Forse dovevi esserci quel pomeriggio. Forse potevi chiamarla. Forse dovevi essere più gentile, parlarle. Avresti potuto raccontare quello che sentivi. Che senti ancora. Forse potevi dirle che lei è nei tuoi sogni. Che quando senti la musica vedi lei. Avresti potuto telefonarle, chiamarla e dirle buongiorno. Potevi scriverle che la pensi ancora. Che la pensi sempre. Che lei è nei ricordi. Che lei è un ricordo. Avresti potuto dirle che avevi paura. Paura che uscisse dalla tua mente, dalla tua vita. Da te.
Ora pensi di aver sbagliato tutto. Ti illudi e vai avanti sognando.
Perché sì, potresti vederla camminare tra la gente e rincorrerla. Questa volta non perderesti questa sacra occasione. La sua andatura è rimasta la stessa. Eccola. Allora cominci a correre, a sgomitare, la raggiungi, lei si volta, ti riconosce, ti sorride, ti stinge e provi a sorriderle di rimando, ma la bocca non si muove. Provi a urlare il suo nome dalla gioia, ma dalla tua bocca non esce nulla. Provi a tirare un respiro profondo, ma non ce la fai. Ti manca l’aria. Sei diventato una statua, intento a inseguirla. Per sempre.






