L’isotopolo radioattivico

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Un giorno Gregor Samsa si svegliò. E, che mi venga un accipugno, si era trasformato in una grassacchiona bottiglia di Polonio-210…

Un giorno Gregor Samsa si svegliò. E, che mi venga un accipugno, si era trasformato in una grassacchiona bottiglia di Polonio-210. Non capiva lo strano fatto, ma il suo umano corpo era scomparso e al suo posto c’era quell’ambrata bottigliona con su un giganteschio e due tibie a X. Ebbe un tirintocco al campanicchio, tentò l’impresa di levarsi diritto, ma ad ogni tentativo un simil mare mosso lo faceva ondeggiare come l’onde del mare. Di vetro ormai era fatto e quel pericoloso volteggiar in mille pezzi lo avrebbe ridotto. Tentò il gracchiogrido, ma come se fosse in un’ampolla, solo un ribollir si udì. La sua famiglia ebbe una perplessità, “come mai Gregorio non si desta” disse il padre, la madre era spaesata, la sorella ammutolita, tutti insieme andarono nella camera per capir la bigelleria. Urlò il padre, pianse la madre, la sorella Grete alla vista del giganteschio capì che il destino era funesto; dunque, provò le mille faville per aiutare Gregor. Gregor, dopo cervellinici pensieri, in quel nuovo stato di radioattiva bottigliona di veleno sembrava vivere nella bambagia, di nulla necessitava. Era felice di starsene in panciolle e a dir poco compiaciuto che nessuno potesse giragli in girotondo: finalmente tutti quei seccatori se ne stavano alla larga. La famiglia tristarella non sapeva come fare, infondo non lo potevano abbandonare, ma di certo non potevano perire con Pustolitiche malattie. Così gli fecero un giuboschermatone e lo misero su in soffitta davanti una finestra per fargli godere di celestiali rosalbe e rossastri tramontoni. E dunque Gregor, che un tempo fu uomo, divenne un isotopolo radioattivico. Ma forse chissà, era anche più in giubilo di prima. Dopotutto, seppur diventato un oggetto di stroncamasse, adesso sentiva la pace nella finalmente solo sua vita.

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