa sporca che fa di te un essere sporco. Mi dovevo vergognare di piangere quando mi rubavano i giocattoli, quando facevo gli incubi e c’era un mostro sotto al letto, quando mi rompevo una gamba cadendo dalla bici. Neanche al funerale della mamma mi fu concesso di piangere… di Damiana Marzano

Quella mattinata non era stata produttiva, e tutto quello che ero riuscito ad acquistare prima del mio rientro a casa erano solamente un chilo di patate. Quando al mio turno in cassa il commesso aveva comunicato il dovuto, avevo sentito le monete come bruciare dentro al mio pugno stretto; avevo lentamente girato e aperto la mano, mentre abbassavo lo sguardo verso le monete che tenevo sul palmo, opache e sporche. Avevo provato a prendere tempo… di Stefania Sonis

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