Impressioni di una settimana creativa

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C’è chi discute con chi ha di fronte ballando su sé stessa, forse quel passetto uno-due uno-due potrà essere la chiave di volta per il suo racconto...

C’è chi discute con chi ha di fronte ballando su sé stessa, forse quel passetto uno-due uno-due potrà essere la chiave di volta per il suo racconto; chi, col capo chino verso il laptop sulle sue ginocchia, si lascia confondere dai colori accesi della sua camicia sulla tastiera per centrare accelerate sinestesie; poi c’è chi si commuove leggendo il racconto in cui una vita vera viene spezzata ma poi reimmaginata proprio nei suoi ultimi istanti; c’è chi combatte un dolore fresco, riversandolo a piccole dosi su parole e immagini taglienti, imbrattandosi di sangue; chi, dopo la decima vasca lascia librare sulla pagina una farfalla; chi si addentra nella fantascienza perché la realtà è troppo becera, provocando un pianto interiore con la sua storia; chi sale su un’auto lussuosa per far respirare la propria fragilità; chi si insinua in uno spleen baudelairiano ma anziché di un couvercle scova una luna farsi grande e premere sui tetti delle case, della vita.
C’è chi ascolta con la mente, chi sente con l’anima, chi avverte il proprio corpo mutare di storia in storia.

 

Eccovi i primi racconti della trentunesima edizione della full immersion estiva omerica…
Buona lettura a voi. E ben ritrovati.

Si era alzato il vento e aveva portato con sé quella musica. Mario non si era chiesto da dove venisse. Aveva iniziato a seguirla, come se dovesse obbedire a un comando misterioso e irresistibile. La musica, dapprima indistinta, era divenuta chiara. Qualcuno stava suonando il pianoforte. Quella musica era un ricordo confuso, lontano… Maurizio P. De Rosa entra a passo felpato in una dimensione inafferrabile e sinistra.

Non facevo che pensare a questa immagine, lei distesa su una branda di acciaio con le cinghie ai polsi. Potente, eccitante, appagante. Un’opera d’arte. Forse ne avevo paura. O forse no. Forse avevo paura di non aver paura. Quella sensazione di perenne indecisione e inettitudine… Caterina Barabani si immedesima in una psiche criminale soppesando una scelta sanguinaria.

Ciao a tutti e bentornati! Quella di oggi è una recensione un po’ speciale, lo immaginerete. Un po’ perché tutti ne conosciamo bene l’oggetto, la vita, ma forse non lo conosciamo affatto, e un po’ perché la centoseconda persona si è appena iscritta al canale. O centoduesima? O come si dice. E che ci sarebbe da festeggiare, mi chiederete? Fatelo nei commenti, ma vi risponderò soltanto dopo. Sigla! … Tommaso Beccarini si muove rapsodicamente dentro una febbre social.

Stappò una bottiglia di vino bianco e ne versò un po’ in un calice già freddo. Il vino bianco scese nella gola come una cascata. Guardò il grande tavolo. Aveva pensato a lungo se invitarlo. Se l’avesse fatto avrebbero potuto anche cenare lì, tra i sacchetti e le pietanze in preparazione. Lei gli avrebbe versato un po’ di vino e lui avrebbe sbirciato nei sacchetti, come un gatto curioso… Gabriella Bosco si sforza di rammentare una ricetta che può svelare molto di più di ciò che appare.

Sono un banale costume da ginnastica ritmica, ma la storia che voglio raccontare non è banale. Fui acquistato in un negozio specializzato da una ragazzina magra di tredici anni e dalla sua mamma. Io stavo piegato sul terzo scaffale, impilato con altri costumi come me. Ormai avevo quasi perso la speranza… Laura Renzi si estende e si contrae in un tessuto resistente che in quest’occasione potrà fare la differenza sia qui che altrove.

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