Il cielo in una stanza

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Stamattina sto proprio bene. È bello quando ti svegli la mattina, con calma assoluta, dopo aver fatto un bel sonno ristoratore. Sai di quelle giornate che non hai fatto programmi. Ti affacci alla finestra e vedi il sole già alto che splende in un cielo di un azzurro che sembra finto. Magnifico...

Stamattina sto proprio bene. È bello quando ti svegli la mattina, con calma assoluta, dopo aver fatto un bel sonno ristoratore. Sai di quelle giornate che non hai fatto programmi. Ti affacci alla finestra e vedi il sole già alto che splende in un cielo di un azzurro che sembra finto. Magnifico. Voglio proprio uscire in terrazzo a prendere una bella boccata d’aria.
Farà freddo? Magari meglio coprirsi. Si, meglio. Ieri appena svegliato ho avvertito quel pizzicorino alla gola che ogni tanto viene a farmi visita. Non proprio un dolore, piuttosto un raschietto fastidioso che mi strappa quei colpetti di tosse continui. Il mio medico è giovane, ma sembra un tipo sveglio. Dice che non devo preoccuparmi. È un banale reflusso, dice. Sarà!? Ma il suo Govicon non ha risolto un granchè! Glie lo avevo detto che serviva il Ganzoprazone, ma lui niente. Mi fa parlare. Si mette ad ascoltarmi per mezz’ora con gli altri pazienti in sala d’attesa che sbraitano. E annuisce pure! Si si si mi fa. E alla fine della mia impeccabile anamnesi non mi prescrive niente. È troppo inesperto! Forse dovrei cambiarlo. Non si è mai visto un medico che non dà le medicine ad un malato. Si, malato! Io non sto bene e lui non capisce. Eh, ma sono andato a prendermelo da solo il Ganzoprazone! Ho faticato a convincere il farmacista a darmelo, si era fissato con questa storia della prescrizione. Gli ho dovuto spiegare che il mio medico non capisce niente. Gli ho parlato per venti minuti mentre gli altri clienti della farmacia mi insultavano, quei villani. Alla fine si è convinto. Mi ha dato il benedetto Ganzoprazone, ma non ho risolto. Il raschietto è tornato. Eppure su Ilovemydoctor.com ne parlavano benissimo. C’era un articolo di un’equipe di ricercatori Coreani, pubblicata su Lancet, che ne parlava come di un toccasana. Corea del Sud o del Nord? Non ricordo. Ma poi fa differenza? Comunque non è reflusso, no no non può essere! Quel dottorino dei miei coglioni ha preso l’ennesima toppa! Eh! ma mi avrà sulla coscienza un giorno o l’altro. Ma io lo so cos’è. L’ho sempre saputo in fondo. Dio mio! non voglio neanche pronunciarlo quel nome. Ma del resto il cugino di papà di cosa è morto? Tutti a pensare al cuore, alla pressione. Solo io glie lo dicevo: zio, attento alla gola! L’altra sera sono andato persino a cercare su iamsick.com e lì ho avuto la conferma. È proprio così che comincia: la gola irritata, la tossetta stizzosa, poi la febbriciattola. A proposito, dove ho messo il termometro? La fronte, sento che scotta. Mmmh! Non mi convince. Lo sapevo… ma dove diavolo ho messo il termometro? Ma si, dannazione! Nel cassetto del comodino, come ho fatto a non ricordarlo? Dai, dai, misura, misura. Cinque minuti basteranno? Ecco, lo sapevo, l’orribile puzzle si sta componendo. 37 gradi, sono spacciato, è l’anticamera della fine. Devo chiamare quel piccolo ciarlatano, dovrà fare pur qualcosa stavolta.
Maledetto! Ha riattaccato. Ed io che gli avevo anche promesso di non chiamarlo più di tre volte al giorno. Ma come ho fatto a mettere la mia vita nelle mani di quell’imbecille privo di cuore. Io qui sto morendo e lui, visto che è domenica, sarà andato a spasso. E riaggancia il vigliacco! Ma io lo rovino, lo denuncio all’Ordine dei medici, io. Di chiamare la guardia medica, comunque, non se ne parla. L’ultima volta non c’è stato verso di smuoverli quei parassiti. Io stavo morendo e quello dall’altra parte che mi ripeteva di stare calmo. Ma come faccio a stare calmo! No, no, non mi resta che il 112. Pronto, pronto! È un’emergenza… Come dice? …Sono io che sto male… No, sono solo in casa… Come? No, la gola, non respiro… No, non ho ingerito nulla, ma sto male, fate presto! …Si, sono già sul letto… Via Palladio 39… si eravate qui domenica scorsa, ultimo piano, scala C. Vi aspetto, non c’è più tempo.
Mentre attendo l’ambulanza, disteso sul letto, osservo il cielo azzurro, limpido, fuori dalla finestra.
Peccato morire proprio oggi, con una giornata così.

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