In cucina con Thor

di

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Caro "Tron", ieri pomeriggio ti ho visto in televisione e ho visto che sei un bel giovanotto biondo, grande, grosso e coi super poteri. Quindi ti ho scritto questa lettera qua per chiederti se puoi aiutarmi tu...

Caro Tron,

ieri pomeriggio ti ho visto in televisione e ho visto che sei un bel giovanotto biondo, grande, grosso e coi super poteri. Quindi ti ho scritto questa lettera qua per chiederti se puoi aiutarmi tu, perché tutti mi dicono che non c’hanno né tempo né forza. Lo so che le lettere non si leggono più e che ai giorni d’oggi si usa Intrenet, però io non so’ capace a accenderlo quel coso che m’hanno regalato a Natale, figurati a usare Uazzap! Tanto hai i super poteri, no? T’arriva comunque. M’è finita l’ultima copia di Intimità dietro alla cristalliera dentro la sala da pranzo e non la riesco a riprende’ più. Io lo so che stai impegnato a salvare il mondo, per carità, non è urgente, però se riesci, magari, che ne so, entro oggi, a farmi il piacere di recuperarla io riesco a finire la storia d’amore di Adriano e Clara in tempo per le cinque e cinque. Sono al punto in cui lui arriva alla fermata della corriera e non la trova più. Mica ci puoi pensa’ tu per favore? Ti avviso, è pesante la cristalliera e fa’ attenzione ai bicchieri per cortesia che so’ del matrimonio di mia figlia Lucrezia.

P.S.
Visto che ti ci trovi, prima di venire, puoi passare alla Cond a prendermi un po’ di basilico che ci devo fare il sugo per le polpette per domenica? Abito vicino all’edicola di Franca, in via Padre Domenico Passionista 20, a Ceprano, in provincia di Frosinone. Non ti puoi sbagliare, sono gli unici palazzi rosa che vedi. Sotto ci sta un cortile, fidati che li riconosci. Ah, e lascia perde’ Cristina e Fiorella che quelle vogliono solo impicciarsi, ti fanno perde tempo. Non fa’ tardi, mi raccomando!

Un carissimo saluto,
Nonna Agostina

 

 

