Sono stata a fare la spesa e ho comprato del latte e dei biscotti. Io di solito non li mangio, ma mi ricordano te quando ancora vivevi qui. Il postino non lo vedo più ormai. L’ultima volta che è passato avevo ordinato una forbice per potare. Adesso mi sveglio tardi e non riesco mai a incrociarlo come facevo un tempo. E la forbice sta ancora lì all’ingresso ad aspettare. Da quando non ci sei, alzarsi dal letto è diventato più difficile. Di solito l’unica cosa che mi spinge a farlo è il dover andare a lavoro, ma a volte anche quello non funziona e mi do malata. Sabato scorso nonna mi ha chiesto di te, assurdo vero? Alla fine, si era affezionata anche lei, senza darlo a vedere. Forse dovrei andare avanti con la mia vita, cercare di dimenticarti e magari conoscere persone nuove. Possibilmente qualcuno che non scappi senza neanche avvertirmi, prendendo borsa e valigia, lasciando metà delle sue cose da me e portandosi via pure parte dei miei vestiti. Non mi sembra di pretendere poi molto. Per questo pomeriggio ho deciso di passare in libreria. La mia fantasia punta su una serata tranquilla con un libro nuovo, una tazza di tè e un po’ di compagnia. Ma a quanto pare mi dovrò accontentare solo di un libro e di un po’ di tè. Fuori piove appena, metto un cappello per coprire i capelli, ma non che mi importi più di tanto, giusto per avere un po’ di calore, la parvenza di un abbraccio. Sto attraversando la stradina che mi ricorda tutte le volte che, dalla finestra della mia camera, ti vedevo arrivare ed ero ansiosa di riabbracciarti. La signora che aspetta alla fermata dell’autobus è sempre lì. Non si capisce se sia una senza tetto o se è così sfortunata da dover prendere un autobus che la fa attendere ogni giorno molto a lungo. Una volta ti aveva chiesto se avessi delle sigarette, era una delle nostre prime uscite; l’avevamo incontrata in un parchetto parecchio lontano da qui, mi ricordo ancora il tuo stupore nell’averla vista anche vicino casa mia poco tempo dopo, come se ci stesse seguendo. Ed ecco il panificio nel quale non sono mai entrata, perché́ non saprei, è pure comodo vicino casa, ma a te, come dicevi, non ti ispirava per nulla e lo abbiamo sempre evitato. Panificio che sta proprio di fronte a una tabaccheria, la stessa in cui eri solita comprare le tue sigarette. Ah! Penso a tutte le volte che avrei voluto iniziare a litigare per quanto fumassi, ma lasciavo correre per non perderti, eppure alla fine è successo comunque. Qui, in quella strada che ho sempre fatto da sola, ci ho trovato quel negozio carino in cui ti ho preso il gioco che ti piaceva tanto. Ti sei portata via anche quello. Io non ho molti regali da parte tua perché eri convinta che i regali fossero una cosa sciocca. Pensavi che le azioni fossero più importanti. Eppure la cosa più importante che hai fatto l’hai fatta senza di me. Per tornare verso casa posso prendere un‘altra strada. Continuo camminando tra le stradine parallele alla principale, non credo di aver mai fatto questo percorso, sai? Potrebbe essere la mia nuova strada, una strada non contaminata dalla tua ombra. Forse non è male l’idea di essere solo io e… io soltanto. Potrebbe essere buono, potrebbe essere bello. Giro l’angolo e rivedo il cancello di casa. E da lontano vedo che ci sei anche tu. Mi avvicino lentamente, sento la mano stringere le mie unghie sui palmi delle mani e un formicolio sul collo. Non so se fissarti o ignorarti. Probabilmente non vale più la pena che io mi preoccupi per te. Sono arrivata di fronte al cancello. Forse dovrei far finta di niente. Il rumore del cancello che sbatte risuona forte. Corro dentro casa. In basso, di fianco alla porta, mi aspetta da tempo la forbice robusta. La stringo forte tra le mani. L’aria si fa più fresca fuori. Mi avvicino a te. Quel collo lungo, magro, quei colori spenti. Sembravi così bella questa mattina mentre ti osservavo in foto, ma adesso sembri soltanto una pianta o un fiore fuori stagione da potare. Sarà un momento veloce, lo giuro. Non sentirai nulla, lo prometto.






