Cuoio e acciaio

di

Data

Illustrazione di Agrin Amedì
Non facevo che pensare a questa immagine, lei distesa su una branda di acciaio con le cinghie ai polsi. Potente, eccitante, appagante. Un’opera d’arte. Forse ne avevo paura. O forse no. Forse avevo paura di non aver paura. Quella sensazione di perenne indecisione e inettitudine… Caterina Barabani si immedesima in una psiche criminale soppesando una scelta sanguinaria.

Non facevo che pensare a questa immagine, lei distesa su una branda di acciaio con le cinghie ai polsi. Potente, eccitante, appagante. Un’opera d’arte. Forse ne avevo paura. O forse no. Forse avevo paura di non aver paura. Quella sensazione di perenne indecisione e inettitudine che mi avevano accompagnato negli ultimi anni si stavano pian piano dissolvendo. Conoscevo bene quella fase, era come se il mio corpo, tutto a un tratto, venisse attraversato da un fluido rivitalizzante, un’energia insolita, un distacco e una freddezza pacificatori.
Dovetti interrompere quel flusso di pensieri e emozioni perché una domanda mi bisbigliava dentro: ero davvero tornato? E poi: sarei andato fino in fondo? Dovevo sentire Maria, era l’unica ad avere quelle risposte.
Da alcuni minuti continuavo a giocherellare con una moneta in tasca, la rigiravo tra le dita, la sentivo fredda, metallica, ambivalente. Tergiversavo assorto, poi, finalmente, presi coraggio e afferrai il cellulare, spento.
Pronto, Maria? Ciao… sono io. Sì, lo so, sono passati molti anni. Io, io, ecco… l’ho fatto di nuovo, Maria, e lo so che non avrei dovuto. Non ho saputo trattenermi. Lo so, lo so, tu avevi previsto anche questo. Era una bella donna questa volta, il corpo sinuoso, i capelli profumati, il viso paffuto e liscio… ma poi all’improvviso ha detto qualcosa, non saprei ripeterti neppure precisamente cosa. Non furono tanto le parole ma il tono: quella sua voce chiara, perentoria, ferma, priva di esitazioni mostrava un’ostentata sicurezza che andava spenta, oscurata, zittita per sempre. Meritava qualche mia attenzione particolare, no?
Sono giorni che non dormo, forse anche questo avrà influito: in ufficio è un periodo stressante, sto combattendo per una promozione. La mia giovane collega Manuela vuole farmi le scarpe, la stronza.
Lo so, ti disturbo dopo così tanto tempo e dopo averti ignorata e zittita per anni. Ti immaginavo lontana, mi crogiolavo nell’idea che oramai fossimo entrambi soddisfatti dei passati successi e che, come i componenti di una vecchia band, potessimo continuare le nostre vite in maniera autonoma e regolare.
Forse mi sbagliavo o forse questa è solo una piccola ricaduta, non saprei. Arrabbiati pure, ma ora sono qui e ho di nuovo bisogno di te. Regalami una delle tue brillanti intuizioni, una di quelle che mi salvavano sempre. Magari poi questa tizia non la cercherà nessuno, cosa dici?… lo so, lo so, è improbabile, lo fanno tutte le volte. Potrei tornare da lei e provare a convincerla a non farne parola con nessuno; credi che non sia una buona idea? No, forse no, effettivamente non sono mai stato molto convincente con le sole parole. Allora ci vuole un piano, come ai vecchi tempi. Potrei fare come nel novantesette, con quella stronza della vecchia padrona di casa, ti ricordi? Sì, credo possa funzionare, non l’hanno mai ritrovata. Ah, Maria mia, devo ammettere che mi sei mancata, ci siamo mancati, tu e io insieme. Eravamo una bella squadra in perfetta sintonia. Adesso devo andare. Potremmo risentirci, che ne dici? A me farebbe piacere e poi potrei aver bisogno di altri suggerimenti, non so, vedremo.
Staccai il telefono dall’orecchio, ne guardai lo schermo buio e lo riposi nella tasca. Mi abbandonai alla spalliera della sedia e guardai quella giovane donna distesa accanto a me; i polsi e le caviglie segnate dai lunghi e vani tentativi di riacquistare una libertà, il petto immobile sotto le cinghie tese, il volto ormai rilassato.
Ripresi in mano la moneta dalla tasca e iniziai a pensare che forse potevo farla franca davvero un’altra volta, in fondo ci ero riuscito anni fa e la mia vita era scivolata via in modo fluido, senza intoppi. Ora restava solo da capire se fermarsi qui oppure… oppure tornare a quei tempi, forse più bui e solitari ma tremendamente più eccitanti.
Senza che quasi me ne accorgessi lanciai la moneta, la fermai sul dorso della mano con un gesto repentino ma non la guardai: la presi e la rimisi in tasca. Abbozzai un sorriso distorto, molto simile a un ghigno: «Non credi anche tu che Manuela meriti la mia attenzione particolare?» chiesi rivolto a quella sagoma inerme stesa sulla branda di acciaio.
Mi alzai e con cura sistemai la sedia. Dovevo affrettarmi, la giornata era già avviata ma avevo ancora molto lavoro da sbrigare.

Le immagini utilizzate in questo sito www.omero.it sono in parte proprietà dell’autore citato, o create appositamente dalla redazione, o reperite su apposite banche immagini online royalty-free. Nei casi in cui non è citata la fonte e/o l’autore, si tratta di immagini largamente diffuse su internet e ritenute di pubblico dominio. Su tali immagini il sito non detiene, quindi, alcun diritto d’autore. Se detenete il copyright di un’immagine presente su questo sito potete inviare una e-mail all’indirizzo scuola@omero.it che provvederà alla rimozione dell’immagine utilizzata. Grazie per la collaborazione!

Ultime
Pubblicazioni

Sfoglia
MagO'