Sono giunto in aiuto della signora Agostina con addosso il mio bellissimo mantello e l’armatura lucidata per l’occasione e ho trovato davanti a me due donne con lunghi abiti in fiore sedute su sedie di plastica. Decisamente non asgardiane. «Buongiorno mie care signore» ho esordito, passandomi una mano tra i capelli. «Potreste per favore indicarmi qual è l’abitazione della signora Agostina?» Ma non ho ottenuto l’effetto sperato. Quella con il fazzoletto in testa ha parlato per prima: «E tu chi si’? A chi si’ figlio? Da do’ vieni?». Allora ho indietreggiato di qualche passo in modo che potessero vedermi meglio e fatto roteare un po’ Mjöllnir su sé stesso. «Sono Thor, figlio di Odino, Dio del tuono e Re di Asgard e lui è Mjöllnir, forgiato dal cuore di una stella morente. Dobbiamo aiutare la signora Agostina, potete indicarci dove trovare la sua abitazione?» E ho inchinato il capo in segno di rispetto. «Oh, Santissima mia! Cristi’, questo dà il nome ai martelli! E che te lo dobbiamo di’ noi? Sul citofono ci sta scritto il nome.» Per tutti gli Dei, ridevano di me! Si guardavano e ridevano così forte che nel giro di pochi istanti finestre cigolanti hanno anticipato la curiosità dell’intero palazzo. A un tratto si sono interrotte, è stata quella con gli occhiali spessi a parlare questa volta: «Ma senti un po’, che ci devi fa’ co’ Agostina?». È in quel momento che ho capito che erano proprio loro le terrestri da cui mi aveva suggerito di stare alla larga. Con un colpo di mantello mi sono avvicinato allo strano apparecchio che avevano chiamato citrofono e ho atteso che qualcuno rispondesse dall’altro capo. «Quinto piano. Sbrigati che già stai a perde tempo, t’ho visto!»
L’ho sorpresa con la schiena rivolta alla porta di ingresso, sulla soglia di quella che doveva essere la sala da pranzo, ad agitare contro i quadri appesi alla parete una sorta di coda di animale attaccata a un bastone. Si muoveva in modo frenetico: «E tutte ‘ste ragnatele mo’ da do’ so uscite?». Quando ha sentito i miei passi, si è voltata incredula: «Ma si’ proprio tu?»; e d’istinto ha portato le mani alla bocca. «Thor, figlio di Odino, Dio del Tuono e Re di Asgard al suo completo servizio» e mi sono inginocchiato in segno di rispetto. Continuava a guardarmi con gli occhi carichi di luce e le guance arrossate da un leggero imbarazzo: «Scusami, eh, stavo a sistema’ la casa, se qualcuno viene a trovarmi non la può trova’ sporca! Mica so’ come a quelle vecchie che quando perdono il marito c’hanno la casa che pare che c’ha nevicato dentro». Continuava a muoversi svelta da un angolo all’altro della stanza scodinzolando quel suo strano bastone come se io non fossi sull’uscio della sala da pranzo ad attenderla. Quando ha ricordato il motivo per cui aveva richiesto il mio aiuto con così tanta urgenza, si è fermata al centro della stanza. «Tron, ormai non la possiamo riprende Intimità, sti vecchi qua sotto riposano dopo pranzo, non si può fa’ rumore.» Con la coda ha battuto sul pavimento. «Ma tanto tra un po’ si svegliano pure loro, ci sta la Vita in diretta alle cinque e cinque, è un appuntamento che a ‘sto palazzo non si perde’ mai nessuno, manco io me lo perdo mai. Ah, le polpette! me l’hai portato il basilico?» Ha afferrato con forza il mio braccio e con passo ancor più rapido delle sue parole mi ha trascinato in cucina.
«Prima di tutto, rompi un uovo dentro al macinato, ci metti un po’ di sale e pure il pepe se ti piace. Poi prendi il pane, lo bagni nel latte, lo metti nel macinato, però lo devi strizza’ bene eh, non è che deve esse’ bagnato, poi impasti tutto co’ le mani… Oh guarda a me, non ti perde’, mi stai a senti’?» Non smetteva un attimo di parlare e muoveva le mani con una rapidità tale che con difficoltà riuscivo a tenere il suo passo. Prendeva un ingrediente, poi un altro e ogni tanto lanciava un’occhiata alle mie di mani per vedere verso che direzione stessero andando. Mi correggeva di continuo, ora non ero abbastanza forte per strizzare il pane come faceva lei, ora non ero veloce abbastanza, ma mi piaceva essere in sua compagnia, mi faceva sentire a casa, anche se dalla mia ero lontano anni luce. «Ti vuoi impara’ a fa’ il sugo? Vedi come le signorine del paese tuo ti cascano ai piedi se cucini ‘sta specialità!» Si è arrampicata sulla sedia e mi ha pizzicato la guancia con talmente tanta forza che ho quasi sentito dolore. Il profumo del pomodoro unito a quello del basilico inebriava l’aria della stanza già da un po’ quando il ticchettio dell’orologio ha spalancato i suoi occhi: «So’ le cinque, c’abbiamo cinque minuti, te l’avevo detto di veni’ prima!», e mi ha trascinato via di forza, voglio dire, per quanto possa fare un’umana contro di me.
La cristalliera era davvero fragile, ma spostarla è stata una passeggiata. La signora Agostina era davvero felice di riavere la copia di Intimità tra le sue mani… «Grazie, Tron! Non immagini quanto m’hai fatta contenta! In tempo in tempo poi!», e si è seduta sul divano a divorare il finale di quella storia d’amore che aspettava di concludere da un po’. Mentre riavvicinavo al muro il mobile, però, ho per sbaglio toccato una presa elettrica e all’improvviso il viso della signora Agostina è diventato rosso di rabbia. «È saltato tutto qua, non ci sta la corrente! E mo’ come faccio a vede’ la La vita in diretta? Eh Tron!» urlava contro di me. Ci sono rimasto male, lo ammetto, mi ha toccato nell’orgoglio, volevo davvero aiutarla, ma sono cose che possono succedere se chiedi aiuto a Thor, figlio di Odino, Dio del Tuono e Re di Asgard.

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