Esiste nel dialetto – come nelle parole inventate – qualcosa di inafferrabile per la lingua italiana. Enfasi e tormento. È quel campanello che fa rumore in una stanza ben riassettata. È un guizzo improvvisato non solo di una parola, ma della stessa idea di parola. È un impeto. È un’energia poco facile da domare. È un modo di pensare e non solo di comunicare. È un modo di scrivere quando quell’impeto lo richiede, quando al guizzo pizzicato urge palesarsi, quando la stanza, la lingua, il nostro modo di pensare vengono messi sottosopra. E ridefiniti: enfasi e tormento.
Questa settimana i nostri allievi pizzicano con audacia le loro storie…
Un giorno Gregor Samsa si svegliò. E, che mi venga un accipugno, si era trasformato in una grassacchiona bottiglia di Polonio-210… di Ilenia Mazzucco
Otto secondi. Suona la campana. Le urla della folla si fanno di colpo assordanti, strappandomi via dai miei pensieri. È segno che toccherà presto a me… di Benoit Previdi




