Il vecchio cervo

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Sapevi che quel giorno sarebbe arrivato, prima o poi. Avresti dovuto prepararti per il ruolo del figlio addolorato, ma invece ti ritrovi qui, aspettando notizie di tuo padre, circondato da gente affranta, mentre tu non provi proprio nulla…

Sapevi che quel giorno sarebbe arrivato, prima o poi. Avresti dovuto prepararti per il ruolo del figlio addolorato, ma invece ti ritrovi qui, aspettando notizie di tuo padre, circondato da gente affranta, mentre tu non provi proprio nulla.
Non hai pianto quando è stato ricoverato d’urgenza, né quando lo hanno portato d’urgenza in sala operatoria. Beh, dopotutto hai sempre avuto un rapporto molto particolare con lui. Il Vecchio Bastardo, come lo hai chiamato in questi ultimi vent’anni, ha sempre mostrato il suo disappunto per le tue scelte. Non è mai stato orgoglioso di te come lo è stato di tuo fratello, né ha mai avuto per te alcun gesto di affetto, come con tua sorella. Per questo ora ti ritrovi seduto nella sala d’attesa dell’ospedale in mezzo a sconosciuti che attendono con ansia notizie dei loro cari, tra chi piange a cascate e chi sta con i muscoli del viso tesi nel disperato tentativo di non lasciarsi sfuggire una sola lacrima, mentre tu fai fatica a trattene una risata. Una risata di quelle nervose, che vengono solamente nelle situazioni in cui si sa che non è permesso ridere. Una risata di quelle aggressive, impellenti, difficili da trattenere.

Un’infermiera spalanca le porte della sala operatoria e cammina nella vostra direzione. Resti lì, impassibile, ad osservare la gente alzare la testa come cerbiatti impauriti, ma questa non rallenta il passo e vi supera senza degnarvi di uno sguardo. Li osservi mentre fissano l’infermiera che si allontana, le loro teste che si riabbassano lentamente, seguendo inconsciamente il ritmo dei suoi passi. Ti ricordano quei cervi, che avevano sentito il ramo spezzarsi sotto al tuo piede. Tuo padre ti aveva fatto abbassare bruscamente, per non farvi scoprire. Eri più spaventato di loro, sotto al peso del solito sguardo di disappunto di tuo padre. Avevi solo nove anni ma, secondo lui, era il momento giusto per portarti ad uccidere il tuo primo animale.
Mentre tu, chino nei cespugli, guardavi meravigliato il vecchio cervo ed il suo giovane cerbiatto rilassarsi e ricominciare a brucare l’erba, il Vecchio Bastardo indicava quello più grosso con la punta del fucile. Davanti al tuo sguardo sbalordito, afferrava il tuo fucile e te lo posizionava delicatamente nella posizione giusta. E tu, tremante, cercavi di prendere la mira. Stavi per girarti e dirgli che non ce l’avresti fatta, ma proprio in quel momento notavi un’ombra di orgoglio nel suo sorriso. Deciso ad ottenere finalmente la sua approvazione, prendevi la mira, cercando di rimanere il più immobile possibile. Rimanevi così, per quello che ti sembrava un’eternità, incapace di premere il grilletto.
“E dai, quanto ci vuole!”
Ti alzi di scatto. Il tono infranto della tua voce quasi ti sorprende, facendoti capire che stai raggiungendo il limite delle tue forze. Dopotutto stai qui da ieri notte, arrivato con tuo padre dopo l’incidente. Il Vecchio Bastardo era venuto a trovarti, avevate cenato assieme e, come al solito, non si era preoccupato del suo tasso alcolico quando ha ripreso il volante. Lo avevi sentito girare l’angolo, poi il boato. Terrorizzato, l’altro cerbiatto scattava come un fulmine, scomparendo oltre gli arbusti. Tuo padre, gridando di gioia, balzava oltre il cespuglio e correva verso il vecchio cervo accasciato a terra. Tu, ancora tremante, eri paralizzato dalla paura e dal rimorso. Eri convinto di aver sparato troppo in alto per colpirlo, ma in qualche modo lo avevi preso in pieno. Dopo alcuni minuti, ti eri alzato e – con un ampio movimento della mano il chirurgo apre la porta e si dirige verso di voi. Si abbassa la mascherina, mostrandoti la sua espressione triste e solenne.
“Mi dispiace, abbiamo fatto del nostro meglio ma…
“… bravo ragazzo, lo hai preso dritto nel petto, probabilmente gli hai…”
“…perforato un polmone, il che ha provocato il suo collasso ed un’emorragia interna. È riuscito a tenere…”
“…duro, è quasi fatta, ora devi dargli il colpo di grazia, così non soffre, coraggio!”
Il suo sguardo pieno di orgoglio ed il suo sorriso incoraggiante ti avevano spinto ad alzare la canna del fucile. Il tuo sguardo aveva incrociato quello dell’animale. Potevi leggervi il suo dolore, la sua paura. Avevi chiuso gli occhi lacrimanti, poi avevi premuto il grilletto.
“È morto, le mie più sentite condoglianze.”
E piangi, come il bambino per la morte del vecchio cervo.

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